
di Silverio Allocca
Nella giornata odierna Giorgia Meloni ha pubblicato sulla sua pagina Linkedln un post nel quale si legge: “Con buona pace di coloro che prevedevano catastrofi di ogni sorta, stiamo costruendo una Nazione forte e credibile a livello internazionale. Un’Italia capace di affermare i propri interessi e di tutelare i bisogni dei suoi cittadini”.
Indubbiamente la Premier Meloni è un’abile oratrice, un’attenta pianificatrice della sua carriera: frasi ad effetto, reiterati slogan populisti, richiami religiosi, sorrisi ben calibrati, sguardi efficaci, ma… sostanza zero: esattamente come chi l’ha preceduta ed ora aspira, giustamente con scarse possibilità più che altro per la consueta insipienza, a succederle.
Astutamente, ma pare non essersene accorto nessuno, ha parlato di un’Italia nella migliore delle ipotesi equiparabile ad un cantiere dal quale dovrebbe emergere come “Nazione forte e credibile a livello internazionale” nonché “capace di affermare i propri interessi e di tutelare i bisogni dei suoi cittadini”, in altri termini di un’Italia che al momento non esiste, eccezion fatta nei sogni a vario titolo millantati da ogni suo predecessore.
Contando sulla scarsa memoria di chi le presta attenzione e persino di chi la contesta, bypassa di spiegare le ragioni per cui l’Italia è stata di fatto estromessa dal Nordafrica allorché nel 2011 supinamente si schierò al fianco di Francia, Inghilterra e Stati Uniti nella guerra contro Gheddafi causando non solo la distruzione del Paese, ma pure, fatto questo gravissimo per gli interessi nazionali di cui tanto ora parla, la perdita di tutti quei vantaggi a noi derivanti dagli accordi relativi allo sfruttamento delle fonti energetiche colà reperibili.
Qualcuno dovrebbe ricordare alla Premier Meloni che all’epoca della Prima Guerra Libica (15 Febbraio 2011 – 23 Ottobre 2011) era membro del Governo Berlusconi (08 Maggio 2008 – 16 Novembre 2011), quello stesso che tenne segrete le azioni militari dei nostri caccia per motivi politici come nel 2012 spiegò con dovizia di particolari l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Giuseppe Bernardis, per mezzo di un libro, edito dalla Rivista Aeronautica, intitolato “Missione Libia 2011. Il contributo dell’Aeronautica Militare”.
Ebbene in tale libro si parla non solo delle operazioni “tenute nascoste agli Italiani” consistenti di 1.900 raid aerei e 456 bombardamenti autorizzate dal Governo Berlusconi il 26 Aprile 2011, ma pure di quali fossero quelle esigenze che avevano spinto l’allora Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, a far rientrare al proprio reparto il navigatore di Tornado, Nicola Scolari, reo di aver descritto il proprio lavoro e con ciò rischiato di creare problemi al Governo in carica per via della critica situazione di politica interna.
Anche allora si parlò di credibilità e di affidabilità -aggiungo io, come al solito servile e supina agli interessi altrui (per non parlare degli squallidi interessi della parrocchietta politica di appartenenza): allo stesso modo in cui ora fa il galoppìno degli Stati Uniti per favorirne il rientro nella regione dalla quale è stata ampiamente estromessa da Russia, Turchia e Cina per la politica neocolonialista ivi portata avanti per decenni, un rientro persegui dalla Premier Meloni all’insegna dello spirito innovativo di quell’Enrico Mattei che, a suo tempo, all’insigne imprenditore valse solo la morte per mano di chi poco gradiva che qualcuno si intromettesse nel feudo, in primis, delle compagnie petrolifere anglo americane.
Si attendono i fatti: ché alle chiacchiere siamo abituati da un pezzo. Nulla di personale: se il panorama politico è quello che è la colpa non è ascrivibile ai Salvini, Grillo, Meloni, Renzi, Di Maio, Zingaretti, Letta… di turno, ma a chi li vota e li ha votati per lo più in forza dell’incapacità patologica di chiedere a propri eletti programmi più simili ad una legge di bilancio che ad una letterina a Babbo Natale.
Vi è da dire che visti i precedenti fidarsi delle parole della Premier Meloni è a dir poco arduo per chi, come me, il cervello non lo ha ancora mandato all’ammasso.





