Home Opinioni USA E RUSSIA. E SE AVESSI RAGIONE?

USA E RUSSIA. E SE AVESSI RAGIONE?

0

E se io avessi ragione?
Alaska. “La Russia e gli Stati Uniti hanno profondi interessi comuni”. La frase che sembra di solo cortesia diplomatica è invece densa di effetti concreti. E’ l’affermazione di un potere diviso tra Trump e Putin. L’unico dato positivo è che ciò implica che le controversie, per quanto aspre, dovrebbero rimanere contenute in un ambiente controllato. Né Washington né Mosca pensano che le armi nucleari siano strumenti da utilizzare, riconoscendo il rischio esistenziale di superare tale soglia.
Per il resto, una tragedia. Gli osservatori hanno paragonato questo incontro ad un “Accordo di Yalta polare” perché il dialogo in Alaska ha silenziosamente delimitato le responsabilità e il riconoscimento nel teatro artico, sempre più vitale per l’energia, le risorse e il commercio.
Esplicitamente si pubblicizza che la Russia riconosce la supremazia degli Stati Uniti sulla Groenlandia, l’Islanda, le Svalbard e i territori artici statunitensi e che gli Stati Uniti riconoscono la Terra di Francesco Giuseppe e la piattaforma continentale artica come appartenenti alla Russia. Inoltre entrambe le parti accettano un quadro trattato di libera navigazione ed esplorazione nelle acque artiche. E vi sono accordi importanti sullo scambio di tecnologie. Quello che implicitamente questo comporti lo scopriremo, a nostre spese, di qui in avanti. Ad esempio: l’Europa avrà bisogno di un’autorizzazione per svolgere il proprio ruolo nella rotta artica emergente, sempre più strategica per il commercio mondiale. E non è solo faccenda economica, ma politica a tutto tondo.
Se si esaminano queste decisioni sul solo versante economico, è chiaro che la Russia vede confermata la sua legittimità sui territori artici chiave ma rimanendo fortemente dipendente dalla tecnologia, dalle aziende e dalle partnership americane per sfruttare appieno le immense ricchezze sottomarine e dei fondali marini della regione. Insomma senza la cooperazione degli Stati Uniti, Mosca non avrebbe, ad oggi, la capacità di sviluppare la frontiera artica. Per gli Stati Uniti, i vantaggi significativi riguardano la libera navigazione attraverso le rotte artiche che potrebbe ridurre drasticamente i costi di trasporto tra il Nord America e l’Asia, in particolare Cina, Corea del Sud, Vietnam e Giappone. La “scorciatoia polare” cambierebbe l’economia del commercio transpacifico, dando a Washington sia flessibilità strategica e sia vantaggio commerciale.
Ma è sul versante politico che questo incontro cambia la prospettiva, soprattutto quella Europea.
Simbolicamente, questo incontro è stato il primo vero dialogo “alla pari” tra i leader di due grandi potenze. L’incontro non ha riguardato solo i dettagli della geografia artica, ma è stato un riconoscimento reciproco di potere, legittimità e status. Ed ha messo un’altra pietra sulla tomba della legittimità delle Nazioni Unite: ancora una volta, accordi decisivi tra le grandi potenze sono stati raggiunti al di fuori delle istituzioni multilaterali. E l’accordo ha proiettato la Russia come interlocutore del confronto, diventato ora triangolare, tra Occidente e BRICS.
Vero, l’incontro ha toccato il tema dell’Ucraina. Ma il tema non era davvero quello. La decisione è di trattarla come un problema regionale, con Washington posizionato come i “padrino” di qualsiasi accordo. Ciò equivale a un tacito riconoscimento: la Russia riconosce gli Stati Uniti come fattore di stabilità nella regione, mentre Washington ammette che il ruolo centrale di Mosca non può essere ignorato. Insomma, che si sia ora incrinato il rapporto tra Putin e la Cina-BRICS+ resta tutto da vedere, ma è esplicito che la Russia è una potenza: lo dice uno dei due interlocutori mondiali che, per quanto debole e scassato possa essere – e solo adesso finalmente se ne prende atto – è il mondo occidentale. Un’alternativa a questa constatazione non c’è: magari Macron non sarà d’accordo ma l’Occidente non può essere né lui, ne Starmer, né Merz. E neanche Meloni. Una vera Europa si.
L’ Europa: resta in attesa fuori dalla porta. Se l’incontro in Alaska ha suggerito una nuova intesa tra Washington e Mosca, ha anche rivelato l’assenza dell’Europa dal tavolo delle decisioni perchè «l’Europa non ha un “numero di telefono unico da chiamare”, come ha affermava Kissinger. Un’occasione persa. Dalle implicazioni immense già ora chiare ed ancora tutte da completare. Perché in sostanza, all’Europa viene ricordata la sua limitata capacità di azione. I leader del continente possono desiderare di plasmare gli eventi, ma rimangono strutturalmente dipendenti dalla volontà di Washington e dalle pressioni di Mosca. Persino Erdogan, per quanto possa contare, ha preso esplicitamente le distanze dai pasticci diplomatici dell’Europa.. Ed il “Brexin” in atto, che utilizza la spinta inglese sui “volenterosi”, non sembra essere una “spinta propulsiva”.
Ma se la Russia è una potenza (e l’Europa poco più che niente), ora davvero si – non prima – è possibile che la Russia continui a esercitare pressioni sui paesi confinanti, qualunque sia l’evoluzione della situazione in Ucraina. Se si riconosce alla Russia di essere una potenza, un suo allagamento verso i Paesi ex satelliti non può più essere escluso: non la Germania, o la Francia, o l’Italia e altri ma ….. E qui da noi continuano le discussioni da osteria.
Ciliegina sulla torta: i conflitti alla periferia dell’Europa – Ucraina, Kosovo, Serbia, Libia, Tunisia, Algeria – saranno trattati come problemi regionali. Con soluzioni che dovranno vedere in campo capacità politica e finanziaria dell’Europa stessa. Insomma un viatico – se non ci si da una smossa – per fallimenti a catena, economici e politici. I due “disperati” come li ho chiamati da tempo hanno invece trovato il mondo di poggiare le spalle l’uno sull’altro.
E’ questa la mia visione, sintetica nonostante le tante parole qui usate, della situazione. E’ questo grandangolare l’obiettivo più idonea a capire cosa succede. Restringere il panorama a singoli aspetti ed a singole vicende mi sembra il più grosso errore che si possa fare. Ovviamente sono giudizi e prospettive del tutto opinabili. Ma se io avessi ragione?

 
 

Autore

  • Redazione

    Nuovo Giornale Nazionale è una testata Online totalmente indipendente, di proprietà dell’associazione Libera Stampa e Libera Comunicazione LIBERCOM.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui