
Media neocon scatenati, leader europei sparpagliati e confusi, media ucraini decisamente arrabbiati.
Per Volodymir Zelensky la missione a Washington si presenta ad alto rischio. Se non accoglierà quanto è stato stabilito tra Trump e Putin rischia di essere defenestrato dagli Stati Uniti. Se accetterà quanto è stato stabilito in Alaska rischia di essere defenestrato a casa sua.
I media ucraini sono fortemente critici a riguardo del vertice avvenuto in Alaska, ma c’è un dato che va considerato. Usaid, l’agenzia che Donal Trump ha ridotto ai minimi termini in quanto accusata di essere stata uno strumento della Cia, ha fornito un sostegno significativo ai media ucraini in generale, con un budget di aiuti esteri per il 2025 che alloca 268.376.000 dollari per “media indipendenti e il libero flusso di informazioni”, anche se non sono specificati i finanziamenti a singole testate.
La sospensione dei programmi Usaid nel 2025 ha sollevato preoccupazioni sulla sopravvivenza dei media indipendenti in Ucraina.
Usaid è stato uno strumento dei neocon e, conseguentemente, alle reazioni dei media indipendenti ucraini è necessario fare la tara.
Stesso ragionamento va fatto per National Endowment for Democracy (NED), altro strumento della Cia ridotto ai minimi termini da Donald Trump.
La NED, fondata nel 1983, ha come obiettivo dichiarato di promuovere la democrazia nel mondo, ha sostenuto vari media ucraini per promuovere la libertà di stampa.
Alcuni esempi di media ucraini che hanno ricevuto supporto includono The Kyiv Independent, Slidstvo.info, Bihus.info, Hromadske e Ukrainska Pravda.
Secondo alcune fonti, la NED, in collaborazione con l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ha giocato un ruolo significativo nel finanziare circa il 90% dei media ucraini, rendendo molte testate dipendenti da questi fondi per la loro operatività, soprattutto dopo il crollo del mercato pubblicitario ucraino a seguito dell’invasione russa del 2022.
La caporedattrice del Kyiv Independent, Olga Rudenko, ha descritto il blocco dei finanziamenti USAID come una minaccia per il giornalismo ucraino indipendente, paragonabile o persino superiore all’impatto della pandemia di COVID-19 e dell’invasione russa.
Con il congelamento dei fondi Usaid e Ned, l’Unione Europea ha intensificato il suo sostegno ai media ucraini, stanziando un pacchetto di 10 milioni di euro per supportare testate indipendenti attraverso sovvenzioni a organizzazioni mediatiche.
Va inoltre considerato che ci sono prove di finanziamenti Usaid a organizzazioni collegate alla rete di Soros, come l’East-West Management Institute, per progetti di sviluppo internazionale.
L’East-West Management Institute (EWMI) è un’organizzazione no-profit con sede a New York, fondata nel 1988, che si occupa di promuovere riforme democratiche, sviluppo economico e società civile, principalmente nei paesi dell’ex blocco sovietico. È parzialmente finanziata da fondazioni private, tra cui la Open Society Foundations di George Soros, oltre che da sovvenzioni governative, come quelle di Usaid.
Riguardo ai finanziamenti ai media ucraini, ci sono affermazioni secondo cui l’EWMI avrebbe ricevuto ingenti somme da Usaid, con alcune fonti che riportano oltre 260 milioni di dollari in 15 anni per vari progetti, tra cui il sostegno ai media in paesi come l’Ucraina. In particolare, un articolo di Asia Times sostiene che Usaid abbia finanziato “nove media su dieci” in Ucraina fino a quando l’amministrazione Trump non ha interrotto tali fondi.
Mai dimenticare che George Soros è il coautore con la neocon Usa Victoria Nuland della rivoluzione arancione del 2014.
Fatta l’opportuna tara, che induce a capire che le critiche in parte arrivano dalla realtà ucraina e in parte dalla rete neocon, alcuni commenti sono feroci.
I commenti in Ucraina sono stati prevalentemente negativi e carichi di indignazione.
The Kyiv Independent ha definito il vertice “nauseante, vergognoso e inutile”, denunciando l’accoglienza calorosa riservata a Putin, descritto come “un dittatore coperto di sangue e criminale di guerra”, mentre i suoi droni continuavano ad attaccare le città ucraine. Il giornale ha criticato Trump per aver offerto a Putin una “accoglienza da re” e per non aver compreso che Putin non ha interesse a negoziare in buona fede, ma piuttosto a prendere tutto ciò che gli viene offerto.
Unian ha sottolineato come la definizione dell’Ucraina come “nazione sorella” da parte di Putin, nonostante tre anni di guerra, è stata percepita come “un insulto insopportabile” per molti ucraini
Kyiv Post ha criticato l’ipocrisia del messaggio ufficiale del vertice (“Pursuing Peace”) rispetto ai simboli emersi.
Come al solito i commenti europei rivelano la confusione che regna nel Vecchio Continente, con i leader (si fa per dire) della Vecchia Europa che non mancano di far capire che non contano assolutamente nulla.
Il presidente francese Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz riuniscono in videoconferenza i Paesi della coalizione dei Volenterosi alleati dell’Ucraina.
Una partita a briscola di domenica non si nega a nessuno, soprattutto a chi nella partita non ha il mazzo in mano.
Straordinariamente fuori da ogni contesto è il commento dell’inutile Kaja Kallas, per la quale la determinazione di Trump per un accordo di pace “è fondamentale, ma “la dura realtà è che la Russia non ha alcuna intenzione di porre fine a questa guerra a breve. Anche mentre le delegazioni si incontravano, la Russia ha lanciato nuovi attacchi contro l’Ucraina. Putin continua a trascinare i negoziati e spera di farla franca. Ha lasciato Anchorage senza impegnarsi a porre fine alle stragi. Gli Usa hanno il potere di costringere la Russia a negoziare seriamente”.
