di Giuseppe Augieri
Cerco di studiare le cose. Mi piace capire. Coming out è diverso da outing. Nell’ outing si viene a sapere, cioè altri rivelano, le preferenze sessuali di qualcuno; nel primo caso invece la propria preferenza sessuale viene apertamente dichiarata. Coming out è una dichiarazione pubblica (da Treccani, da Wikipedia), cioè una “esposizione al pubblico” (comunicazione, esternazione, proclamazione…. Sempre da Treccani) del proprio essere.
Quando questa proclamazione è fatta con l’intenzione di richiamare l’attenzione su di essa (ed è quanto mai necessaria, dice lo stesso Lgbt+, perché bisogna renderla la più visibile possibile), sempre secondo la lingua italiana, è ostentazione. Che, poi, non è necessariamente una cosa riprovevole e dunque non è un’accusa. Andrea Abbodi, lui invece è sotto accusa per aver usato questa parola nei confronti di un giocatore che ha fatto appunto coming out. Si chiede che Meloni (Meloni???? E che c’azzecca?) dia spiegazioni. Non so se debba anche “sculacciare” il bimbetto che ha sbagliato. Comunque non verrebbe assolta.
Un caso politico? Sembra di si. Il nuovo mantra si mette in movimento perché “è evidente la volontà omofoba” del Ministro. Il processo alle intenzioni, come ormai è prassi, parte. E le intenzioni processate sono quelle “nascoste”, al di là di ogni smentita. Sono quelle che pregiudizialmente si è deciso che fossero. Tu colpevole, perché tu sei tu. Mi ricorda qualcosa di tempi che, fortunatamente, ho studiato ma non vissuto.
Quando una cosa del genere diventa non solo curiosità, non solo cronaca, ma addirittura dibattito politico qualche dubbio a me viene. Ed io ricasco nel mio maledetto vizio di segnalare la follia di una opposizione fatta così: strumentale e vuota; sui processi intenzionali e non sui fatti concreti; fine a se stessa. Da salotto culturale di radical-chic. Lo so, molti mi diranno che è perché “appoggio” il Governo. E’ una cretinata, ma me ne farò una ragione. Continuerò così.
Intanto mi permetto di consigliare a tutti – ed in particolare chi fa le battaglie sulla libertà sessuale – di non travalicare la soglia del ridicolo. Talvolta superata alla grande. Come per l’Arcivescovo di York che dichiara che, nel Pater Noster, il termine Padre “può essere “problematico”, in quanto evocativo del patriarcato. E strizza l’occhio, in fondo, all’accusa di maschilismo. Questo non mi sembra faccia bene a nessuno. O forse si: fa bene al Governo.




