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AL DIALOGO HANNO SOSTITUITO IL DIAVOLO

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Taylor con mitragliatrice

La Cupola dei mandanti dell’omicida di Charlie Kirk ha sostituito il dialogo con il diavolo.

La divisione dia-bolica (dia ballein), il contrasto satanico, la separazione della materia dall’anima e dallo spirito è parte della strategia di dominio del mondo della Cupola.

Cosa intendiamo per Cupola? Il kombinat neocon, neo coloniale, finanziario globalista, ossia il sodalizio tra le vecchie potenze coloniali del secolo scorso, il neo colonialismo incarnato dalla finanza globalista e dai neoconservatori.

Ci sono già testate dei soliti leccapiedi della Cupola che hanno cominciato a suonare il ritornello del complottismo.

Se non dici che l’assassino è un esaltato che ha gito da solo, sei un complottista.

I primi indizi sulla dinamica dell’assassinio di Charlie Kirk ci dicono che il 22enne Tyle Robinson non era uno sprovveduto, ma uno chiaramente capace e addestrato.

Brad Garrett, agente dell’FBI in pensione e collaboratore di ABC News, ha detto: “Immagino che un mirino e un treppiede lo avrebbero aiutato molto per la stabilità, ma la vera chiave è che se è stato in grado, e purtroppo lo è stato, di sparare un colpo che ha ucciso Charlie Kirk. Questo dimostra una certa abilità perché è molto difficile avere la respirazione e la concentrazione per sparare un colpo del genere, ed è quello che ha ucciso la persona. Questo suggerisce un addestramento precedente? Forse. Di sicuro suggerisce qualcuno che si è esercitato molto con quest’arma o con armi simili”.

I bossoli firmati (vedi articolo dal titolo: Tyler Robinson, l’assassino di Kirk, un esperto tiratore) potrebbero essere una false flag (falsa bandiera).  

Per false flag si intende qualsiasi operazione commessa con l’intento di mascherare l’effettiva fonte di responsabilità.

Sui bossoli nel caricatore dell’arme del killer, sono stati rinvenuti bossoli con incisioni antifasciste.

Le incisioni appaiono un’evidente falsa bandiera per indirizzare le indagini e le proteste e distogliere l’attenzione dal vero problema che riguarda questo assassinio e l’attentato (gli attentati) a Donald Trump: la guerra in atto tra i neocon, i neo colonialisti, il capitalismo finanziario globalista e chi vuole chiudere una fase durata oltre trent’anni e instaurare un equilibrio multipolare.  

Senza farsi abbindolare e abbacinare dalle firme sui bossoli, Bella Ciao compresa, è necessario, ormai, identificare e colpire mandanti e finanziatori, cominciando a dichiarare terroriste le organizzazioni, di destra e di sinistra, che distribuiscono odio, solidarietà al terrorismo (vedi pro Hamas), divisione, contrasto.

Kirk era l’esatto opposto della logica divisiva, quindi diabolica (dia ballein) che guida chi, seguendo il vecchio motto “divide et impera”, vuol governare il mondo.

Le caratteristiche di Kirk sono ben descritte da Tulsi Gabbard, responsabile dell’intelligence statunitense: “Charlie Kirk era davvero unico nel suo genere. Un’anima gentile, amorevole e coraggiosa, che viveva ciò che predicava. La sua convinzione che le nostre differenze politiche, sociali e spirituali dovessero essere dibattute liberamente e rispettosamente era qualcosa che metteva in pratica ogni giorno: un’incarnazione vivente della visione che i nostri padri fondatori avevano per il nostro Paese”.

Dia-lógos è conversare, colloquiare. Dia sta per fra e lógos , in questo caso, sta per discorso. Discorso tra persone, colloquio (cum loqui, parlo con), mentre diavolo è dia, fra e ballo, getto. Getto qualcosa fra, metto un ostacolo fra, divido.

Chi ha indotto un idiota a uccidere Charlie Kirk ha sostituito il dia- lógos con il dia-ballo, il dialogo con la divisione.

Operazione diabolica che risponde ad una strategia che è in atto su tutti i fronti da parte della Cupola.

L’uccisione di Kirk è, pertanto, un episodio,  di una strategia che si sta vedendo attiva ovunque, su più fronti e con varie modalità. Una strategia che, necessariamente, comporterà una risposta all’altezza della provocazione, perché l’uccisione di Kirk è la sfida non a Trump, ma all’America profonda, quella della classe operaia e del ceto medio, ma anche quella che crede in Dio, nel Dio degli ebrei, degli evangelici, dei cattolici e che ha valori radicati e che prova ribrezzo per le logiche woke, ideologia neocon demenziale e transumanista che sta disastrando l’Occidente.

Il killer di Kirk ha colpito al cuore una parte dell’America che rifiuta la diabolica logica dei neocon, dei globalisti finanziari, dei neo colonialisti.

L’assassinio di Kirk è destinato a suscitare il rigetto totale di un mondo di alienati che ha scambiato il progresso con il regresso e il Male con il Bene.

A dirigere la logica dell’alienazione delle masse al fine diabolico di dominare il mondo in chiave neo colonialista è una Cupola ormai identificata. Non è difficile immaginare che lo scontro ora diventerà totale.

C’è una domanda che si impone: “Tra gli umani esiste un cuore malvagio?”.

La risposta di James Hillman è sì, tra gli umani esiste il cattivo in quanto l’essenza umana (la ghianda angiosperma, come la chiama) può celare un cuore malvagio e corrotto e in questo caso il dáimon (spirito guida nella concezione platonica) si fa demonio.

