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L’EUROPA DI CHURCHILL PER IL DOMINIO INGLESE

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Visto che ci stanno raccontando, come al solito, delle belle favole sulle sorti magnifiche e progressive dell’Europa dei padri, utilizzando il Manifesto di Ventotene, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, i fervorini presidenziali, magistrali, pastorali, vale la pena di riflettere su un particolare storico che ci propone il libro di Piero Laporta, dal titolo: “Omertà e bugie su Aldo Moro- Magistrati sotto accusa – Il togalitarismo” (Amazon).

Moro

Piero Laporta ribadisce la sua tesi, già annunciata in altri saggi e articoli, che Aldo Moro sia stato rapito dal Kgb, trasportato in elicottero in un casale a Pontassieve, torturato e ucciso, grazie alla connivenza di traditori italiani. Di questo libro ci occuperemo in altra sede. Oggi quel che ci preme di mettere in evidenza è quanto scrive Piero Laporta a proposito della nascita dell’Unione Europea.

“La fine della Seconda Guerra Mondiale – scrive Laporta – non smorzò gli appetiti britannici, tutt’altro: diplomazia, operatività militare nella Nato, operazioni segrete spregiudicate. La missione: arraffare risorse di chiunque. A Londra concepirono l’Unione Europea”.

“Winston Churchill – aggiunge Laporta – lanciò l’«unità europea» il 19 settembre 1946 nell’Università di Zurigo, santuario delle neutralità e del federalismo. Churchill pensò gli «Stati Uniti d’Europa», sottoposti a Francia e Germania, con la Gran Bretagna «garante» senza partecipare direttamente. Churchill dissimulava il protettorato sul Continente mediante attenuazione delle nazionalità europee continentali”.

Se si guarda all’attuale situazione, l’Inghilterra è entrata nell’Unione Europea mantenendo la propria moneta per poi andarsene quando il burosauro di Bruxelles nelle mani della Germania e della Francia diventava asfissiante. Fatta la Brexit l’Inghilterra si è posta esattamente come aveva previsto Churchill, ossia come burattinaio esterno che tira i fili del teatrino interno.

Nel 1946 la Francia, pur alleata e vincente, era debole, anche per il fatto che il collaborazionismo francese con i tedeschi ne aveva intaccato la verginità antinazista. La Germania, oltre ad essere divisa, era sotto il controllo alleato. Per l’Inghilterra era gioco facile favorire la creazione di un giocattolo tutto suo, con il quale far giocare i gemelli dell’asse franco tedesco.

Poi è accaduto che i gemelli sono diventati ingombranti, grazie alla politica di Angela Merkel e ai rapporti della Germania con la Russia e la Cina e allora la frizione attuata in Ucraina, che poi ha portato alla guerra, ha consentito di isolare Francia e Germania dalle risorse energetiche a basso costo (gas russo) e di metterle nella condizione attuale di profonda crisi.

Nel suo discorso all’università di Zurigo, Churchill, dopo aver descritto le distruzioni e le pene del Vecchio Continente a causa della guerra, disse: “Qual è questo rimedio sovrano? Esso consiste nella ricostruzione della famiglia dei popoli europei, o in quanto più di essa possiamo ricostituire, e nel dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Dobbiamo creare una specie di Stati Uniti d’Europa. Solo in questo modo centinaia di milioni di lavoratori saranno in grado di riconquistare le semplici gioie e le speranze che rendono la vita degna di essere vissuta. Il procedimento è semplice. Tutto ciò che occorre è che centinaia di milioni di uomini e donne decidano di fare il bene invece del male e di meritare come ricompensa di essere benedetti invece che maledetti. Molto lavoro, signore e signori, è già stato fatto a tale scopo mediante gli sforzi dell’Unione paneuropea, che tanto deve al conte Coudenhoven-Kalergi e che orientò l’operato del Lunuso patriota e statista francese Aristide Liriand [Briand, ndr]. Vi è anche questo immenso complesso di principi e procedure, che è stato creato tra grandi speranze dopo la prima guerra mondiale, intendo (lire la Società delle Nazioni. La Società delle Nazioni non è fallita a causa dei suoi principi o delle sue concezioni. Essa è fallita perché gli Stati che l’avevano fondata hanno abbandonato i suoi principi. È fallita perché i governi di allora temevano di guardare in faccia la verità e di agire finché erano in tempo. Quel disastro non deve ripetersi. Vi sono quindi a disposizione molta conoscenza e lavoro preparatorio su cui ricostruire; ed anche dolorose esperienze pagate a caro prezzo. per motivare i costruttori”.

