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ITALIA, ALGERIA, TUNISIA E IL COINQUILINO RUSSO ….DA INSULTARE

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Continua con successo l’impegno di Giorgia Meloni nel lavoro di consolidamento dei rapporti strategici con l’area del Nord Africa. Lavoro che non piace all’Eliseo e ai suoi vassalli italiani. Lavoro che può essere compromesso da inutili e dannose esternazioni, che hanno il valore di insulti, nei confronti di soggetti politici, come la Russia, che è ben presente in Africa e con la quale è opportuno aver rapporti di buon vicinato. Frenare la lingua è sintomo di saggezza e di rispetto degli interessi italiani, la qual cosa non significa arretrare dalla condanna dell’invasione russa in Ucraina, ma l’astenersi da accostamenti storici impropri e senza alcun fondamento.

Il 31 luglio Giorgia Meloni si è recata in visita ufficiale a Tunisi, dove è stata ricevuta dal presidente Kaïs Saïed.

I due leader hanno elogiato la solidità del partenariato bilaterale, in particolare nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa, sottolineando i progressi compiuti in diversi progetti congiunti nei settori dell’agricoltura, dell’acqua, dell’energia e della formazione professionale.

Il 23 luglio Giorgia Meloni, in visita in Algeria, per il quinto vertice intergovernativo a dimostrazione – ha detto – “di relazioni che sono particolarmente solide”.

“Oggi – ha sottolineato Giorgia Meloni – sono riuniti in questa sede i massimi rappresentanti di oltre 400 imprese italiane e algerine. L’incontro tra queste due realtà, come voi sapete bene, ha consentito di sottoscrivere circa 30 intese e accordi. A questi circa 30 intese e accordi si aggiungono gli altri 10 accordi bilaterali, a livello di Governo, che sono stati sottoscritti durante il Vertice intergovernativo”.

“L’Italia – ha aggiunto Giorgia Meloni – è il principale mercato di destinazione delle esportazioni algerine, con una quota di mercato di circa il 26%. E l’Italia, a sua volta, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con quasi tre miliardi di euro di esportazioni, un dato che è in costante crescita ed è in costante crescita soprattutto dal 2022 ad oggi”.

“L’Algeria – ha detto ancora Giorgia Meloni – svolge da molto tempo un ruolo fondamentale per garantire la nostra sicurezza energetica italiana, per garantire la sicurezza energetica d’Europa”.

Il presidente del Consiglio italiano ha poi ricordato che tra le priorità strategiche italiane, “c’è quella di dare forma e sostanza alla naturale vocazione dell’Italia a diventare un hub di approvvigionamento energetico, un ponte per la trasmissione di energia tra Africa ed Europa, l’anello di congiunzione tra il Continente europeo, l’Africa e il Mediterraneo allargato”.

Nell’incontro in Tunisia, avvenuto pochi giorni dopo, si è discusso anche della questione energetica e Giorgia Meloni ha confermato l’impegno dell’Italia nello sviluppo dell’interconnessione elettrica Elmed, un progetto strategico per collegare il mercato energetico tunisino ed europeo.

Entrambe le parti hanno sottolineato la volontà di fare del Mediterraneo un corridoio energetico tra Africa ed Europa.

Gli interessi energetici italiani in Tunisia si inseriscono in un contesto di cooperazione strategica tra i due Paesi, con focus su transizione energetica, sicurezza degli approvvigionamenti e sviluppo delle fonti rinnovabili.

L’Italia, attraverso Terna Spa, e la Tunisia, tramite STEG, stanno realizzando un elettrodotto sottomarino Elmed da 600 MW per collegare le reti elettriche dei due Paesi attraverso il Canale di Sicilia.

Con una lunghezza di circa 220 km, il progetto, inserito nel Piano Mattei e finanziato in parte dall’UE (307 milioni di euro tramite il Connecting Europe Facility), mira a migliorare l’integrazione dei mercati energetici europei e nordafricani.

L’opera, autorizzata dal Mase nel 2024, dovrebbe essere completata entro il 2028. La bidirezionalità consente alla Tunisia di importare energia dall’Italia nel breve termine e potenzialmente esportarla in futuro.

