
di Gianvito Caldararo
Dopo gli anni di una vivace opposizione ai diversi governi, durante i quali criticava aspramente i vari governi guidati da Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi, vince le elezioni e con la coalizione di centrodestra, più destra che centro, guida il Governo italiano. Molte le aspettative sulla base delle tante promesse elettorali, a partire dalla riduzione delle tasse, delle accise sui carburanti, sugli sbarchi, sulla lotta all’inflazione, sulle pensioni, sull’attuazione del PNRR. Passano i mesi ma di tutte le promesse non riesce a concretizzarne alcuna. Anzi, si assiste a pericolose retromarce.
La promessa del blocco navale per fermare gli sbarchi all’origine è scomparsa dall’orizzonte del Governo. Le navi restano attraccate nei porti italiani, nel mentre gli sbarchi, invece, aumentano vertiginosamente, come attestano i seguenti dati: anno 2020 n. 34.154 – anno 2021 n. 67.477 – anno 2022 n. 105.129 e fino al 17 aprile 2023 n. 34.124. Quando Giorgia Meloni, era all’opposizione intimava: no allo straniero! Poi arriva al Governo, tocca con mano la realtà e comprende che il sistema produttivo italiano ha bisogno di manodopera e vara la più generosa legge sui flussi di tutti i tempi, cioè mezzo milione di lavoratori stranieri nei prossimi tre anni.
Matteo Renzi, a tal proposito, ha detto: “il realismo sconfigge l’ideologia”. Per quanto riguarda il PNRR, dopo un inizio di adesione alle linee stabilite dal Governo Draghi, inizia il ritornello di cambiare la “Governance” e di rinegoziare con la Commissione Europea l’allocazione delle risorse.
Si impiega del tempo per trasferire la gestione del PNRR dal MEF – Ministero dell’Economia e finanza – diretto dal leghista Giorgetti, a Palazzo Chigi, sede del Governo guidato da Giorgia Meloni, nel mentre il ministro Fitto è impegnato nella negoziazione con i vertici della Commissione U.E. Passa il tempo e l’utilizzo delle risorse del PNRR è sempre più affannoso e in salita.
Come pure diventa sempre più incerta la riscossione della terza rata, già scaduta a dicembre 2022, e della quarta rata del PNRR, scaduta al 30 giugno 2023. L’opposizione del PD, con l’on. De Luca, grida: “E’ a rischio il futuro dell’Italia”. Non si fa attendere la replica del ministro Fitto, il quale afferma, in maniera contraddittoria: “Siamo in regola, nei tempi anche se ci sono molte cose da chiarire”. Poi chiarisce:
“Senza fare polemiche stiamo operando sulla terza e quarta rata e su obiettivi e situazioni che non riguardano le decisioni di questo Governo”. In ordine alla quarta rata, dichiara: “C’è stato un lavoro tecnico preliminare sulla quarta rata che punta ad evitare una fase lunga di verifica”. Comunque, per le opposizioni i conti non tornano e i ritardi sono tutti evidenti e pericolosi per il futuro dell’Italia.
Dopo un periodo di chiacchiericcio su argomenti marginali e insignificanti, quali il Rave party, poi la problematica sul Pos, la sostituzione etnica del ministro Lollobrigida, il Peppa Pig, gli imbrattatori di Firenze, il Mes, per il Governo Meloni è tempo di concentrarsi sui problemi reali del Paese.
L’inflazione sta portando sulla soglia della povertà anche un già martoriato ceto medio, con il costo della vita che aumenta sempre di più. Diviene sempre più evidente che il fallimento del Governo sta proprio avvenendo sui temi cari alla Meloni e al centrodestra, cioè la immigrazione e la riduzione delle tasse. Da una parte aumentano gli sbarchi e dall’altra si assiste ad una delega sulla riforma fiscale dal futuro incerto, dal momento che la Ragioneria dello Stato registra una diminuzione delle entrate rispetto alle previsioni.
La fiducia nel Governo continua a calare, come pure nei confronti di Giorgia Meloni. Nei diversi sondaggi, la fiducia nel governo è del 47,7%, con una riduzione dell’0,7% rispetto alla settimana precedente, mentre per la Meloni, sono il 54 % i voti a suo favore, con un calo dello 0,5% della settimana precedente. Qualcuno ha detto che è finito il tempo della luna di miele ed è iniziato il periodo della crescente delusione dell’azione di governo.
Diversi addetti ai lavori hanno osservato che non è più tempo dei bei discorsi di Giorgia Meloni nel Parlamento, ma è il tempo dell’impegno concreto sulle riforme e i problemi gravi del Paese, senza fare più ricorso alle “armi di distrazione di massa”, che ormai hanno perso la loro capacità di propulsione e di offuscamento dell’amara realtà.
Cara Giorgia, basta con gli slogan e la tua efficace capacità di comunicazione, è tempo di mettersi seriamente al lavoro. E come dice Matteo Renzi: “ne va della tua credibilità e di quella del Paese”.





