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SIAMO GOVERNATI DALLA BCE?

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di Gianvito Caldararo

 Con l’aumento dell’inflazione, la BCE (Banca Centrale Europea) continua ad aumentare periodicamente i tassi d’interesse. La principale missione della BCE, accanto a quella del controllo della quantità di denaro in circolazione e la supervisione del sistema bancario, è quella di mantenere l’inflazione al 2%.

Dopo anni di politica monetaria espansiva, per contrastare la crisi finanziaria prima, gli effetti della pandemia dopo, ha inondato di liquidità come se non ci fosse un domani. Quando il domani è arrivato e si sono sono cominciati a vedere gli effetti dell’espansione sui prezzi, ha definito il fenomeno transitorio, rinunciando a correggere la propria politica di espansione. Poi è giunta la fiammata dell’inflazione riveniente non da un surplus di domanda di beni e servizi, ma dall’aumento dei costi delle materie prime o dall’improvviso calo di offerta dovuti a riduzione della produzione per fattori esterni, quali la invasione dell’Ucraina e della epidemia da Covid 19. E sul banco degli imputati, sia da parte della BCE che del FMI, sono finite le imprese, accusate di aver aumentato i prezzi dei propri prodotti in misura maggiore rispetto all’aumento dei costi di produzione.

La fiammata inflazionistica è dipesa molto di più dall’aumento dei prezzi che non dall’effettiva crescita dei costi di produzione. Sulla base di questo ragionamento il governo ha criticato e critica le decisioni della BCE in ordine all’aumento dei tassi d’interesse, fondando la sua critica sull’aumento significativo degli utili delle imprese impegnati in diversi settori economici. Il governo è allarmato per il fatto che con l’aumento dei tassi d’interesse calano gli investimenti delle imprese e quindi della occupazione e la riduzione dell’acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie, nonché l’aggravarsi dell’aumento delle rate di mutuo.

Di fronte a tale situazione, la BCE per combattere l’inflazione ha deciso di mettere in campo lo strumento classico, cioè il graduale aumento duraturo dei tassi d’interesse ritenuto dalla teoria economica, nella convinzione che l’aumento dei tassi permetterebbero ai prezzi di raffreddarsi, per conseguire il calo del tasso di inflazione. Tutto ciò in ossequio al pensiero dell’economista Milton Friedman, morto nel 2006, “che sosteneva che l’inflazione è sempre e dovunque fenomeno monetario”.

Si deve a John Maynard Keynes la famosa affermazione secondo la quale: “Gli uomini pratici, che si credono liberi da qualsiasi influenza intellettuale, generalmente sono schiavi delle idee di qualche economista morto”. Il governo Meloni, invece, è convinto che con l’aumento dei tassi non si lotta l’inflazione, perché non siamo di fronte ad una inflazione generata da offerta, ma che si corre il rischio di far cadere l’economia in una pericolosa recessione. Solo che le critiche del governo Meloni, si scontrano con il ruolo di indipendenza della BCE, ovvero “la capacità di decidere come implementare la politica monetaria, compresi gli strumenti e portare avanti operazioni pertinenti”.

Questa definizione riflette l’idea che le decisioni in materia di politica monetaria siano di carattere tecnico e, pertanto, debbano essere rilasciate nelle mani di esperti. Ed è per questo che il mandato della BCE deve essere indipendente da qualsiasi influenza politica, come testimonia il consenso degli economisti sul fatto che la politica monetaria stia al di fuori dell’influenza dei governi. E la BCE è quella più indipendente del mondo. Infatti, l’articolo 130 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (ex articolo 108 del TCE) si legge quanto segue: “Nell’esercizio delle facoltà e nello svolgimento delle funzioni e degli obblighi assegnati loro dai Trattati e dagli Statuti del Sistema Europeo delle Banche Centrali (SEBC) e della BCE, né la Banca Centrale Europea, né le banche centrali nazionali , né alcuno dei membri dei loro organismi dirigenti potranno sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni, dagli organi od organismi dell’Unione, così come dai governi degli Stati membri, né di alcun altro organo. Le istituzioni, organi od organismi dell’Unione, così come i governi degli Stati membri, si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influire sugli organismi dirigenti della Banca Centrale Europea e delle banche centrali nazionali nell’esercizio delle loro funzioni”.

Da questo testo deriva una definizione dell’indipendenza della banca centrale basata sulla garanzia di indipendenza dai governi. Una indipendenza che è operativa e una indipendenza anche negli obiettivi. Lo spirito della norma è quello di separare il governo dal denaro. Le decisioni delle banche centrali non sono per nulla neutrali, e che le loro scelte di politica economica lasciano sul campo vincitori e vinti. Le banche centrali si confrontano oggi con delle sfide che mettono in discussione la loro legittimità, la loro trasparenza ed efficacia e, pertanto, il ruolo che devono svolgere nelle nostre società. E nel mentre la BCE procede nell’aumento dei tassi d’interesse, il governo è impegnato a fronteggiare l’aumento dei mutui.

Il bollettino della BCE attesta che il costo dei prestiti a famiglie e imprese continua a risentire dell’impennata dei tassi. La Meloni, ha dichiarato: “Sui mutui dobbiamo fare di più, ne sto discutendo col ministro dell’economia”. Secondo la FABI, il sindacato autonomo dei bancari, nel corso dell’anno il tasso fisso è destinato a raddoppiare, mentre il tasso variabile di rimborso mensile subirà un aumento del 60-70%. Nel mese di aprile u.s., i tassi sui finanziamenti hanno raggiunto i livelli più alti degli ultimi 10 anni e la situazione non accenna a diminuire. Di fronte a tale situazione, il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, annuncia che sono allo studio del governo nuove tutele, proprio in vista della legge di bilancio del 2024.

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