“Mosca – ha detto la Kallas in versione veggente – non porrà fine alla guerra finché non si renderà conto che non può continuare”.
I leader europei, non sapendo esattamente cosa fare e cosa dire, premono.
In una dichiarazione congiunta scrivono: “Finché continueranno le uccisioni in Ucraina, siamo pronti a continuare a esercitare pressione sulla Russia. Continueremo a rafforzare le sanzioni e le misure economiche più ampie per esercitare pressione sull’economia di guerra russa, fino a quando non ci sarà una pace giusta e duratura”.
“L’Ucraina – continuano i determinatissimi leader europei – può contare sulla nostra incrollabile solidarietà mentre lavoriamo per una pace che salvaguardi gli interessi vitali di sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa. Il nostro sostegno all’Ucraina continuerà”.
Cominciano, nel frattempo, ad emergere alcuni dettagli importanti.
Secondo la Cnn e una conferma dell’Ukraïns’ka pravda, un funzionario europeo rimasto anonimo ha dichiarato alla Cnn che funzionari europei e il presidente degli Stati Uniti hanno discusso la possibile fornitura di garanzie di sicurezza “in stile Articolo 5” all’Ucraina come parte di un potenziale accordo di pace. Allo stesso tempo, ha osservato l’interlocutore, non si parla di coinvolgere la Nato in queste potenziali garanzie.
Questa idea sarebbe stata proposta dalla parte americana durante i negoziati come una delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, presumibilmente concordate in Alaska con Putin.
Sabato mattina, il presidente Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti hanno avuto una lunga conversazione telefonica. Zelensky ha affermato che la chiamata è stata lunga e approfondita, iniziata con un colloquio individuale prima dell’intervento dei leader europei. È durata oltre 90 minuti, di cui circa un’ora trascorsa in privato. Trump lo ha informato del suo incontro con il leader russo Vladimir Putin e dei punti principali della loro discussione. Zelensky ha sottolineato che l’Ucraina è pronta a lavorare nel modo più produttivo possibile per il bene della pace e sostiene la proposta di Trump di un incontro trilaterale.
Donald Trump, a sua volta, ha dichiarato in un’intervista a Fox News che durante i colloqui di venerdì con Vladimir Putin si è raggiunta un’intesa fondamentale: la guerra in Ucraina dovrebbe concludersi con uno “scambio di territorio” e con alcune garanzie di sicurezza da parte degli Stati Uniti.
Quando il conduttore di Fox News Sean Hannity ha chiesto informazioni sulle possibili concessioni territoriali che avrebbero garantito alla Russia territori mai controllati prima, insieme alle potenziali garanzie di sicurezza degli Stati Uniti per l’Ucraina, Trump ha confermato che queste erano state parte dei suoi colloqui con Putin.
“Beh, credo che questi siano punti su cui abbiamo negoziato e su cui abbiamo ampiamente raggiunto un accordo – ha detto Trump – In realtà, credo che siamo d’accordo su molte cose. Posso dirvi che l’incontro è stato caloroso.
Putin, dal canto suo, ha confermato che uno dei temi centrali dei colloqui è stata la situazione in Ucraina e ha elogiato l’amministrazione Trump e il presidente personalmente per essere “sinceramente impegnati nel facilitare la risoluzione del conflitto ucraino”, definendo prezioso il loro desiderio di “arrivare al nocciolo della questione e di comprendere questa storia”. Il leader del Cremlino ha ribadito che per una soluzione duratura è necessario “eliminare tutte le radici primarie, le cause primarie di quel conflitto” e “considerare tutte le preoccupazioni della Russia in termini di risultati e ripristinare un giusto equilibrio di sicurezza in Europa e nel mondo nel suo complesso”.
Non mancano anche in campo russo le campane stonate come quelle dell’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, che non si capisce se rappresenti l’ala dura russa o, più semplicemente, dia aria ai denti.
“L’incontro – ha affermato Medvedev su Telegram – ha dimostrato che i negoziati sono possibili senza precondizioni e contemporaneamente alla continuazione dell”operazione militare speciale”
Medvedev ha poi affermato che Mosca non ha al momento intenzione di abbassare le armi in Ucraina e ha accolto con favore il fatto che Putin sia stato in grado di “presentare personalmente e in dettaglio” le condizioni di massima della Russia per porre fine alla guerra. “Entrambe le parti – – ha scritto Medvedev – hanno attribuito direttamente la responsabilità di raggiungere risultati futuri nei negoziati per porre fine alle azioni militari a Kiev e all’Europa”.
Commentando su Telegram l’incontro Trump-Putin in Alaska, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, citata dalla Tass, ha affermato che “i media occidentali sono in uno stato di frenesia, che si sta trasformando in vera e propria follia: per tre anni hanno riferito che la Russia era isolata, e oggi hanno visto un tappeto rosso steso per accogliere il presidente russo negli Stati Uniti”.
Il presidente russo Vladimir Putin, dal canto suo, ha definito tempestiva e utile la sua visita in Alaska.
“Vorrei sottolineare subito che la visita è stata tempestiva e molto utile”, ha dichiarato Putin durante un incontro con i vertici dello staff presidenziale, il governo, la Duma di Stato, i ministeri e i dipartimenti governativi a seguito dei colloqui del vertice russo-americano. “Abbiamo discusso praticamente di tutti i percorsi della nostra cooperazione – ha detto -, ma prima di tutto, ovviamente, abbiamo parlato di una possibile risoluzione equa della crisi ucraina”.





