
di Silvano Danesi
Il rito di Grande Alessandro alla Confidenza
Il piccolo rito forestale “pagano” del 1747 lasciò rapidamente il posto a un omologo cristianizzato degli anni 1760 in una espressione che prese il nome di “Grande Alessandro alla Confidenza”.
Alessandro deriva dal nome greco Αλέξανδρος (Alexandros), composto dai termini αλεξω (alexo, “difendere”, “aiutare”) e ανηρ (aner, al genitivo ανδρος, andros, “uomo”); il significato viene quindi variamente interpretato come “protettore di uomini”, “difensore di uomini”, “che presta soccorso agli uomini”, oppure “uomo che difende”. Il Profeta delle Foreste e la corona di quercia sono sostituiti dal Buon Cugino Gesù e dalla corona di alloro, più romana.
La Carboneria di Briot.
Nel 1809 il rituale di Grande Alessandro della Confidenza fu importato a Napoli da Pierre-Joseph Briot, quando fu nominato consigliere di Stato da Gioachino Murat. I carbonari ripresero le strutture cristiane del rito forestale francese.
Pierre Joseph Briot (1771-1827) nasce a Orchamps Vennes a 50 chilometri da Besançon e muore ad Auteil. Nel 1796 aderisce alla società segreta Bons Cousins Charbonniers. Ha funzioni pubbliche all’Elba e a Napoli ed è nominato intendente della provincia d’Abruzzo a Chieti. Qui fonda con altri francesi la Società dei Carbonari sorta dai Carbonari della Franca Contea. Nel 1807, dal 7 luglio, è nominato intendente a Cosenza dove rimane fino all’ottobre del 1809.
Briot pertanto si pone come il fondatore della Carboneria italiana e costituisce il legame con i due aspetti della vecchia società segreta: quello exoterico e quello esoterico.
La “cristianizzazione del Rito – scrive Blanchet – non è un fenomeno isolato nella Massoneria di quest’epoca, che a partire dal 1751 (fondazione della Gran Loggia degli Antichi n.d.t.) subì una vera e propria evangelizzazione al fine di canalizzarne le stravaganze. Molti Massoni pensavano fosse meglio conformarsi ai poteri religiosi e politici ( il regno di Francia era “realista” e cattolico gallicano) al fine di promuovere serenamente e senza ingerenze poliziesche la crescita dell’Ordine Massonico. La costituzione del Grande Oriente di Francia nel 1773 e la codificazione dei nuovi Riti di tradizione nazionale, come il Rito Francese (1783-86), il Rito Scozzese Rettificato (1782) e i primi bocci del Rito di Misraïm (1785) ratificarono non soltanto un ritorno più saggio al tradizionale sostrato giudaico-cristiano (anche se non si può dire davvero che le tesi di Martinez de Pasqually siano sagge …), ma anche l’affermarsi di una tradizione massonica specificamente francese e più distaccata dall’influenza inglese. Questa autonomia non poteva che piacere allo Stato, e il sostrato tradizionale risultava accettabile alla Chiesa nel quadro di un fragile “meno peggio”. Di fatto, da questo periodo Roma cessò di scagliare anatemi, ed occorrerà attendere il secolo XIX, e le azioni dei Carbonari italiani e degli Charbonniers francesi perché Pio VII (1821), Leone XII (1825), Pio VIII (1829) e Gregorio XVI (1832) reagiscano religiosamente per interposta condanna alle preoccupazioni politiche provocate dai movimenti massonici. Lo stesso sarà per Pio IX nel 1846 all’approssimarsi della rivoluzione del ’48, così come nel 1865 e nel 1869. Leone XIII agirà nel 1884 contro il positivismo, e nel 1902 al primo manifestarsi degli effetti della separazione fra Chiesa e Stato. Tutte le forme del liberalismo furono così condannate in successione dal Vaticano.Tuttavia, guardiamoci dal cadere nell’eccesso inverso di apprezzare questo rito di “Alessandro – la – Confidenza” come un ritorno all’ortodossia cattolica. Fare del Cristo un Buon Cugino Gesù frequentatore di gentaglia in fondo a un bosco, in un rito massonico ancora misto, manifestava una forma d’eresia caratterizzata e impenitente che, un secolo e mezzo prima, avrebbe condotto i suoi membri al più bello dei roghi.Il Rito di “Alessandro – la – Confidenza” ebbe anch’esso un certo successo, s’impiantò rapidamente nei luoghi del vecchio Rito del 1747 e conquistò nuovi territori specialmente nell’Est della Francia, paese eminentemente forestale. Pur mantenendosi sotto l’antico patronato di Francesco I, questa variante della “tradizione massonica forestale” cristianizzata si mette sotto la protezione dell’eremita San Teobaldo. Lo stesso faranno i Carbonari italiani”.