Churchill cita Kalergi e Briand.

Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi, filosofo e politico austro-boemo fondatore del movimento paneuropeo negli anni ’20 del Novecento, è noto per il suo libro Paneuropa (1923), in cui proponeva l’idea di un’Europa unita come entità politica, economica e culturale per garantire pace, prosperità e cooperazione tra le nazioni europee, in un contesto segnato dalle devastazioni della Prima Guerra Mondiale.

Kalergi immaginava un’Europa federata, con istituzioni comuni, un mercato condiviso e una cooperazione politica per prevenire conflitti futuri.

Nel suo libro Praktischer Idealismus (1925), Kalergi suggeriva che l’Europa del futuro sarebbe stata caratterizzata da una graduale mescolanza di popoli e culture, portando a una società più diversificata. Sosteneva che questa diversità avrebbe rafforzato l’Europa, rendendola più robusta e dinamica.

Kalergi inoltre vedeva il nazionalismo esasperato come una delle cause principali delle guerre europee e proponeva un’identità paneuropea che superasse le divisioni nazionali, pur rispettando le identità locali.

Aristide Briand aveva presentato un “Progetto di Unione” federale europea nel 1930 all’Assemblea della Società delle Nazioni, più noto con il nome di Piano Briand.

Aristide Briand è personaggio chiave nella IV repubblica francese, rimasto a lungo sulla scena politica, vestendo più volte i panni di presidente del Consiglio e di ministro degli Esteri. Di formazione radicale e socialista, Briand è ricordato principalmente per il suo impegno a favore della pacificazione e fu insignito nel 1926 del premio Nobel per la pace assieme al suo omologo tedesco Gustav Stresemann a seguito del Patto di Locarno.

Briand strinse buoni rapporti di collaborazione con il conte Coudenhove-Kalergi, fondatore dell’Unione Paneuropea, il quale gli offrì la presidenza onoraria dell’organizzazione. Largamente ispirato dalle tesi di Paneuropa, Briand elaborò con la collaborazione di Alexis Leger (meglio noto con lo pseudonimo di Saint-John Perse), il Piano di Unione federale europea.

Churchill, dunque, non guardava al Manifesto di Ventotene, con buona pace dei sostenitori di Spinelli come padre dell’Unione Europea, ma a Kalergi e a Briand.

Non è questa la sede per un approfondimento di Paneuropa, ma è significativo che Churchill si riferisca a Kalergi e a Briand.

A Zurigo Churchill ha anche espresso un concetto che oggi è più che mai d’attualità.

“Noi tutti sappiamo – ha detto il leader inglese – che le due guerre mondiali che abbiamo vissuto, sono scaturite dalla vana passione di una Germania appena unificata di svolgere un ruolo dominante nel mondo. In questo ultimo combattimento sono stati commessi crimini e massacri, che non hanno paralleli sin dall’invasione dei Mongoli nel Quattordicesimo secolo e non hanno uguali in alcuna epoca della storia umana. La Germania dev’essere privata della capacità di riarmarsi e di scatenare un’altra guerra d’aggressione. Ma quando tutto questo sarà stato fatto, come verrà fatto, come si sta già facendo, bisogna finirla con la legge del taglione. Bisogna che vi sia quello che Gladstone diversi anni fa chiamava «un atto salutare di dimenticanza». Dobbiamo tutti voltare le spalle agli orrori del passato. Dobbiamo guardare al futuro. Non possiamo permetterci di trascinare per gli anni a venire gli odi e le vendette nate dalle ferite del passato. Se l’Europa dev’essere salvata da una miseria senza fine e, in definitiva, dalla rovina finale, bisogna che vi sia questo atto di fede nella famiglia europea e questo atto di oblio verso tutti i crimini e le follie del passato”.

