

L’ex primo ministro britannico Tony Blair ha partecipato a un incontro alla Casa Bianca con il presidente Donald Trump per discutere i piani per un possibile assetto postbellico di Gaza. Alla lunga riunione nello studio Ovale sul futuro di Gaza c’era anche il genero di Trump Jared Kushner, ex consigliere senior del presidente nella prima amministrazione Trump e vero autore degli Accordi di Abramo.
In rapporto a Gaza, si è tornati a parlare di Blair dopo la controversa proposta di Trump di fare di Gaza la riviera del Medio Oriente. A luglio, è infatti emerso che il suo think tank (il Tony Blair Institute for Global Change, con più di 900 dipendenti in oltre 45 Paesi) avrebbe preso parte al progetto della Trump Riviera.
Il think tank ha affermato di non essere coinvolto nella paternità del piano, ma il Financial Times ha rivelato una serie di telefonate tra alcuni membri dello staff e scambi in una chat di messaggistica utilizzata per il progetto. Nel piano sarebbero coinvolti uomini d’affari israeliani e la società di consulenza statunitense Boston Consulting Group (Bcg).
L’ex leader laburista, 72 anni, dopo aver lasciato l’incarico di primo ministro nel 2007, è stato inviato in Medio Oriente fino al 2015 per il cosiddetto “Quartetto”, il gruppo creato nel 2002 da Onu, Usa, Ue e Russia che avrebbe dovuto studiare le strategie per una soluzione a due Stati.
Il Quartetto è da tempo in letargo, ma Blair, fidatissimo alleato di Washington, è andato a Washington per fornire i suoi consigli. Va sottolineato che nel Quartetto c’è la Russia.
Axios riferisce che Blair avrebbe avuto un incontro con Witkoff alla Casa Bianca a luglio, lo stesso giorno in cui Netanyahu ha visto Trump, secondo quanto riferito da fonti informate. Alcuni giorni dopo, Blair avrebbe incontrato il presidente palestinese Mahmoud Abbas, informandolo sui piani per Gaza.
Kushner, sposato con la figlia di Trump, Ivanka, è stato il principale artefice degli accordi di Abramo del 2020, che hanno visto Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco normalizzare i legami con Israele. L’inviato speciale per il Medio Oriente di Trump, Steve Witkoff, si sarebbe consultato con Kushner sull’assetto di Gaza nel dopoguerra per “diversi mesi”, secondo quanto riportato da Axios.
Al momento non sono stati resi noti i contenuti discussi nell’incontro, ma l’inviato di Trump in Medio Oriente, Steve Witkoff, ha detto che gli Stati Uniti stanno mettendo a punto un piano “molto completo” per il “day after”. “Credo che molte persone apprezzeranno la solidità e le buone intenzioni del piano, che riflettono le motivazioni umanitarie del presidente Trump”.
Che si stia da tempo pianificando il futuro di Gaza senza Hamas lo testimonia il piano reso noto dalla Rand corporation.
Nella presentazione di un rapporto della Rand Corporation, centro di ricerca e voce non ufficiale del Pentagono, si legge che “il mondo ha urgente bisogno di una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Parallelamente al progresso verso una soluzione politica a lungo termine, altri passi indispensabili per la pace e la prosperità includono la pianificazione delle infrastrutture e lo sviluppo economico. In questo rapporto, gli autori offrono una visione su come la pianificazione territoriale, le infrastrutture e la gestione delle risorse in Cisgiordania e a Gaza potrebbero migliorare la vita quotidiana dei palestinesi oggi, supportando al contempo l’evoluzione di un futuro Stato palestinese. La visione comprende sei settori (governance, ambiente, città, trasporti, energia e acqua), circa 200 progetti e piani in sei località (Nablus, Gerico, Hebron, Gaza City, Valle del Giordano Settentrionale e Gerusalemme Est)”.
“Gli autori – prosegue la Rand – propongono sia progetti a breve termine che potrebbero essere avviati immediatamente a livello locale, anche in assenza di una soluzione politica, sia investimenti infrastrutturali strategici a lungo termine che richiederebbero accordi regionali; gradualmente, nel tempo, questi progetti possono costituire l’infrastruttura essenziale di un futuro Stato. L’obiettivo di questo rapporto è quello di fornire uno strumento di dialogo e pianificazione razionale, offrendo un approccio tecnico integrato per favorire la diplomazia e lo sviluppo economico.
https://www.rand.org/pubs/research_reports/RRA3444-1.html??cutoff=true&utm_source=AdaptiveMailer&utm_medium=email&utm_campaign=7014N000001SnimQAC&utm_term=00vQK000003RgvwYAC&org=1674&lvl=100&ite=296020&lea=2762178&ctr=0&par=1&trk=a0wQK00000BVRVRYA5
La
visione spaziale per Gaza evidenzia sei settori:
La governance comprende l’autorità decisionale sulla pianificazione delle infrastrutture. Include considerazioni su giurisdizione, controllo amministrativo, sicurezza, confini e proprietà terriera.
L’ambiente si concentra sulla pulizia dell’acqua e del suolo. Include la gestione ecocompatibile dei bacini idrografici e dei rifiuti solidi, nonché la mitigazione del rischio di macerie e ordigni inesplosi.
Per città si intende la capacità delle città di assorbire la crescita demografica prevista, nonché la salute delle infrastrutture economiche e delle istituzioni civiche.
I trasporti includono ferrovie pesanti e leggere, strade migliorate, un aeroporto e porti marittimi. Ciò implica facilità di collegamento all’interno della Palestina e facilità di collegamento con altri paesi per viaggi e scambi commerciali.
L’acqua comprende fonti idriche sostenibili, infrastrutture per le acque reflue e metodi di distribuzione.
L’energia comprende le fonti energetiche, la distribuzione e la sostenibilità finanziaria.
Gli autori propongono sia progetti che ritengono possano iniziare a breve termine, sia progetti più ambiziosi e a lungo termine.
Attraverso questo approccio, mirano a dimostrare che, nonostante il contesto difficile, (1) ci sono opportunità vantaggiose per molte parti interessate, (2) ci sono misure che possono essere adottate ora per migliorare la vita dei palestinesi anche nell’attuale clima politico e (3) gli investimenti strategici a lungo termine possono essere utilizzati come componente chiave per generare prosperità e sicurezza future e aiutare la diplomazia.
Creando una serie di progetti interconnessi, questo approccio trasforma una visione ambiziosa in una serie di azioni concrete. Il successo di ciascun progetto potrebbe generare sostegno e slancio, dando potenzialmente vita a iniziative più partecipate che, collettivamente e gradualmente, guidino la regione verso la sua visione ambiziosa.
A Washington c’era anche il ministro degli Esteri israeliano: “Uno Stato palestinese non ci sarà”, ha detto chiaramente. In serata, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha poi incontrato il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Il ministro israeliano ha definito molto positivo l’incontro e, rispondendo a una domanda sulla possibilità di uno Stato palestinese, ha detto esplicitamente che “non ce ne sarà uno”.





