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PUTIN E TRUMP, VICINI DI CASA NEL CONDOMINIO ARTICO

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Gli europei frignano per essere stati di fatto esclusi dal vertice tra Trump e Putin che si terrà venerdì in Alaska.

Il loro frignare non è dovuto alla solidarietà a Kiev, ma alla consapevolezza che i due vicini di casa nel condominio artico decideranno come sistemare le cose al Polo Nord, per poi decidere cosa farne dell’Ucraina. Nel condominio artico gli europei non hanno nemmeno una mansarda e probabilmente la Corona danese vedrà sfuggirle di mano anche la Groenlandia, un tempo colonizzata.

Circolo polare articoIsole diomede

Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la Groenlandia è stata una colonia e che la colonizzazione danese della Groenlandia iniziò ufficialmente nel 1721, quando il missionario norvegese Hans Egede, sotto l’egida della corona danese, fondò una missione a Godthåb (oggi Nuuk) con l’obiettivo di convertire al cristianesimo la popolazione inuit e ristabilire i contatti con i coloni norvegesi, che si pensava fossero ancora presenti dai tempi delle colonie vichinghe (X-XV secolo). In realtà, i norvegesi erano scomparsi dalla Groenlandia intorno al XV secolo.

La corona danese, che all’epoca governava anche la Norvegia, supportò la spedizione di Egede per diffondere il cristianesimo luterano tra gli inuit e per esplorare opportunità commerciali, come la caccia alla balena e il commercio di pelli e avorio di tricheco e istituì un monopolio commerciale attraverso la Compagnia di Commercio della Groenlandia (Den Kongelige Grønlandske Handel), che controllava tutte le attività economiche nell’isola, limitando l’accesso di altre potenze europee.

Gli inuit, già presenti da secoli, furono gradualmente integrati nel sistema coloniale attraverso la cristianizzazione e il commercio.

La Groenlandia è stata ufficialmente una colonia danese fino al 1953, quando è divenuta una contea del Regno di Danimarca. Nel 1979 ha ottenuto l’autonomia interna (Home Rule) e nel 2009 l’autogoverno (Self-Government), pur rimanendo parte del Regno danese.

L’autonomia interna grazie al Self-Government Act del 2009, consente alla Groenlandia di gestire molte questioni interne, come l’istruzione, la sanità e le risorse naturali, mentre la Danimarca mantiene il controllo su questioni come la politica estera e la difesa.

Il punto interessante è che l’autonomia nella Groenlandia in merito alle risorse naturali fa sì che gli Usa possano trattare direttamente lo sfruttamento del sottosuolo dell’isola con il governo locale.

La legittimazione dello zar

Orso

L’invito fatto da Trump a Putin in Alaska ha un significato enorme dal punto di vista geopolitico e costituisce uno schiaffone all’Unione Europea e alla sua Corte penale internazionale, che è talmente internazionale da non essere riconosciuta da Usa, Russia, Cina, India, Turchia, Israele e Arabia Saudita, ossia dai maggiori player del nuovo assetto mondiale.

Il significato dell’invito è la plateale dimostrazione che la logica neocolonialista e globalista è fallita e che per gli Usa la Russia è tornata ad essere una potenza mondiale, un player geopolitico, riconosciuto e legittimato come interlocutore, non una potenza regionale da asfissiare e, potendo, da conquistare e asservire.

La Russia di Eltsin (10 luglio 1991 al 31 dicembre 1999) divenne un terreno fertile per un’élite finanziaria, sia locale (gli oligarchi), sia internazionale, che sfruttò la transizione per consolidare potere e ricchezza.

Alla fine degli anni ’90, la Russia attraversò una fase di instabilità politica ed economica sotto la presidenza di Boris Eltsin. La crisi finanziaria del 1998, la corruzione dilagante e la debolezza dello Stato avevano creato un vuoto di potere. Eltsin, in cerca di un successore che potesse garantire continuità e stabilità, individuò Putin, un ex funzionario del KGB relativamente sconosciuto al grande pubblico.

