
di Vito Sibilio
La proclamazione a Dottore della Chiesa di John Henry Newman era qualcosa che da tempo ci si aspettava. Dottore anglofono proclamato da Papa anglofono, con la sua biografia, il suo background e la sua dottrina ci veicola un messaggio articolato e importante, che viene così fatto proprio anche da Leone XIV.
Il contesto storico culturale in cui fiorì il Dottore è importante. Dopo secoli di silenzio, anche in Gran Bretagna il Cattolicesimo rifiorì, grazie all’azione combinata ma non coordinata dell’Università di Oxford e del Collegio Inglese di Roma. Con tale fioritura si intreccia quella di una nuova apologetica, esplicativa e non polemica, che riporta fuori dalle catacombe lo spirito e la dottrina cattolica per mostrarli all’opinione pubblica anglicana. Tra i suoi autori ci furono Wiseman, appunto Newman e Manning, tutti insigniti della porpora cardinalizia.
John Henry Newman nacque a Londra nel 1801. Educato nell’anglicanesimo, si allontanò da esso in nome di un generico spirito di irreligiosità, per poi tornare alla Fede con maggior consapevolezza grazie ad una esperienza interiore del 1816. Iscrittosi all’Università di Oxford, si graduò e divenne suo fellow. Sacerdote della Chiesa Anglicana nel 1825, fu parroco della Parrocchia universitaria di Saint Mary’s nel 1828. Nel 1833 costituì con alcuni amici il Movimento di Oxford per un profondo rinnovamento della Chiesa Anglicana. Si distinse con la composizione dei vivaci e incisivi novanta Tracts sui temi più svariati della disciplina, della liturgia, della storia, della morale e della teologia anglicane. Newman pubblicò On the prophetical office of the Church, un saggio ecclesiologico in cui sosteneva i principi cardine del Movimento oxfordiano, ossia la Via Media e i Tre Rami. La prima dottrina elogiava la Chiesa Anglicana che non aveva né mutilato, come il Protestantesimo, né indebitamente ampliato, come il Cattolicesimo, la Rivelazione. La seconda sosteneva che la Chiesa Cattolica vive in tre rami, ciascuno legittimo nel suo territorio e che non devono combattersi tra sé: quello Romano, quello Greco e quello Anglicano. Ma nel 1839, studiando il ruolo della Chiesa Cattolica Romana durante le controversie cristologiche del IV secolo, Newman capì che la vera Chiesa era quella. Nel 1845 si convertì e scrisse il Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, il suo capolavoro. Nel 1847, dopo aver studiato all’Urbaniana di Roma, fu ordinato prete e divenne Oratoriano. Nel 1848 impiantò la sua Congregazione in Inghilterra. Nel 1852 fondò una Università cattolica in Irlanda, di cui divenne Rettore e che però poi abbandonò perché le sue idee pedagogiche, espresse nell’opera L’idea di Università, non erano quelle dei Vescovi dell’isola. Nel 1879 fu creato Cardinale da Leone XIII (1878-1903). Morì nel 1890.
Scrisse moltissimo. Tra i suoi saggi teologici, oltre ai citati, ricordiamo Gli Ariani del IV secolo, Lezioni sulla Giustificazione, Un saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana, Lezioni sulle difficoltà degli Anglicani, Lezioni sulla posizione attuale dei cattolici in Inghilterra, Un saggio in aiuto della grammatica dell’assenso. Tra i sermoni menzioniamo: I Sermoni parrocchiali, I Sermoni semplici, i Sermoni per l’Università di Oxford, Discorsi indirizzati alle congregazioni miste, Sermoni predicati in varie occasioni. Tra le poesie ricordiamo La Lyra Apostolica e i Versi per varie circostanze. Tra i romanzi Loss and Gain e Callista. Nell’epistolario menzioniamo The Tamworth Reading Room, la Lettera al Reverendo Pusey, la Lettera al Duca di Norfolk. Degna infine di particolare nota è la sua Apologia pro vita sua.
Pensatore scomodo e controverso, attaccato in vita da anglicani e cattolici, riscoperto dopo il Vaticano II, Newman fu attratto soprattutto dalla fondazione epistemologica della teologia e dello sviluppo dogmatico, nonché dal tema ecclesiologico.