Il gasdotto Trans Mediterranean Pipeline (Transmed (Enrico Mattei) collega l’Algeria all’Italia, passando per la Tunisia, garantendo approvvigionamenti di gas naturale.

La Tunisia riceve imposte per il transito, rafforzando il ruolo strategico del Paese per la sicurezza energetica italiana. Questo gasdotto è cruciale per l’Italia, con l’Algeria che ha assunto un ruolo chiave.

L’Eni, presente storicamente in Tunisia, opera nel settore delle rinnovabili con impianti fotovoltaici come quelli di Adam e Tataouine. L’energia prodotta a Adam è usata per ridurre le emissioni nei campi petroliferi, mentre l’impianto di Tataouine fornisce oltre 20 GWh/anno alla rete nazionale tunisina.

Eni sperimenta anche colture sostenibili per biocarburanti in aree semidesertiche.

L’Italia è il primo partner commerciale della Tunisia, con un interscambio superiore a 7 miliardi di euro nel 2022.

La Tunisia dipende fortemente dal gas importato (53% del mix energetico dal gas naturale, principalmente dall’Algeria), con solo il 3% dell’elettricità da fonti rinnovabili. Non è possibile, pertanto, fare i conti con la Tunisia senza fare quelli con l’Algeria.

Carta Ispi

Gli interessi energetici ed economici italiani in Algeria sono profondi e strategici, radicati in una lunga storia di cooperazione bilaterale e rafforzati dalla vicinanza geografica e dagli obiettivi condivisi nel Mediterraneo. L’Algeria è il primo fornitore di gas naturale per l’Italia, con il gasdotto Transmed (intitolato a Enrico Mattei) che trasporta circa un terzo del gas importato dall’Italia.

Eni, multinazionale energetica italiana, e Sonatrach, compagnia petrolifera e del gas statale algerina, hanno una partnership strategica di lunga data focalizzata su idrocarburi, transizione energetica ed energie rinnovabili. La loro collaborazione, iniziata con l’ingresso di Eni in Algeria nel 1981, si concentra su sicurezza energetica, decarbonizzazione e sviluppo economico.

La partnership ha dato priorità al Bacino di Berkine per esplorazione e produzione. Nel dicembre 2020, è stato firmato un Memorandum d’Intesa (MoU) per potenziare le attività in questa regione secondo la nuova legge energetica algerina, con l’obiettivo di aumentare la produzione. Un contratto del 2021 per il Bacino di Berkine riguardava 7.880 km², con un obiettivo di 135 milioni di barili di petrolio equivalente, con produzione avviata entro la fine del 2022.

Nel luglio 2025, è stato firmato un contratto di condivisione della produzione da 1,35 miliardi di dollari per l’area di Zemoul El Kbar, con una stima di 415 milioni di barili di petrolio equivalente, inclusi 9,3 miliardi di metri cubi di gas. Insieme a Reggane II, queste iniziative mirano ad aumentare la produzione di gas a 5,5 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2028, con investimenti superiori a 8 miliardi di dollari.

Nel 2020, è stato firmato un contratto per la produzione dai giacimenti Sif Fatima II, Zemlet El Arbi e Ourhoud II, valido fino al 2049.

Nel marzo 2022, è stata annunciata una significativa scoperta di petrolio e gas nella concessione Zemlet El Arbi.

Nell’aprile 2022, Eni e Sonatrach hanno concordato di aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia tramite il gasdotto Transmed/Enrico Mattei, raggiungendo fino a 9 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2023-24. Questo sfrutta il modello fast-track di Eni per accelerare la produzione dai giacimenti algerini.

Accordi nel 2021 e 2022 si sono concentrati sull’ottimizzazione delle infrastrutture esistenti, come gli impianti MLE-CAFC, e sull’espansione di gasdotti come Hassi Messaoud-Arzew per aumentare la capacità di esportazione dell’Algeria verso l’Europa.

Un memorandum del 2022 ha puntato sullo sviluppo accelerato dei giacimenti di gas e su un progetto pilota di idrogeno verde a Bir Rebaa North (BRN) per decarbonizzare l’impianto di gas BRN. Il parco fotovoltaico BRN, con due impianti operativi e un terzo in costruzione, fornisce energia pulita ai siti di produzione. Un Solar Lab, che replica il Centro Ricerche di Novara di Eni, testa pannelli fotovoltaici in condizioni desertiche.