Che dire oggi, in una logica di riarmo che agita alcune cancellerie europee e l’anima intima della baronessa tedesca, le affermazioni dei leader tedeschi di fare della Germania il più grande esercito europeo?

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Una Germania disarmata è assicurazione di pace interna. Una Germania riarmata che farà? Un antico proverbio dice: non c’è due senza tre, ma questa volta a controllare le ansie di rinascita imperiale della Germania c’è la Nato, costituita per tenere lontana la Russia, sottomessa la Germania e in Europa gli Stati Uniti. Lo disse il primo segretario generale della Nato, Lord Hastings Lionel Ismay, non a caso inglese.

Ecco di nuovo Churchill: “Vi dirò ora qualcosa che vi sorprenderà. II primo passo verso la ricostruzione della famiglia europea dev’essere un’alleanza fra la Francia e la Germania. Solo così la Francia potrà recuperare il suo ruolo dì guida morale e culturale dell’Europa. Non vi può essere rinascita dell’Europa senza una Francia spiritualmente grande e senza una Germania spiritualmente grande”.

L’asse franco tedesco è delineato da Churchill senza possibilità di equivoco.

Concludendo Churchill non lascia dubbi a cosa sarà l’Unione Europea, ossia una dependance di Parigi e di Berlino, ambedue, a loro volta, dependance di Londra.

“Bisogna ora – disse Churchill concludendo – che vi riassuma le proposte che avete davanti. Il nostro fine costante deve essere di creare e rafforzare l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Sotto la direzione e nel quadro di questa organizzazione mondiale, dobbiamo ricreare la famiglia europea in una struttura che potrebbe chiamarsi Stati Uniti d’Europa. Ed il primo passo concreto sarà quello di costituire un Consiglio d’Europa. Se da principio non tutti gli Stati d’Europa vogliono o sono in grado di far parte dell’Unione, dobbiamo ciò nonostante continuare a riunire e ad organizzare quelli che vogliono e quelli che possono. Il mezzo per risparmiare agli uomini di ogni razza e di ogni paese la guerra e la schiavitù, deve poggiare su solide basi ed essere assicurato dalla disponibilità di tutti gli uomini e di tutte le donne a morire piuttosto che sottomettersi alla tirannia. E Francia e Germania devono prendere insieme la guida di questo urgente lavoro. La Gran Bretagna, il Commonwealth britannico, la potente America e, spero, la Russia Sovietica – perché allora tutto andrebbe bene – devono essere amici e sostenitori della nuova Europa e devono difendere il suo diritto a vivere e a risplendere”.

La conclusione è un programma attuale. L’asse franco tedesco è fallito e ha fatto il suo tempo. Il resto è nel futuro. La “potente America” e la Russia non più sovietica hanno già stabilito che non sono più nemici, ma interlocutori e, probabilmente, anche alleati in affari mondiali. Francia e Germania sono ridotte ai minimi termini per la loro stessa improvvida adesione ad un progetto mondiale neo coloniale fallito. Il Commonwealth britannico deve decidere se si consegna al passato neo coloniale, con desideri di disgregazione, secondo logiche finanziarie globaliste e fabiane, o a un futuro di rapporti con l’Orso russo non più conflittuale,

La partita è aperta e si deve giocare ora, senza Kaja Kallas, Ursula von der Leyen, peroratori delle cause perse di un’Unione Europea fallita, cialtroni e megalomani.

È l’ora di licenziare i falliti, perché è nelle fasi enantiodromiche della storia, quando si deve decidere se si è cialtroni o statisti, che possono emergere leader.

https://www.isesp.eu/discorsoChurchill.pdf

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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