
di Bruno Chiavazzo
Anche un anno fa faceva un caldo canicolare, mentre Salvini e Conte, con la complicità mascherata di Berlusconi, si apprestavano a “mettere a terra” il Governo Draghi. Con gli italiani, appena usciti dalla pandemia, che non pensavano ad altro che a buttarsi a mare, i tre di cui sopra, convinti di vincere le elezioni, riuscirono nel loro intento costringendo Mattarella a sciogliere le Camere.
Avevamo un Presidente del Consiglio, apprezzato in Europa e nel Mondo, e ci siamo ritrovati con una coalizione sovranista con a capo l’unica che era all’opposizione: Giorgia Meloni. Un altro dei capolavori politici di Salvini che alle elezioni non superava il 10% e Conte che dai fasti di Palazzo Chigi si ritrova all’opposizione con un ruolo politico pari a zero.
Per la prima volta la destra-destra è al governo in Italia e forte del risultato elettorale promette che a stretto giro avrebbe risolto tutti i problemi dell’Italia. A dieci mesi di distanza i risultati sono sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere e, almeno per il sottoscritto, aumenta il rimpianto per Mario Draghi. L’ho detto e scritto fino alla nausea, il governo Meloni è “unfit”, non tanto la Premier che in qualche modo cerca di mettere una pezza a colori a tutto, quanto al resto della compagnia che è a dir poco tragicomica.
Le vicende Santanchè, Lollobrigida, Sangiuliano e, adesso, anche La Russa padre e i suoi piccoli “indiani”, fanno crescere come panna montata la necessità di un rimpasto governativo se Meloni vuole continuare a tenere le briglie e non trasformarsi in un’anatra zoppa.
La situazione economica appare disperata, l’inflazione non rallenta, il ceto medio scivola sempre più verso la povertà, sul Pnrr stiamo facendo ridere l’Europa, sull’immigrazione siamo passati dal blocco navale ad un decreto flussi per far arrivare in Italia mezzo milione di lavoratori stranieri nei prossimi tre anni.
In altre parole il realismo sconfigge l’ideologia senza appello. Tutti i nodi vengono al pettine, soprattutto quando c’è il pettine, ammoniva Leonardo Sciascia, e il “pettine” della realtà è arrivato molto prima di quello che Giorgia Meloni s’immaginava. Non basterà una Rai appecoronata sulle dichiarazioni o sui “successi” delle trasferte all’estero per distrarre gli italiani.
L’autunno è alle porte e se non si mette mano seriamente a riforme e tagli delle tasse, sarà solo questione di tempo prima che la nave sovranista si frantumerà sugli scogli.