Accordi nel 2021 e 2023 hanno delineato la cooperazione in efficienza energetica, energie rinnovabili, cattura e stoccaggio del carbonio e biocarburanti per supportare la neutralità carbonica entro il 2050.

Nel luglio 2025, durante un vertice Italia-Algeria, è stato firmato un memorandum per rafforzare la cooperazione in idrocarburi, rinnovabili e sicurezza energetica, con focus sull’aumento della produzione di gas algerino e sull’estensione dei contratti di esportazione verso l’Italia. Questo si basa su accordi precedenti per consolidare il ruolo dell’Algeria come fornitore energetico chiave per l’Europa.

La partnership include anche iniziative sanitarie comunitarie tramite la Fondazione Eni, che supporta ospedali, forniture mediche e formazione in Algeria.

Nel 2021, Eni e Sonatrach hanno concordato di collaborare a programmi di formazione attraverso l’Eni Corporate University e l’Institut Algérien du Pétrole, concentrandosi sulle operazioni upstream e sulle tecnologie per la transizione energetica.

La partnership di Eni e di Sonatrach ha un coinquilino che non si può sottovalutare. Infatti, Sonatrach e Gazprom, il gigante energetico russo, intrattengono rapporti di collaborazione focalizzati principalmente sull’esplorazione e lo sviluppo di giacimenti di idrocarburi in Algeria, in particolare nell’area di El Assel, situata nel bacino di Berkine.

Nel 2008, Gazprom ha ottenuto una partecipazione del 49% in un progetto congiunto con Sonatrach (che detiene il 51%) per l’esplorazione e lo sviluppo dell’area di El Assel. Questo progetto include i giacimenti di Rhourde Sayeh e Rhourde Sayeh Nord, con l’inizio della produzione di gas naturale, condensato e GPL previsto per il 2025. Sono stati perforati 24 pozzi e costruita un’unità di trattamento per la produzione.

Nel 2014, Sonatrach e Gazprom hanno annunciato una scoperta di petrolio e gas nel pozzo esplorativo RSHN-1, situato nel blocco 236b di El Assel, con tassi di flusso significativi (8,5 m³/h di petrolio e 7.930 m³/h di gas). Questo è stato il terzo ritrovamento congiunto nella zona, dopo i pozzi RSH-2 e ZERN-1.

Nel 2023, è stato annunciato un piano di sviluppo per due campi di idrocarburi nella zona sud-ovest di Hassi Messaoud, con un investimento di circa 950 milioni di dollari. La produzione, prevista per il 2028, dovrebbe raggiungere 2 milioni di m³/giorno di gas naturale, oltre 1.000 tonnellate/giorno di condensato e 220 tonnellate di GPL.

Nel 2024, l’interscambio Italia-Algeria ha raggiunto circa 14 miliardi di euro, con 11 miliardi di importazioni (soprattutto gas) e 2,9 miliardi di esportazioni italiane (macchinari, prodotti petroliferi raffinati, chimici e siderurgici). L’Italia è il primo cliente dell’Algeria e il suo secondo fornitore dopo la Cina. Circa 200 aziende italiane operano stabilmente in Algeria, attive in settori come energia, infrastrutture, costruzioni, agroindustria e difesa.

Le imprese italiane forniscono macchinari per infrastrutture (autostrade, dighe, edilizia) e beni strumentali, che rappresentano il 35% delle importazioni algerine. Aziende come Ansaldo Energia, E Saipem sono coinvolte in progetti strategici, mentre accordi recenti (es. Forum Imprenditoriale 2025) hanno ampliato la cooperazione in settori come automotive, farmaceutico e agroalimentare.

Se torniamo alla Tunisia, il Paese ha riscontrato un crescente interesse militare da parte della Russia, in particolare a partire dal 2024, come parte di una più ampia strategia di espansione della propria influenza in Nord Africa. Questo interesse si inserisce in un contesto geopolitico complesso, in cui Mosca cerca di consolidare la propria presenza in aree strategiche come il Mediterraneo e il Sahel, spesso in competizione con gli interessi occidentali, in particolare di Stati Uniti, Unione Europea e Italia.

