
Patti chiari, amicizia lunga.
Dopo aver affermato che “l’accordo alla fine non renderà felici, né la Russia, né l’Ucraina”, il vicepresidente J.D. Vance, in un’intervista a FoxNews, nella trasmissione di punta della domenica mattina, ha affermato che l’amministrazione Trump non vuole più finanziare la difesa dell’Ucraina, ma non ha nulla in contrario che Kiev compri armi made in Usa o lo facciano i Paesi europei per gli ucraini.
Messaggio chiaro, inequivocabile, che significa che a Kiev non arriverà più il becco di un quattrino in armi e che se Zelensky vuole continuare la guerra fino alla vittoria, all’ultimo ucraino, alla riconquista della Crimea e via discorrendo, lo dovrà fare con mezzi propri o con quelli degli europei, volonterosi e irriducibili sostenitori di Kiev.
Del resto, che i Paesi europei, evidentemente non tutti, siano disposti a sostenere Kiev a oltranza è chiaro anche nelle dichiarazioni di questi giorni.
I leader di Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Polonia e Finlandia e della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno fatto sapere a Trump che è lodevole l’impegno di Donald Trump per fermare la guerra, ma che “il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina”.
I capi di Stato e di governo europei aggiungono anche che, “i confini internazionali non devono essere modificati con la forza e che l’attuale linea di contatto dovrebbe essere il punto di partenza dei negoziati”, prendendo atto che la situazione sul campo è al momento l’unica possibilità dalla quale è possibile iniziare una trattativa.
Cosa vuol dire in pratica? Che si congela il fronte e poi si comincia a discutere?
Ma il congelamento non è il punto centrale della discussione che avverrà in Alaska? Poi quanto il congelamento durerà è altra questione.
Quindi ilo comunicato dei Paesi europei è aria fritta, anzi: rifritta.
Volodymyr Zelensky, commentando le indiscrezioni (pessimo vizio commentare le indiscrezioni per un capo di Stato) ha detto che “non regaleremo la nostra terra all’occupante”.
Se un capo di Stato commenta le indiscrezioni significa che non ha notizie dirette, ossia è fuori gioco.
Emmanuel Macron, Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Donald Tusk, Ursula von der Leyen e il presidente finlandese, Alexander Stubb, in una dichiarazione si dicono “convinti che solo un approccio che combina diplomazia attiva, sostegno all’Ucraina e pressione sulla Federazione Russa affinché ponga fine alla sua guerra illegale, possa avere successo” e ribadiscono di voler “sostenere questo impegno diplomaticamente, nonché confermando il sostanziale sostegno militare e finanziario all’Ucraina, anche attraverso l’operato della Coalizione dei Volenterosi, e confermando e imponendo misure restrittive nei confronti della Federazione Russa”.
Cosa sia la Coalizione dei Volonterosi è davvero la barzelletta dell’anno, ma comunque sia, il sostanziale sostegno militare e finanziario sarà tutto a carico loro che, in effetti, significa a carico nostro, dal momento che i contribuenti siamo noi.
Chiarito chi paga, il gioco è fatto.
Vi va bene chiudere la guerra seguendo Trump? Perfetto. Spese zero, ricostruzione, business, rilancio dell’economia europea.
Non vi va bene quello che concorderà Trump, fate pure, continuate la guerra e pagate le armi. Tanti saluti.
Vance è stato esplicito. “Vogliamo giungere – ha detto – a una soluzione pacifica a questa questione. Vogliamo fermare le uccisioni. Ma gli americani, credo, sono stanchi di continuare a inviare i loro soldi, i loro soldi delle tasse, a questo specifico conflitto. Se però gli europei vogliono farsi avanti e acquistare effettivamente le armi dai produttori americani, per noi va bene. Ma non lo finanzieremo più noi stessi”.
Secondo Vance, un eventuale incontro tra Putin e Zelensky, prima del summit tra Trump e lo stesso Putin, “non sarebbe così produttivo”.
“Cercheremo – ha aggiunto il vicepresidente degli Usa – di trovare un accordo che consenta a ucraini e russi di vivere in relativa pace, con lo stop alle uccisioni. Naturalmente condanniamo l’invasione. Non ci piace che le cose siano andate così, ma bisogna fare la pace”, precisando che Washington sta comunque lavorando a un vertice tra i leader dei due Paesi in guerra.
Sferzante la dichiarazione della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sulle esternazioni dei leader europei, le cui dichiarazioni sono state accostate a un “volantino nazista”.
Una dichiarazione che, al di là dei toni propagandistici, significa una cosa sola, ossia la messa in carico delle responsabilità di un’eventuale prosecuzione della guerra per intero agli Stati europei.
Zakharova lamenta infatti che la dichiarazione “invita a un cessate il fuoco, ma non quello che si otterrebbe interrompendo le forniture di armi ai terroristi di Kiev”.
“Al contrario – sostiene la Zakarova – , in un altro volantino nazista si afferma che il successo nel raggiungere la pace in Ucraina si può ottenere solo esercitando pressione sulla Russia e sostenendo Kiev. Le “relazioni tra Bankova (la sede della presidenza ucraina, nda) e la burocrazia di Bruxelles somigliano ormai a una necrofilia, e sono caratterizzate da una passione accesa e ricambiata”.





