
Il presidente dell’ Argentina Javier Milei da’ corpo alle proposte di don Beniamino di Martino.
Javier Milei rappresenta un caso emblematico: è un libertario che ha scelto non di restare ai margini del sistema, ma di entrarci direttamente per trasformarlo dall’interno. Questo approccio va esattamente nella direzione proposta da
don Beniamino Di Martino, sacerdote cattolico che si ispira al liberalismo classico, il quale sostiene un libertarismo concreto, capace di agire anche sul piano politico-istituzionale per superare l’isolamento politico dei libertari,
per non restare ai margini della politica attiva attraverso un approccio pragmatico e realistico, ispirandosi al gradualismo dei fabiani e alla “tattica del carciofo” di Cavour, per promuovere le idee libertarie attraverso l’impegno concreto e la partecipazione politica e distinguere il libertarismo da altre ideologie, come l’anarchismo, ma collocare il libertarismo nell’ambito di una Destra autentica, radicata nel riconoscimento dell’ordine naturale e della libertà individuale.
Molti libertari tradizionali rifiutano la partecipazione politica perché la considerano un atto di compromesso con lo Stato. Ma Milei, pur rimanendo fedele ai principi anti-statalisti, ha ritenuto che per ridurre realmente l’interventismo statale fosse necessario conquistare il potere politico e usarlo per smantellarlo mettendo in pratica
la tesi di Don Beniamino Di Martino che agire dentro il sistema non significa tradire il pensiero libertario, ma può essere l’unico modo efficace per applicarlo su larga scala.
Milei ha dovuto stringere alleanze e fare compromessi politici per poter governare. Pur partendo da una posizione molto radicale e purista, ha dovuto confrontarsi con la realtà parlamentare argentina:
– alleanza con il centrodestra, allorché dopo il primo turno elettorale, ha ricevuto il sostegno decisivo dell’ex presidente Mauricio Macri e della leader di centrodestra Patricia Bullrich. Questo gli ha permesso di vincere il ballottaggio;
– governo di minoranza, atteso che il suo partito, La Libertad Avanza, non ha la maggioranza né alla Camera né al Senato, quindi per far passare le sue riforme ha bisogno di trattative con altri gruppi parlamentari;
– compromessi sulle riforme riguardanti alcune misure del suo grande “mega decreto” o del piano di riforme liberali, che sono state attenuate o modificate per ottenere l’appoggio del Parlamento o evitare blocchi da parte della Corte Suprema.
In sintesi, è sceso a compromessi, ma senza rinunciare all’obiettivo centrale di ridurre il peso dello Stato. Questo conferma che l’azione politica reale richiede mediazione, anche per chi parte da posizioni ideologiche forti.
Ciò gli ha consentito di ridurre l’iperinflazione e stabilizzare l’economia del paese. Nel 2024, l’inflazione annuale è scesa al 117,8%, rispetto al 211,4% del 2023, segnando una riduzione significativa grazie all’austerità fiscale rigorosa che ha ridotto la spesa pubblica del 27% in termini reali, uno dei tagli più significativi nella storia recente dell’Argentina
Tra questi, l’eliminazione del deficit fiscale rifiutando aumenti di spesa non finanziati, come dimostrato dal veto a leggi che avrebbero aumentato le pensioni e i benefici per le persone con disabilità. Liberalizzazioni e deregolamentazioni in vari settori economici, attraverso decreti di necessità e urgenza, il governo ha attuato. Una Politica monetaria restrittiva per controllare la massa monetaria e stabilizzare il tasso di cambio, contribuendo alla riduzione dell’inflazione.





