
Sì, lo so ci sono due guerre che sconvolgono non solo l’Europa, ma il mondo, per non parlare dei focolai di prossimi conflitti, ma per i cinefili, per i critici cinematografici. Il Festival del Cinema di Venezia è un richiamo, una (quasi) necessità che non può essere elusa e quindi, tornati da Venezia, dal Festival più longevo che ha compiuto quest’anno 82 anni, siamo pronti a parlarvi dei film in concorso, senza trascurare anche quelli delle sezioni parallele (Orizzonti, Giornate degli autori, Settimana della critica) con i propri direttori e componenti di giuria e afizionados.
Partiamo quindi dal film di apertura “La grazia” di Paolo Sorrentino. Film atteso dai sostenitori, ma anche dai denigratori. Film che è uscito dalla Kermesse con un premio; non per il regista, né per la sceneggiatura, ma con la Coppa Volpi per il grandissimo Toni Servillo, diventato ormai il feticcio portafortuna, per i tanti personaggi che gli ha costruito addosso, P. S, che ha una sigla inconfondibile, regista Paolo Sorrentino, ma anche Pubblica Sicurezza, necessaria per proteggerlo dal calore eccessico dei suoi fans, ma anche dai fischi (pochi quest’anno) dei denigratori.
Certo la prima mezz’ora del film scorre bene, fa quasi sperare in un ravvedimento del regista che è lontano dai manierismi e dalle lodi sperticate su se stesso e sul suo modo di fare cinem , cosa che fa sì che i denigratori continuino ad essere circospetti sul suo conto. (io sono fra questi)
In medio stat virtus e questa volta credo di stare a metà strada fra l’entusiamo e la delusione. Sì perché dopo, nel corso della storia che racconta di un presidente della Repubblica che in pieno semestre bianco, cioè prossimo allo scadere del suo mandato, da bravo democristiano Mariano Se Santis, ha due grossi problemi da risolvere; la questione dell’eutanasia e la Grazia da concedere a due detenuti per omicidio volontario.
E qui entra in gioco la capacità di tergiversare del Presidente che sente anche il il vuoto lasciato dalla moglie deceduta. Qualcuno ha visto un accenno all’attuale Presidente della Repubblica, ma è bene ricordare che Mattarella alla a fine del suo primo mandato, aveva già fatto i bagagli per lasciare il Quirinale; quindi, l’unica cosa che li accomuna è il loro appartenere una democrazia cristiana più moderna e aperta ma che rappresenta l’italianità dei film di Sorrentino.
Applausi da pubblico, e in buona parte dalla critica per il film che ha aperto la Kermesse. Il lavoro di Sorrentino sarà distribuito nelle sale italiane dal 15 gennaio 2026. Se verrà confermata questa data, però, il film sarà escluso dalla corsa alla prossima giornata dei premi Oscar.