La Carboneria, il carbone e il Logos interiore.
Dell’aspetto essoterico della Carboneria non ci occupiamo in questo lavoro. Ci interessa, piuttosto, l’aspetto esoterico, dove il carbone è simbolo dell’intelletto umano, ossia di quella porzione di Logos che si è calata nell’essere umano. Vale qui la similitudine eraclitea: così come il carbone si riaccende al contatto con il fuoco, l’intelletto umano, ossia il Logos interiore, si accende al contatto con il Logos esteriore e universale. Essendo il Logos, secondo Eraclito, l’artigiano dell’esistente, l’intelletto umano, come il carbone ravvivato dal fuoco, a contatto con il Logos diventa egli stesso artigiano.
Il fuoco, scrive Andrè Pichot “è la rappresentazione del divenire…divenire egli stesso e «agente intelligente» di questo divenire”. [1]
“Questo Logos – afferma ancora Pichot – sembra essere ad un tempo un’armonia e un’intelligenza che domina e controlla il mondo e il divenire; ma è allo stesso tempo ciò che permette all’uomo di conoscere questo mondo e questo divenire. Questo Logos è l’armonia invisibile che è superiore all’armonia visibile”, e aggiunge: “Noi dobbiamo tuttavia sottolineare che una simile idea figura in filigrana nelle tesi pitagoriche”. [2]
L’Acciarino, ossia l’iniziando alla Carboneria, è come una pietra focaia che intende, accendendo la sua scintilla interiore, ravvivare quel carbone assopito affinché si ravvivi un contatto con il Logos universale (fuoco semprevivente – Eraclito).
“Nella Chandogya Upanisad, databile a un’epoca vicina a quella dei primi vasai ateniesi, si legge: «Il mondo è Fuoco [Agni], il sole è la legna, i suoi raggi sono il fumo, il giorno la fiamma. La luna sono le braci, le costellazioni le scintille. In questo Fuoco gli dèi versano la fede [sraddha] come oblazione. Da questa oblazione nasce il soma”. [3]
Quale descrizione migliore di un rito forestale di quello che troviamo in questa Upanisad, la quale ci restituisce il cuore della sapienzialità che emerge dal sostrato indoeuropeo.
Questa idea centrale del rapporto tra il Logos universale e il Logos interiore è la chiave di volta dell’arco reale che collega l’iniziazione massonica all’iniziazione forestale e carbonara.
Un esempio di Vendita carbonara.
Una Vendita è situata in una radura ed è delimitata da un grande cerchio di tronchi ove si siedono i Buoni Cugini e le Buone Cugine, avendo davanti a loro un tronco più piccolo ove poter piantare la loro ascia.
Il Cugino Maestro o la Cugina Maestra siede all’Oriente. Egli ha dietro di sè un agrifoglio eretto e davanti a sè un’incudine su un grande tronco. Quattro capanne, riduzioni simboliche di quelle reali che avevano importanza particolare per i clan forestali, raffigurate ognuna da tre fascine legate alla loro sommità, sono nel cerchio e sono il rifugio dell’Eremita, del Vignaiolo, della Mère Catault e dell’Orso.
L’Eremita, personaggio emblematico, è l’anziano del clan, la memoria collettiva e il sacerdote avanti al quale si compiono i riti lustrali.
Il vignaiolo corrisponde tradizionalmente al mestiere del boscaiolo, del carbonaio e del fonditore, mestieri che « danno sete » e il vino ha un valore conviviale e un valore sacro, in quanto è una bevanda fermentata.
La Mère Catault è un personaggio enigmatico, che si ritrova in diverse tradizioni compagnoniche e della quale non è specificato il rito. Sembrerebbe essere la madre dei compagni che pulisce i loro vestiti e prepara i loro pranzi.