Putin fu nominato primo ministro da Eltsin nell’agosto 1999. All’epoca era percepito come una figura di basso profilo, ma leale, con un passato nei servizi segreti e un ruolo amministrativo a San Pietroburgo. Il 31 dicembre 1999 Eltsin si dimise improvvisamente, nominando Putin presidente ad interim. Nelle elezioni presidenziali del marzo 2000, Putin vinse con il 53% dei voti, consolidando il suo potere. La sua immagine di leader forte e pragmatico, in contrasto con la percezione di debolezza di Eltsin, fu determinante.

Una volta eletto, Putin lavorò per centralizzare il potere, riducendo l’influenza degli oligarchi, rafforzando il controllo sui media e riformando il sistema politico per limitare l’autonomia delle regioni.

Per le élite finanziarie interne e esterne Putin rappresenta la fine di una possibilità di intervento e il ritorno di un recupero di identità nazionale e imperiale che recupera le radici non solo zariste, ma del mito di Santa Madre Russia (vedi accordo con la Chiesa Ortodossa).

La possibilità di ridurre la Russia a nazione insignificante sotto il profilo geopolitico è naufragata.

Nel tempo la leadership di Putin si è ulteriormente consolidata negli ultimi anni ed eventi come il vertice con Donald Trump in Alaska il 15 agosto indicano che Putin continua a giocare un ruolo centrale sulla scena globale.

Con il vertice in Alaska, ossia in casa Usa, il segnale che gli Stati Uniti danno al mondo e, in particolare agli europei, è che la Russia non è più un nemico, che è un vicino di casa e che è un attore geopolitico con il quale dialogare. Questa è la nuova realtà. Gli europei dovranno farsene una ragione, pena rimanere costantemente nell’anglo a frignare, a inveire contro Putin e a farsi dare dei russofobi.

Dialogare non significa essere d’accordo, ma significa riconoscere all’altro la dignità di interlocutore.

L’inutilità della Corte penale

Corte penale dellaia

L’invito in Alaska ha anche il significato preciso della esposizione al mondo dell’inutilità della Corte penale dell’Aia, ossia dell’ennesimo tentativo di consegnare alla magistratura le funzioni della politica e della diplomazia.

La Corte Penale Internazionale (CPI) è stata istituita il 17 luglio 1998 con l’adozione dello Statuto di Roma durante una conferenza diplomatica a Roma. Lo Statuto è entrato in vigore il 1° luglio 2002, dopo la ratifica da parte di 60 Stati, segnando l’inizio ufficiale delle attività della Corte.

Lo Statuto di Roma è stato approvato da 120 Stati presenti alla conferenza, con 7 voti contrari (tra cui Stati Uniti, Cina e Israele) e 21 astensioni. La CPI è un’organizzazione internazionale indipendente, non parte delle Nazioni Unite, creata per perseguire crimini internazionali gravi come genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e, successivamente, il crimine di aggressione.

La Corte penale rappresenta un inutile doppione della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), nota anche come Tribunale Internazionale dell’Aia, che è il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, con sede nel Palazzo della Pace all’Aia, nei Paesi Bassi.

Istituita nel 1945 con la Carta dell’ONU, ha iniziato a operare nel 1946, subentrando alla Corte Permanente di Giustizia Internazionale.

La Corte dirime controversie giuridiche tra Stati che ne abbiano accettato la giurisdizione. Solo gli Stati possono essere parti nei processi. Le sentenze sono definitive, inappellabili e vincolanti per le parti, ma l’esecuzione può richiedere l’intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

L’attuazione delle decisioni, infatti, dipende dalla volontà degli Stati o dall’intervento del Consiglio di Sicurezza, che può essere bloccato dal veto dei membri permanenti.

Comunque sia, l’invito in Alaska è la dimostrazione lampante che la diplomazia e la politica prevalgono sulla magistratura internazionale, la cui prevalenza è stata l’invenzione propria di quel periodo avviato dai neocon che ha visto in tutto l’Occidente la magistratura sostituirsi alla politica e alla diplomazia e alla stessa ragion di Stato.