A partire da aprile 2024, sono stati segnalati voli militari russi che atterrano all’aeroporto di Djerba, un’isola tunisina vicina al confine con la Libia. Questi movimenti sono stati interpretati come un segnale della volontà russa di rafforzare la propria presenza in Tunisia.

Non è ancora chiara la natura esatta di queste attività, ma si sospetta che possano essere legate a operazioni logistiche o al supporto di gruppi come il neo-costituito Africa Corps, che ha sostituito il Gruppo Wagner in diverse aree africane, tra cui Libia, Mali e Burkina Faso.

La Tunisia rappresenta un tassello strategico per la Russia, non solo per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, ma anche per il controllo dei flussi migratori verso l’Europa, un aspetto che preoccupa in particolare l’Italia.

La Russia sembra voler sfruttare la crisi economica tunisina e le tensioni tra il presidente Kais Saied e l’Occidente (in particolare con il FMI per un prestito di 1,9 miliardi di dollari) per proporsi come partner alternativo, offrendo armi, grano e sostegno economico.

Le importazioni tunisine dalla Russia sono aumentate del 67,3% nei primi dieci mesi del 2023, con prodotti chiave come petrolio, gas, cereali e fertilizzanti.

La Russia è un importante esportatore di armi in Nord Africa, con Egitto e Algeria come principali destinatari, ma potrebbe espandere le forniture anche alla Tunisia. La cooperazione tra Tunisia e Russia si è rafforzata anche in altri settori, come il turismo e l’istruzione, con circa 2.000 studenti tunisini in Russia e 60 borse di studio finanziate per il 2024-2025.

L’Italia, con il Piano Mattei, ha investito molto per rafforzare i legami con la Tunisia, soprattutto per gestire i flussi migratori e garantire approvvigionamenti energetici attraverso infrastrutture come il gasdotto Transmed.

La crescente influenza russa rappresenta una minaccia diretta a questi interessi.

Esperti come Michela Mercuri sottolineano che la Tunisia potrebbe giocare su due fronti, mantenendo relazioni sia con l’Europa che con la Russia, sfruttando le offerte di Mosca per ottenere maggiori concessioni dall’Occidente.

La presenza russa in Libia orientale, sotto il controllo del generale Khalifa Haftar, potrebbe essere un trampolino per ulteriori attività in Tunisia.

Gli interessi militari russi in Tunisia appaiono come una combinazione di obiettivi strategici (espansione dell’influenza nel Mediterraneo e in Nord Africa) ed economici (sostegno a un paese in difficoltà per ottenere vantaggi geopolitici). La Tunisia, per la sua posizione e il suo ruolo nei flussi migratori, è un obiettivo chiave per Mosca, ma la sua dipendenza dall’Europa e dagli Stati Uniti potrebbe limitare un pieno allineamento con la Russia. L’Italia, in particolare, deve affrontare una situazione delicata per bilanciare i propri interessi strategici e mantenere la cooperazione con Tunisi, senza cedere terreno alla crescente influenza russa.

Se la Tunisia sembra essere in una posizione di equilibrio tra Mosca e l’Occidente, i rapporti tra Russia e Algeria si configurano come una solida e duratura cooperazione strategica, che affonda le radici in una storia condivisa e si manifesta in modo significativo nei settori militare ed economico.

In ambito militare, l’Algeria si pone come uno dei principali partner di Mosca nel continente africano, rivestendo anche il ruolo di importante acquirente di armamenti russi nella regione.

Questa collaborazione si è intensificata negli ultimi anni, come testimoniato dalle esercitazioni militari congiunte, tra cui spicca la Desert Shield 2022. L’impegno algerino nel rafforzare le proprie capacità difensive si traduce in un aumento considerevole del budget destinato al settore militare, con una quota significativa orientata all’acquisizione di tecnologia militare russa, inclusi potenziali sistemi avanzati come i caccia Sukhoi Su-57 e i sistemi di difesa aerea S-500.

Questa stretta alleanza militare è oggetto di analisi da parte di molti osservatori, i quali la considerano un potenziale fattore di instabilità negli equilibri militari regionali, in particolare nel contesto delle relazioni con il Marocco.