Per chiarire lo statuto epistemologico dell’atto di fede, Newman si domandò se esistevano ragioni sufficienti perché tutti gli uomini potessero formularne uno. Distinguendo tra assenso e apprensione e poi tra assenso e inferenza, Newman affermò che l’assenso è dato dal soggetto alla Rivelazione come gli si presenta nella sua forma originaria. Non è quindi una conoscenza speculativa ma una realtà che comporta un impegno morale che dura tutta la vita. Formulando un atto di fede nella Rivelazione, l’uomo accetta tutte le sue parti anche senza conoscerle tutte. Il semplice assenso diventa riflesso quando con l’argomentazione razionale a favore della Fede diventa inferenza. Due sono le argomentazioni razionali più forti. La prima è la religione naturale che ognuno scopre in sé riflettendo sulla coscienza, sulla sofferenza e sul sacrificio. La seconda è il cumulo delle probabilità che convergono, da vari angoli visuali, verso il Cristianesimo a favore della sua veridicità. La coscienza è il sacrario dove avviene la meditazione sulla Fede e dove si decide a favore di essa mediante la vita. E’ una scelta progressiva, resa difficile dalla corruzione dell’uomo e del mondo che egli ha costruito. La dialettica tra mondo e coscienza è contrastante e Newman in questo è uguale a Pascal e a Kierkegaard. Alla fine solo la Chiesa può bilanciare l’influsso nefasto del mondo sull’uomo e sulla sua coscienza. In buona sostanza, l’uomo arriva alla Verità mediante un percorso personale e storico, predisposto dalla Provvidenza. Essa infatti ha creato l’uomo capace di interrogarsi ed essa lo guida alla meta stabilita. Come specie razionale, l’uomo è nel fluire delle cose ed esse concorrono allo sviluppo della comprensione che egli ha della Verità. In questo sviluppo concorrono due elementi, la vigilanza per una retta comprensione, e l’azione per un’attuazione nel tempo dello spirito evangelico.
Newman sviluppò anch’egli una ecclesiologia pneumatica, diversa da quella della Seconda e della Terza Scolastica. In essa egli distinse due uffici ecclesiali principali, quello profetico e quello episcopale, a cui fanno capo due diverse tradizioni, e delle quali la prima è più importante, in quanto estesa a tutti i fedeli e basata sulla comunione e sulle grazie concesse ad ognuno, e nel contempo la più fragile e delicata, la più bisognosa di protezione, proprio dall’altra. La tradizione profetica è a volte mescolata, a volte no, a quella episcopale; a volte è leggendaria e fiabesca, altre volte è scritta, altre volte orale; a volte interpreta e a volte integra la Bibbia; a volte è intellettuale e a volte sentimentale e caratteriale; è sparsa nella liturgia, nei costumi, nei sermoni, in opere oscure, in usanze popolari e in scritti eruditi. Tocca alla tradizione episcopale discernere in essa quel che è giusto e corretto, anche attraverso le sue definizioni che però non esauriscono la tradizione profetica e sono perfezionabili. Entrambe le tradizioni sgorgano da Cristo, Vita e Verità infusa nei Suoi discepoli, nei quali imprime la Sua immagine. Messa, Comunione e Sacramenti permettono l’assimilazione di questa immagine nei credenti, che così si incorporano a Gesù. La Chiesa per Newman non è da identificarsi col Regno di Dio, la cui pienezza non si riscontra in essa, almeno in questo mondo, ma di certo essa ne è come il seme, che germoglia nel mondo anche e soprattutto per l’azione dei laici cristiani.
Per quanto riguarda lo sviluppo del dogma, Newman, consapevole che esso è storicamente accaduto, sottolinea che esso è legittimo e necessario e che avviene secondo criteri che ne garantiscono l’autenticità. La psicologia umana, suscettibile di sviluppo, e la pedagogia divina che l’asseconda, sono le ragioni dello sviluppo e della sua necessità. La sua autenticità si riscontra nella conformità alla Tradizione, che è quella romana, in quanto solo un Magistero vivo e infallibile garantisce la possibilità di uno sviluppo autentico. Tale infallibilità è un postulato della Rivelazione stessa, che esige di essere garantita in modo inerrrante. La Bibbia da sola non si impone a tutti nello stesso modo, mentre da sempre la Chiesa Romana pretende di essere infallibile e avanza con coerenza nella storia, guidando il grosso dei cristiani. I sette criteri che Newman elenca per distinguere lo sviluppo delle dottrine dal loro deteriorarsi sono i seguenti: se conservano tipi, strutture e principi identici; se si postulano dalle precedenti e lasciano postulare le successive; se hanno capacità di assimilazione e di reviviscenza, oltre che uno sviluppo vigoroso. Il teologo a sua volta deve essere fedele alla Parola di Dio e fisso con lo sguardo su Cristo, nonché sottomesso al Magistero.
Credo che da questa sintesi appaia chiaro che Newman sia per la Chiesa di oggi un punto di riferimento più che autorevole, capace di orientarla nelle sfide della contemporaneità senza tralasciare nulla della sua identità. Il primato della coscienza e quello dello Spirito, il ruolo chiave del magistero, lo sviluppo del dogma e la sua acquisizione definitiva la concezione dell’apologetica sono argomenti forti mediante cui la Chiesa può superare la sua crisi identitaria senza rinunciare al dialogo col mondo.