Le risorse del condominio

BASI MILITARI 1

Non è improbabile, anzi, è altamente possibile, che Putin e Trump, prima di discutere di Ucraina concordino come gestire la risorse del condominio.

Le risorse del sottosuolo artico sono di grande interesse geopolitico ed economico, grazie alla loro abbondanza e strategicità.

Secondo stime dell’US Geological Survey (2008), l’Artico custodisce circa il 13% delle riserve globali di petrolio non ancora scoperte (90 miliardi di barili) e il 30% di quelle di gas naturale (1.669 trilioni di piedi cubi), di cui l’84% si trova in aree offshore.

Inoltre, la regione è ricca di minerali critici come terre rare, litio, rame, nichel, cobalto, zinco, e minerali di ferro, essenziali per la transizione energetica e le tecnologie verdi.

La Groenlandia, in particolare, possiede riserve di terre rare stimate in 1,5 milioni di tonnellate, quasi pari a quelle degli Stati Uniti.

Russia, Canada, Norvegia, Danimarca (via Groenlandia) e Stati Uniti competono per il controllo delle risorse, con rivendicazioni territoriali basate sulla Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS). La Russia, in particolare, domina con il 30% del petrolio e il 66% del gas artico nella sua Zona Economica Esclusiva.

Paesi non artici, come Cina e India, mostrano crescente interesse, motivo per il quale un accordo tra vicini di casa si rende quanto mai necessario.

Gli impegni globali per la decarbonizzazione (in particolare voluti dall’Unione Europea, in linea con gli interessi della finanza globalista) potrebbero rendere non redditizia l’estrazione di idrocarburi artici, con studi che suggeriscono di lasciare il 60% del petrolio e il 90% del carbone nel sottosuolo. Motivo per il quale Donald Trump ha deciso di smantellare la grande fuffa green alla quale rimane attaccata come una cozza l’Unione Europea.

Un’intesa tra Trump e Putin potrebbe anche rivitalizzare il Consiglio Artico, un’istituzione intergovernativa istituita nel 1996 per promuovere la cooperazione, il coordinamento e l’interazione tra gli Stati artici, le comunità indigene e altri abitanti dell’Artico.

Il suo obiettivo principale è affrontare questioni legate alla sostenibilità ambientale, allo sviluppo economico e alla gestione delle risorse nella regione artica, con particolare attenzione alla protezione dell’ambiente e al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali.

Il Consiglio Artico è composto da otto Stati membri con territori nell’Artico: Canada, Danimarca (tramite Groenlandia e Isole Faroe), Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia e Stati Uniti. Ci sono anche sei organizzazioni indigene che hanno lo status di “Partecipanti Permanenti”, rappresentando le comunità native dell’Artico, come gli Inuit, i Sami e altri popoli indigeni.

Diversi Paesi non artici, organizzazioni internazionali e ONG partecipano come osservatori, tra cui Cina, India, Giappone, Unione Europea e altri. Gli osservatori non hanno diritto di voto ma possono contribuire alle discussioni e ai progetti.

Il Consiglio opera attraverso incontri ministeriali biennali, gruppi di lavoro e task force. La presidenza ruota ogni due anni tra gli Stati membri (attualmente, nel 2025, la presidenza è detenuta dalla Norvegia, 2023-2025).

Una volta stabiliti i paradigmi di governance del condominio artico, i dei vicini di casa potrebbero anche utilizzare il Consiglio Artico come luogo di incontro e di elaborazione di strategie e di ulteriori accordi.

I corridoi dell’artico

Rotte artico

Nel condominio un’importanza crescente hanno i corridoi. Un accordo tra i due vicini di casa sembra essere fondamentale per la governance delle grandi vie di comunicazione polari.

Con il termine “corridoi artici” ci si riferisce principalmente alle rotte marittime nell’Artico che stanno diventando navigabili a causa dello scioglimento dei ghiacci marini.

