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ANCHE LE DITTATURE HANNO BISOGNO DEL CONSENSO

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Una delle narrazioni anglofile è che, sia Putin, sia Trump, sarebbero due autocrati che fanno strame della democrazia. L’uno, Putin, autocrate conclamato, certificato, mentre l’altro autocrate in fieri, in quanto egocentrico e sbruffone.

Ovviamente i media mainstream legati all’acqua che scorre nel Tamigi si danno un gran da fare, soprattutto ora che i due “autocrati” hanno deciso di trovarsi in Alaska per tentare di chiudere alcune situazioni di conflitto, cosa che non piace ai neo colonialisti europei e ai loro prodotti Usa, ossia i neocon.

Fosse anche vero che Putin e Trump sono due autocrati, c’è una constatazione storica che la dice lunga su come funzionano le autocrazie.

Hannah Arendt, filosofa politica tedesca, in particolare, nel suo libro “Le origini del totalitarismo (The Origins of Totalitarianism, 1951), esprime ilo concetto che anche le dittature hanno bisogno del consenso.

La Arendt analizza come i regimi totalitari, pur basandosi sulla coercizione e la paura, necessitino di un certo grado di consenso o acquiescenza da parte della popolazione per mantenere il potere. Non si tratta di un consenso democratico, ma di una forma di accettazione passiva o manipolata, spesso ottenuta attraverso propaganda, controllo dei media e repressione.

Se parliamo di propaganda e di manipolazione del consenso, di instillazione della paura, di progressiva deriva antidemocratica, l’esempio fulgido al quale riferirsi è la morente Unione Europea, gestita da un burosauro che per trent’anni ha fatto gli interessi della finanza globalista e del IV Reich tedesco di Angela Merkel.

Se guardiamo all’Inghilterra, la deriva laburista fabiana, sta trasformando la patria della Magna Charta in una sorta di stato orwelliano dove la democrazia è ormai un ricordo del passato.

La Magna Carta, firmata nel 1215 a Runnymede, in Inghilterra, è un documento fondamentale nella storia del diritto costituzionale. Fu un accordo tra il re Giovanni d’Inghilterra e i baroni ribelli, volto a limitare il potere reale e a proteggere determinati diritti.

Oggi l’Inghilterra, dopo essere stata il campione mondiale del colonialismo, è l’avanguardia del fabianesimo orwelliano.

Detto quanto era necessario dire, arriviamo ai due autocrati.

Il consenso di Vladimir Putin in Russia è un argomento complesso, ma in base ai sondaggi del Levada Center, un istituto indipendente, il gradimento di Putin è stato molto elevato negli ultimi anni, oscillando tra il 70% e l’86%.  Il Levada Center nota che molti russi non dichiarano opinioni contrarie per timore, il che può gonfiare i dati di consenso

Un sondaggio del febbraio 2022 riportava un gradimento del 71%, in aumento rispetto al 61% dell’agosto 2021, mentre nel novembre 2022 si attestava al 79%. Nel luglio 2025, fonti come Statista hanno indicato un’approvazione dell’86%.

Tuttavia, altre fonti, come un report dell’intelligence del febbraio 2023, segnalano un calo del consenso, evidenziato dall’aumento dell’emigrazione e da sondaggi che indicano un crescente desiderio di negoziati di pace.

La narrativa del Cremlino, veicolata da media statali, presenta Putin come difensore della Russia contro l’Occidente, alimentando il sentimento patriottico. Le sanzioni occidentali, pur causando difficoltà economiche (inflazione al 20%, crollo del rublo, carenza di ricambi), non hanno eroso significativamente il supporto a Putin, poiché molti russi percepiscono le sanzioni come un attacco esterno, rafforzando l’unità attorno al leader.

La Russia non ha una tradizione democratica consolidata, e molti cittadini vedono in Putin un simbolo di stabilità dopo il caos degli anni ’90. Questo fattore antropologico contribuisce alla sua popolarità, specialmente tra le generazioni più anziane.

Per quanto riguarda Trump più che le parole parlano i dati.

Uno dei sondaggisti più seri negli Usa, Rasmussen pubblica la seguente tabella giornaliera.

approvazione Trump

Il fatto è che, stando a molte analisi, il gradimento di Trump oscilla di giorno in giorno a seconda di quanto ottiene o non ottiene, soprattutto, nelle politiche interne.

In ogni caso, poiché la narrazione è che Trump potrebbe perdere le elezioni di medio termine nel 2027, diventando un’anatra zoppa, alcuni dati contribuiscono a far capire che dietro a Trump ormai si sta preparando il suo possibile successore, J.D.Vance, che, in quanto a consensi, pare non avere problemi.

Anche in questo caso parlano più i dati delle parole.

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Sostenere che gli Stati uniti sono diventati un’autocrazia è impresa ardua.

Quello che invece andrebbe osservato con attenzione è il fenomeno delle ex potenze colonialiste, che non hanno smesso di comportarsi come tali.

Il colonialismo delle monarchie europee, tra il XV e il XX secolo, è stato un processo di espansione territoriale, economica e politica che ha visto potenze come Spagna, Portogallo, Inghilterra, Francia e Olanda dominare vasti territori in Africa, Asia, America e Oceania.

Le caratteristiche del colonialismo furono: lo sfruttamento economico (estrazione di risorse, piantagioni, monopoli commerciali), la schiavitù (milioni di africani deportati nelle Americhe per il lavoro forzato); l’imposizione di lingua, religione e cultura europea, spesso con la distruzione delle civiltà locali.

Le conseguenze per le colonie furono la spoliazione di risorse, genocidi, schiavismo, perdita di identità culturale, confini arbitrari che causano conflitti post-coloniali.

Per l’Europa il colonialismo significò l’arricchimento delle monarchie, rafforzamento delle economie, ma anche rivalità che portarono a guerre.

Quando si parla di autocrazie, di dittature, di totalitarismi, si dovrebbe avere l’accortezza di considerare che tra tutti i soggetti presenti in Europa, il più sano ha la rogna.

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  • Redazione

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