Parallelamente all’aspetto militare c’è una crescente attenzione al consolidamento del partenariato economico e commerciale tra i due Paesi. In tal senso, il Forum imprenditoriale algerino-russo, svoltosi ad Algeri, ha rappresentato un’occasione cruciale per esplorare e sviluppare nuove sinergie in settori economici chiave come quelli dell’energia, dell’industria farmaceutica e dei trasporti. Infatti, l’Algeria, con l’obiettivo di diversificare la propria economia e attrarre investimenti esteri, individua nella Russia un partner strategico di rilievo. In questo contesto, l’ambasciatore della Federazione Russa in Algeria, Alexej Solomatin, ha espresso con forza la sua convinzione sull’importanza di promuovere la creazione di società miste tra imprese dei due Paesi, valorizzando la posizione strategica dell’Algeria e come essa possa fungere da hub privilegiato per l’espansione delle imprese russe in questa dinamica regione. Un passo concreto verso questo obiettivo è rappresentato dalla firma di accordi di cooperazione tra le rispettive camere di commercio e tra enti fieristici, finalizzati a facilitare gli scambi commerciali e la partecipazione delle imprese a eventi di settore.

Nella cornice di un consolidato rapporto bilaterale, Algeri ha ospitato un incontro di alto livello tra il tenente generale Said Chengriha, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito algerino, e Nikolaj Patrušhev, Segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa. Questo importante confronto, come reso noto dalla televisione di Stato algerina, si è focalizzato sul rafforzamento della cooperazione militare tra i due Paesi, un’area di collaborazione già significativa e in continua evoluzione.

Patrušhev, giunto alla guida di una nutrita delegazione, ha avuto un colloquio approfondito con il generale Chengriha, durante il quale sono state analizzate e discusse questioni di reciproco interesse. Il generale algerino ha voluto sottolineare con enfasi la ferma e chiara volontà di entrambi i Paesi di consolidare ulteriormente lo storico partenariato strategico che li lega. In particolare, ha evidenziato come la cooperazione militare rappresenti un pilastro fondamentale di questa relazione, esprimendo la convinzione che l’impegno congiunto nel contribuire alla pace e allo sviluppo sostenibile, nel pieno rispetto della sovranità degli Stati, sia pienamente in linea con i principi storici che hanno da sempre caratterizzato i loro stretti legami bilaterali, basati sulla fiducia reciproca e sulla condivisione di interessi. Dal canto suo, il segretario Patrušhev ha riconosciuto e lodato la profondità delle radici storiche che uniscono Algeria e Russia, sottolineando il ruolo centrale svolto dall’Algeria e i suoi significativi sforzi nel promuovere la pace e la stabilità nella regione nordafricana e non solo.

Parallelamente agli incontri istituzionali, si è concluso ad Algeri il Forum imprenditoriale algerino-russo, un’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio e dell’Industria Algerina (CCIA) con l’obiettivo primario di rafforzare il partenariato economico e strategico tra le due nazioni. Questo evento ha visto la partecipazione attiva di una delegazione russa di alto livello, composta da figure chiave del mondo imprenditoriale, e di numerosi operatori economici algerini e russi, tutti accomunati dall’interesse di esplorare e sviluppare nuove sinergie in diversi settori cruciali delle rispettive economie. Nel corso dell’intensa giornata di lavori del Forum, un’attenzione particolare è stata dedicata all’illustrazione dettagliata delle opportunità di investimento e del clima imprenditoriale che caratterizzano sia l’Algeria che la Russia. In questo contesto, un focus specifico è stato posto sulla presentazione dei vantaggi offerti dalla nuova legge algerina sugli investimenti, concepita per attrarre capitali esteri attraverso la garanzia di incentivi fiscali e protezioni legali per gli investitori stranieri. Questa mossa strategica si inserisce nel più ampio piano del governo algerino di diversificare la propria economia, storicamente dipendente dalle esportazioni di idrocarburi, e di creare un ambiente più favorevole all’afflusso di capitali e competenze dall’estero.