Le due principali rotte sono: Passaggio a Nord-Ovest, attraverso l’arcipelago artico canadese (collega l’Atlantico al Pacifico passando a nord del Canada) e Rotta del Mare del Nord, lungo la costa settentrionale della Russia (collega l’Europa all’Asia attraverso l’Oceano Artico).

Queste rotte, storicamente inaccessibili per gran parte dell’anno a causa del ghiaccio, stanno diventando sempre più praticabili, aprendo nuove opportunità per il commercio, il trasporto marittimo e l’estrazione di risorse naturali.

La Russia sta investendo pesantemente nella Rotta del Mare del Nord, utilizzando rompighiaccio (inclusi quelli a propulsione nucleare) per mantenere i corridoi aperti anche in inverno. La rotta è già utilizzata per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) e altre merci verso l’Asia, riducendo i tempi di navigazione rispetto al Canale di Suez.

Il Passaggio a Nord-Ovest è un corridoio meno sviluppato commercialmente rispetto alla rotta russa, ma sempre più esplorato per il trasporto e il turismo. Tuttavia, le condizioni climatiche e le infrastrutture limitate ne rallentano l’uso su larga scala.

Le rotte artiche riducono i tempi e i costi di spedizione tra Europa, Asia e Nord America. Ad esempio, la Rotta del Mare del Nord può accorciare il viaggio di circa il 40% rispetto alle rotte tradizionali.

Infine l’Ucraina

Teatro assurdo

Fatti i dovuti conti sul condominio artico, può entrare in gioco l’Ucraina che, non a caso, è esclusa, per ora, dalle trattative.

Chiaramente esclusa dalle trattative è l’Europa, sia nella sua versione anglo-francese, sia in quelle dell’Unione Europea.

Il Vecchio Continente si è autocondannato all’inesistenza geostrategica e l’Unione Europea è solo una pletora di chiacchiere che si erge su una montagna di oltre 30 mila burocrati.

A non capire o a non voler capire ci sono Zelensky e Kaja Kallas (esempio di come un politico sia il simbolo psicologico della regressione e dell’inutilità).

Zelensky, che un giorno dice una cosa e il giorno dopo ne dice un’altra, ieri ha detto che “le concessioni non fermeranno la Russia. Non convinceranno Mosca a porre fine alla guerra”.

Come riportato dall’inglese Guardian (non a caso) Zelensky ha detto che di fronte ai continui attacchi russi, mantiene le proprie “posizioni” e che gli ucraini fanno tutto il possibile “per distruggere o cacciare l’occupante”.

“La Russia si rifiuta di fermare le uccisioni e pertanto non deve ricevere alcuna ricompensa o beneficio – ha detto ancora Zelensky – questa non è solo una posizione morale, è razionale. Le concessioni non convincono un assassino”.

Dare dell’assassino a Putin mentre chiede di essere invitato al tavolo delle trattative con il leader di Mosca è davvero un bel modo per farsi mandare al diavolo.

Ed ecco che esce allo scoperto la logica sottostante, ossia quella degli europei: l’Ucraina, dice Zelensky, sta lavorando con i partner per “raggiungere una pace autentica, una pace attraverso la forza”, che, secondo il presidente ucraino, è “l’unico tipo di pace che può essere raggiunto con la Russia”.

La forza? Quale? Sul campo l’Ucraina perde ogni giorno che passa. Riguardo alla forza economica gli Usa hanno chiaramente detto che non daranno più il becco di un quattrino.

A completare il delirio ci pensa l’incarnazione dell’inutilità.

Kaja Kallas ha convocato, ieri, una riunione d’emergenza, in videoconferenza, dei ministri degli Esteri dell’Unione Europea, nel tentativo di influenzare i colloqui previsti per questa settimana tra Donald Trump e Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina.

All’incontro parteciperà anche il ministro ucraino Andrii Sybiha.

Teatro dell’assurdo.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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