
Il segreto della vita e della morte
Si ritorna a parlare di immortalità … e di transumanismo? No, non è così.
Ne ha parlato ieri anche il Direttore del Nuovo Giornale Nazionale, Silvano Danesi, con argomenti del tutto condivisibili. Ma vorrei aggiungere alla Sua riflessione un altro punto di vista e di analisi. In realtà, d’immortalità e di transumanismo non si è mai smesso di parlare, almeno da quando l’uomo ha ricompreso in sé stesso il sogno – che, come tutti i sogni, può rivelarsi un incubo (!) – di diventare Dio.
Mi sono occupato a lungo dell’argomento, tanto da scrivere, su espressa richiesta dell’autore e dell’editore, la prefazione all’edizione italiana del libro del fisico transumanista Giulio Prisco, Meccanica irrazionale. Schizzo narrativo di una scienza futurista e di una nuova religione, edito da Moira all’inizio di quest’anno.
E allora sembra che di questi argomenti se ne parli per la prima volta, ma soltanto perché se ne parla alla luce delle nuove scoperte scientifiche legate, in specie, alla fisica quantistica, all’intelligenza artificiale e all’ingegneria genetica. E anche perché, sottovoce, sembra che ne abbiano parlato, in diretta, Vladimir Putin e Xi Jinping nel corso della parata militare più recente svoltasi nella piazza di Tienanmen. Ma, ancor prima, è stato ed è tuttora il sogno di diversi miliardari statunitensi della Silicon Valley, e tra questi, oggi forse il più noto, Peter Thiel, co-fondatore di Pay-Pal e di Palantir Technologies.
E tuttavia: ogni nuova scoperta scientifica ricalca lo schema di una “nuova via”, e, per quanto attiene all’argomento specifico in esame, alla nuova via di Gilgames – che, come suggeriscono i due Autori di Il Mulino di Amleto, Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, risale ancor più indietro almeno alla tradizione orale dei testi vedici. Senz’altro, a circa 10.000 anni fa. Anche se scoperte scientifiche, in primis archeologiche, più recenti ci inducono a pensare che l’originaria consapevolezza nell’uomo di poter diventare Dio possa essersi manifestata decine di millenni ancor prima.
E quindi i testi vedici, di cui in Occidente abbiamo acquisito una parziale ma direi anche sufficiente conoscenza soltanto verso la fine del XIX secolo (cfr., in particolare, l’opra di L. B. G. Tilak), testimoniano già gli esiti di un iter scientifico e, ancor più, di un dialogo che l’Uomo intrattiene con Sé stesso da svariate decine di millenni. Forse da 72.000 anni circa, in riferimento a ciò che oggi definiamo “rivoluzione cognitiva”, segnata da una prima manifestazione del linguaggio complesso e del pensiero astratto.
E allora, seguendo la via riscoperta dagli Autori citati, emerge la figura di Amleto come l’eterno, e quindi immortale “Sovrano dell’età dell’oro”, lucifero della Tradizione:
Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
colpi di fionda e dardi d’atroce fortuna
o prender armi contro un mare d’affanni
e, opponendosi, por loro fine? Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.
Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci riflettere. È questo lo scrupolo
che dà alla sventura una vita così lunga.
E quindi ci state dicendo che dovremmo passare da una realtà fatta di “atomi duri e pesanti” a una realtà fatta di “quanti”? E allora vi rispondo con un’altra domanda, del tutto retorica: e, se fosse così, chi ci salverebbe dai nostri sogni? La risposta è la stessa, in pratica da sempre: noi umani, siamo tutti già salvi. Dall’inizio alla fine, nella vita (AU) e nella morte (M).