D’altra parte, il direttore generale della Camera di Commercio e Industria Algerina, Guidri Chakib Ismail, ha elogiato il livello di cooperazione economica bilaterale già esistente tra i due Paesi; tuttavia, ha anche evidenziato la presenza di un potenziale ancora inespresso negli scambi commerciali, auspicando un incremento significativo del loro volume. “Stiamo lavorando attivamente affinché il volume degli scambi sia finalmente all’altezza delle nostre profonde relazioni storiche e politiche”, ha dichiarato Ismail, sottolineando l’impegno della CCIA nel favorire una crescita più robusta delle relazioni economiche.

Tra i risultati tangibili del Forum, spicca la firma di un importante accordo di cooperazione tra la Camera di Commercio e Industria Algerina e la sua omologa russa. Questo accordo mira a creare un quadro istituzionale più solido per la collaborazione tra le comunità imprenditoriali dei due Paesi, facilitando lo scambio di informazioni, la promozione di eventi congiunti e il sostegno alle iniziative di business bilaterali. Un ulteriore passo avanti è rappresentato dalla firma di un memorandum d’intesa tra la filiale algerina Safex Exhibitions e il centro fieristico russo Expo Center: questo accordo apre nuove prospettive per la promozione congiunta di fiere ed esposizioni nei rispettivi Paesi, offrendo alle imprese maggiori opportunità di presentare i propri prodotti e servizi e di entrare in contatto con potenziali partner commerciali.

Parallelamente alle sessioni plenarie e alle firme degli accordi, si sono svolti numerosi incontri B2B tra imprenditori algerini e russi con l’obiettivo di creare un’opportunità concreta per le aziende di stabilire contatti diretti, presentare i propri profili aziendali e identificare potenziali progetti di collaborazione congiunta in settori specifici. Il Forum si è concluso con la riunione del Consiglio imprenditoriale algerino-russo, un organismo bilaterale che ha avuto il compito di elaborare una serie di raccomandazioni operative concrete, finalizzate a semplificare l’attuazione di progetti comuni, a rafforzare la cooperazione industriale e commerciale tra Algeria e Russia nel medio termine e a tradurre le discussioni e gli accordi in azioni concrete e risultati tangibili per le economie di entrambi i Paesi.

Come fa notare il Washington Institute for Near East Policy “mentre l’invasione russa dell’Ucraina ha sconvolto e persino messo in discussione alcuni degli storici rapporti di Mosca con altri Paesi, l’Algeria non sembra destinata a discostarsi troppo dai suoi rapporti storicamente stretti con Mosca”.

Dal 2002, circa il 76% delle importazioni di armi dell’Algeria proviene dalla Russia e Algeri è costantemente tra le prime cinque destinazioni mondiali per le armi russe.

Nell’ottobre 2022, l’Algeria ha ospitato la marina russa per esercitazioni marittime congiunte e, secondo quanto riferito, le due parti hanno condotto un’altra esercitazione congiunta lungo il confine marocchino il mese successivo.

L’Algeria ha annunciato a novembre 2022 l’intenzione di aderire al gruppo noto come BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), salvo poi ritirare la candidatura, ma conseguendo, nell’ottobre 2024, lo status di “partner” dei BRICS, un nuovo status introdotto al summit di Kazan, che consente una cooperazione senza piena adesione.

La guerra in Ucraina ha messo in difficoltà le relazioni tra Russia, Algeria e Tunisia, ma non si può non arguire che la fine della guerra tra Mosca e Kiev vedrà la Russia ben assestata nel Magreb e nel Sahel.

La domanda che nasce da questa breve e incompleta analisi è se l’Italia, pur mantenendo ferma la posizione di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, intenda avere con Mosca una relazione fatta di insulti, sul modello Biden, o se non sia il caso di attenersi alla più ferrea correttezza diplomatica.

Uscite estemporanee che associano l’attuale Russia alla Germania nazista sono completamente fuori luogo e lesive degli interessi italiani nel mondo, soprattutto in quelle aree dove Russia e Italia sono compresenti e non possono fingere di ignorarsi. L’Italia non ha alcun interesse ad avere pessimi rapporti di vicinato con la Russia in aree di compresenza, soprattutto in Africa, dove il Piano Mattei presuppone rapporti non conflittuali con i soggetti presenti nell’area.

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