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SPIE COMUNISTE IN ITALIA DI MASSIMO D’AGOSTINO

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di Vito Sibilio

Che la storia della Repubblica sia fitta di punti oscuri in cui si nasconde l’attività delle agenzie di intelligence dei Paesi del Patto di Varsavia è qualcosa che emerge dalle raccolte di fonti oramai pubblicate – come il Dossier Mitrokhin – e dalla relativa letteratura, specie straniera, in quanto la storiografia di settore è spesso militante ed impegnata a impedire una esatta ricostruzione del recente passato, ricostruzione su  cui molte fortune politiche immeritate sono state costruite. In questo mosaico di difficile ricostruzione a porre una serie di tasselli molto importanti è Massimo d’Agostino che, dopo un paziente lavoro sulle fonti d’archivio di Praga sull’STB e l’Italia, ha pubblicato nel 2025 “Spie comuniste in Italia. Una Repubblica basata sullo spionaggio”.

Questo libro è una collezione commentata di documenti, debitamente contestualizzata con altre fonti e notizie bibliografiche, oltre alle intuizioni dell’Autore, realizzata sulla falsariga de L’Archivio Mitrokhin di Christopher Andrews e Vassili Mitrokhin. Molti misteri d’Italia potrebbero trovare una nuova luce, se la comunità accademica volesse degnarsi di accenderla spingendo l’interruttore offerto da D’Agostino. L’archivio dell’STB è ad esempio ricco di documentazione sulla controversa storia dei fascicoli SIFAR, una parte dei quali potrebbe persino essere finita a Mosca.

Vi è poi una sezione documentale che attesta le relazioni – reali o auspicate –  tra Praga e diverse importanti firme del giornalismo italiano (come Sansone, Santini, Augias, Baduel, Bonetti, Tito, Gozzano), i cui rapporti servono peraltro a ricostruire pagine semisconosciute della storia recente d’Italia, come l’amministrazione fiduciaria del nostro Paese in Somalia e le cui vicende spesso aprono squarci nuovi su misteriose ma fondamentali fughe di documenti persino militari o analoghi fatti di cronaca nera come la morte di Enrico Mattei.

Analogamente, i fascicoli dei servizi bolscevichi di Gottwald e Husak ci restituiscono il punto di vista di Praga o di altre capitali dell’Est sui piani di golpe in Italia, su Toni Negri, sull’Hyperion, sulla Strategia della Tensione, sulle Brigate Rosse, su Moro, mentre spesso tutte queste informazoni spesso sono il punto di partenza di complesse operazioni di disinformazione. Una pagina di grande interesse è poi quella che D’Agostino scrive a proposito della propaganda del Patto di Varsavia nel nostro paese, una propaganda che peraltro ha avuto un ruolo chiave nella ricostruzione delle vicende del terrorismo altoatesino o in quelle per isolare, oltralpe, il Generale De Gaulle.

Né possono mancare capitoli sull’osservatorio che, dalla città dei Premslidy, era puntato sulle basi NATO in Italia e capace di utilizzare spie a doppi e tripli giuochi come Benuzzi. Ma il capitolo più gustoso è quello che prova la ramificazione della P2 oltrecortina, che ricostruisce la storia del Licio Gelli agente dell’NKVD –KGB – del quale io sono stato il primo a parlare in Italia – e del suo ruolo decisivo nella morte di Pecorelli, alla quale D’Agostino fornisce un movente solido nella pubblicazione della lista dei 55 fascisti traditi dal Venerabile Maestro aretino, nonché dei suoi traffici illeciti con palestinesi e BR e dei suoi affari in Romania, la quale avrebbe avuto anche relazioni con l’Ambrosiano.

Ed è proprio dalla Romania che, nonostante parliamo di archivi cecoslovacchi, parte la più ardita ricostruzione di D’Agostino, ossia quella della Strage di Piazza Fontana, nella quale la mano della Rete Caraman, al servizio di Mosca, sarebbe stata ben presente attraverso Ventura. Né potevano mancare documenti e ricostruzioni dei rapporti tra brigatisti e gladiatori, partendo dalla figura di Cesare Battisti e giungendo alla morte del Generale Galvaligi. Ma questa vasta messe di documenti serve anche per gettare una luce sinistra su alcune persone e cose della storia patria, come presunte tangenti a Saragat o il ruolo del Viminale nel terrorismo o quello di Moro nella P2 o i rapporti tra NATO  e singoli gruppi marxisti. Il libro poi si sofferma anche sulle vicende dell’Archivio Mitrokhin e sui rapporti tra il KGB e l’estrema destra italiana, chiudendosi con enigmatici riferimenti ad esperimenti nucleari nascosti nel nostro paese e sulla morte di Marco Biagi.

Naturalmente la documentazione del nostro testo non è la sola che serve per la ricostruzione dei fatti su cui verte e molte cose che si possono leggere sono sostanzialmente ipotesi o tesi sulle quali si può dissentire, come del resto fa il sottoscritto per diverse di esse. Ma nel grigio panorama della ricerca ufficiale, ingessata in paradigmi per così dire autarchici, il libro di D’Agostino è una voce diversa, che si spera non sia troppo a lungo destinata a gridare nel deserto.

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  • Redazione

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