Home Opinioni SERVE IN EUROPA L’UMILTÀ DI RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

SERVE IN EUROPA L’UMILTÀ DI RICONOSCERE I PROPRI FALLIMENTI

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In questi giorni mentre tutti i nodi di un’azione geopolitica voluta e imposta dai neocon Usa della filiera del partito anglo – americano di Clinton, Obama, Biden, vengono al pettine, giocoforza i nuovi fatti geopolitici impongono un consuntivo storicamente inderogabile. Consuntivo che non consente di usare giustificazioni di uno schema ideologico. Ai paesi europei alcune domande semplici si impongono.
Gli auspici e le litanie di Sergio Mattarella pronunciate ieri in occasione del tradizionale convegno dello studio Ambrosetti appaiono molto distanti dal doveroso e ostico obbligo di procedere ad un serio esame di realtà sullo stato comatoso e ininfluente sul piano della geopolitico attuale del governo della Ue.
Oggi è più che mai un doveroso l’obbligo, sia a livello istituzionale, sia nel mondo sociale, economico e della sfera della comunicazione,  procedere a porsi dei continui punti di domanda.
Pensare di ipnotizzare e o di addormentare  l’opinione pubblica è un’azione molto azzardata .
La realtà è sotto gli occhi di tutti. La manipolazione del modo di governare le istituzioni non ha futuro .
Perché in Europa la scelta di una costruzione identitaria politica è stata assunta non con la pratica della democrazia dal basso e con una costituzione istituzionale di impronta federale che consentisse forme di elezione diretta delle strutture di governo da parte dei cittadini ,ma  adottando “il criterio dei patti” per individuare l’elezione di una Commissione della Ue improntata su una pletora di oltre 30.000 burocrati, simbolo della continuità di uno schema coloniale?
Perché in Europa si è bombardato Belgrado in totale autonomia – senza copertura istituzionale Onu – per garantire il diritto alla secessione del Kosovo, così come il diritto alla secessione dell’Inghilterra dalla Ue e stata garantita dal referendum della Brexit, mentre lo stesso diritto di secessione dall’Ucraina non è stato concesso al Donbass?
La pellicola di un film che racconta una lunga storia che dura dal 2014, prima o poi va affrontata con la doverosa franchezza sulla strada di una gestione diplomatica o delegando il percorso assurdo ai rapporti di forza in una guerra dove solo dei “scellerati provocatori “vorrebbero ritagliarsi un ruolo da protagonista pensando di salvarsi dai propri storici fallimenti.
La vicenda politica della Francia di oggi vede il presidente Macron operare come un sonnambulo. Ne diviene che è  il simbolo politico di un assoluta irrilevanza, dedita a strutturare circolari nel mondo degli ospedali  che prevedono in Francia tempi di guerra o di guerriglia interna .
Ecco perché l’Europa, cosa un po’ più compressa e storicamente diversa dalla faccia burocratica della Ue , deve ritrovare un percorso di umiltà che si può ottenere solo con il coraggio di un consuntivo sui percorsi scriteriati dei vari progetti avventurosi del Green Deal ,della sanità ,dell’agricoltura e della assurda stagione della immigrazione selvaggia.
Un percorso questo agevolato dal mondo della finanza, anima e strumento di una forma di colonialismo che ha come obbiettivo di consolidare il suo primato rispetta al mondo della politica .
Per essere sinceri dovremmo dire che questa operazione puntava, utilizzando anche la Commissione Ue presieduta dalla una baronessa Ursula Von der Leyen, ad un’azione che facesse “implodere “una nazione storica con le tradizioni della Russia isolandola dal contesto geopolitico .
Un calcolo che con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Usa ha sostanzialmente portato questa strategia ad un cambio di scenario geopolitico epocale .
L’implosione della Ue ne è implicitamente il risultato sotto gli occhi di tutti: Le mille giustificazioni ideologiche dei tifosi di un progetto di stampo tipicamente coloniale oggi si trovano alla deriva .
La patetica scelta dei cosiddetti volonterosi (cioè il nulla) capitanati con i soliti discorsi esclusivamente verbosi propri di chi nella vita è segnato dal marchio del fallimento, porteranno di fatto ad un accelerazione di implosione della stessa struttura della Ue .
Il campo minato dell’Ucraina ha portato alcuni governi allo stremo (Francia, Inghilterra e Germania) a fare da guardia ad una pletora di burocrati della Ue così che resteranno con il cerino in mano .
La storia molte volte si ripete : “partirono per isolare e restarono isolati “ . In questo contesto inventarsi nemici e la dinamica più conosciuta e praticata, come sta facendo la Ue in questi anni. Puntare su politiche di rilancio di una cultura di guerra e di riarmo, senza fare i conti con i propri errori strategici sul piano dello sviluppo produttivo, è semplicemente una follia .

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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