Il cattivo esiste come esiste il male perché ambedue sono contemplati nelle infinite possibilità dell’esistenza e conseguentemente, anche nell’essere umano.

Nel mito platonico di Er, al quale si riferisce anche Hillman, all’anima è assegnata una parte da recitare nel vasto palcoscenico della vita.

Nel mito platonico le anime scelgono un daimon e i modelli di vita che devono realizzare. La scelta è del tutto responsabilità delle anime stesse.

Scrive Hillman: “La teoria della ghianda dice (e ne porterò le prove) che io e voi e chiunque altro siamo venuti al mondo con un’immagine che ci definisce. L’individualità risiede in una causa formale, per usare il vecchio linguaggio filosofico risalente ad Aristotele. Ovvero, nel linguaggio di Platone e di Plotino, ciascuno di noi incarna l’idea di sé stesso. E questa forma, questa idea, questa immagine non tollerano eccessive divagazioni. La teoria, inoltre, attribuisce all’immagine innata un’intenzionalità angelica, o daimonica, come se fosse una scintilla di coscienza; non solo, afferma che l’immagine ha a cuore il nostro interesse perché ci ha scelti per il proprio”.[i] 

Cosa sono i componenti che insieme “sostanziano la «teoria della ghianda», l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta?”.  [ii] La risposta di Hillman è: “la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata”. [iii]

“Per scoprire l’immagine innata – scrive Hillman – dobbiamo accantonare gli schemi psicologici generalmente usati – e per lo più usurati”.   [iv]

Detto in altri termini, dobbiamo esseri umani liberi, in quanto dotati di libero pensiero, non schiavi di pregiudizi, di ideologie, di morali determinate, di dogmi e, in quanto dotati di libero pensiero, aperti alla ricerca di quella “Vera luce” che è l’immagine innata.

“Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato. Quanto più la mia vita viene spiegata sulla base di qualcosa che è già nei miei cromosomi, di qualcosa che i miei genitori hanno fatto o hanno omesso di fare e alla luce dei miei primi anni di vita ormai lontani, tanto più la mia biografia sarà la storia di una vittima. La vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali”. [v]

In questo passaggio c’è tutto il significato della schiavitù. La sceneggiatura non è scritta nel codice genetico. Il codice genetico, il Dna, è all’origine della maschera, della persona, della parte materiale nel quale l’immagine innata si è proiettata incarnandosi.

Scambiare il codice dell’anima con il codice del Dna è scambiare un effetto con la causa e rendersi schiavi dell’effetto.

“Beninteso – avverte Hillman – ciascuna vita umana di giorno in giorno progredisce e regredisce, e noi vediamo svilupparsi svariate facoltà e le osserviamo decadere. E tuttavia l’immagine innata del nostro destino le contiene tutte nella compresenza di oggi ieri e domani. La nostra persona non è un processo o un evolversi. Noi siamo quell’immagine fondamentale, ed è l’immagine che si sviluppa, se mai lo fa. Come disse Picasso: «Io non mi evolvo. Io sono». Tale, infatti, è la natura dell’immagine, di qualunque immagine. L’immagine è presente tutta in una volta. Quando guardiamo una faccia di fronte a noi, o una scena fuori dalla finestra o un quadro alla parete, noi vediamo un tutto, una Gestalt[vi].  […]. Tutte le parti si presentano simultaneamente. Non c’è un pezzo che ne causa un altro o che lo precede nel tempo. Non ha importanza se il pittore ha inserito le macchie rosse per ultime o per prime, le striature grigie dopo un ripensamento o come struttura iniziale, o se magari esse sono segni residui di un’immagine precedente rimasti sulla tela: ciò che vediamo è esattamente ciò che c’è da vedere, tutto in una volta. È così anche per la faccia che ci sta di fronte: carnagione e lineamenti formano un’unica espressione, un’immagine sola, data tutta insieme. Lo stesso vale per l’immagine dentro la ghianda. Noi nasciamo con un carattere; che è dato; che è un dono, come nella fiaba, delle fate madrine al momento della nascita.  [vii]

Conoscere l’immagine innata è fondamentale per conoscere chi siamo e per quale motivo stiamo facendo le esperienze che facciamo in questo transito terreno.

“Perché – dice Hillman – è questo che in tante vite è andato smarrito e va recuperato: il senso della propria vocazione, ovvero che c’è una ragione per cui si è vivi”.  [viii]

L’operazione diaboliche, di umani senza anima, è quella di separare, di dividere, di impedire il riconoscimento dell’essere umano come essere e come umano, non solo umano.

La Cupola è diabolica perché, propositrice del transumanesimo, dell’Homo Deus, vuole che l’essere umano dimentichi il sostantivo e si riduca ad aggettivo: solo materialità modellabile a piacere.

La sfida è enorme e un uomo spirituale come Kirk, che aveva come paradigma di vita il dialogo, è stato eliminato dal diavolo. La risposta non può che essere all’altezza della sfida.

 

[i] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[ii] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[iii] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[iv] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[v] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[vi] Importante indirizzo della psicologia moderna sorto agli inizi del XX sec., secondo il quale ogni percezione si presenta all’esperienza come un tutto unico, come una struttura definitiva avente una sua forma individuale, e non come una giustapposizione di unità elementari.

[vii] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

[viii] James Hillman “Il codice dell’anima”, Adelphi.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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