L’Orso è il simbolo celtico della regalità e sta di fronte all’Eremita. Insieme rappresentano le forze brutali che albergano nell’uomo e il loro addomesticamento.
Al centro della Vendita si trova un fuoco attivo e numerosi utensili per la lavorazione del legno gettati aller infusa.
Gli Ufficiali
Il Cugino Maestro è all’Oriente
Il Cugino della Quercia è il primo sorvegliante del cantiere e sta all’Occidente, a sinistra dell’entrata del cercio e funge da padrino dell’Accendino , il futuro iniziato.
Il Cugino dell’Olmo è il secondo guardiano e sta all’Occidente alla destra dell’entrata del cerchio e svolge il ruolo di introduttore degli iniziandi.
Il Cugino del Sorbo è seduto alla sinistra del Cugino Maestro e assicura la guardia del pane.
Il Cugino del Carpine è seduto alla destra del Cugino Maestro e assicura la guardia del vino.
Cugino dell’Acero
Cugino del Frassino
Il Cugino del Faggio si trova tra le due guardie del cantiere ed è il guardiano del bosco.
Il Cugino minatore è colui che va a cercare gli iniziandi dispersi nella foresta.
La capanna del Cugino Vignaiolo presso il Cugino del Carpine.
La Capanna dell’Eremita davanti al Cugino della Quercia
La Capanna della Mère Catault presso il Cugino del Frassino
La Capanna dell’Orso davanti il Cugino dell’Olmo.
Le tappe intermedie tra i clan forestali e la Carboneria
Le tappe intermedie tra i clan forestali delle origini e la Carboneria sono, secondo Blanchet:
Il neo celtismo del XVII e XVIII secolo (1600-1720);
il neo druidismo inglese del XVIII secolo (a partire dal 1717);
i riti forestali francesi del Signore di Beauchesne (1747);
i riti francesi detti di «Alexandre la Confiance» (1760-1790).
Il neo celtismo universitario del XVII e XVIII secolo
Ne abbiamo notizia in due tomi del Collegio di Oxford del XVII secolo (Edition du Preiurè, 1994) che riportano la letteratura del primo millennio e che passarono dalla scuola di Chartres verso Oxford dopo il Concilio di Parigi del 1210.
Il neo celtismo inglese, fenomeno soprattutto politico, trova la sua espressione autorizzata sotto il regno di Enrico VIII dopo la sua scissione dal cattolicesimo romano nel 1535. Enrico VIII mandò gli archivi dei monasteri cattolici verso la biblioteca reale e verso quella di Oxford e tra quei documenti che riportavano la storia reale del paese molti riguardavano gli antichi culdei irlandesi o colombanisti.
Enrico VIII voleva dimostrare di essere l’erede dei suoi antenati e delle radici celtiche e sassoni.
Alla ricostruzione delle radici lavorò a Oxford il Collegio degli Antiquari, che agiva contro gli Stuarts, i quali si relazionavano con la cattolicità romana.
Il neo-celtismo inglese del XVIII secolo, scrive Planchet, “era progressista, e non è esagerato sostenere che lavorò alle prime basi dei diritti dell’uomo in rapporto al diritto di Dio”.
Deus meumque jus, ossia dieu et mon droit (in italiano: Dio e il mio diritto) è il motto delSovrano del Regno Unito. Fu adottato da Enrico V d’Inghilterra (1413-22) ed è il motto del Rito Scozzese Antico ed Accettato.
Durante la dittatura di Cromwell, nel 1640, il College si nascose e si aggregò al Collegio Invisibile, anch’esso situato a Oxford, che aveva al proprio interno le teorie Rosa-Croce di Andreae Robert Fludd (padre del Collegio Invisibile), Elias Ashmole, John Wilkins, Robert Plot, Thomas Voughan, John Locke, Samuel Hostlieb e più tardi Isaac Newton e Sir Christofer Wren.
Da questo collegio nascerà la Royal Society.
[1] André Pichot, La naissance de la scienze, Folio, Gallimard
[2] André Pichot, La naissance de la scienze, Folio, Gallimard
[3] Roberto calasso, Il cacciatore celeste, Adelphi





