
Da incorniciare.
La Consulta definisce incostituzionale un pezzo del Job Acts che era stato portato a referendum e non abolito. E’ incostituzionale il “tetto” di sei mensilità all’indennità risarcitoria in caso di licenziamento illegittimo nelle piccole imprese. Questa la motivazione della sentenza: il limite dei sei mesi – che può diventare di tre in alcuni casi – fa sì che l’ammontare dell’indennità sia circoscritto entro una forbice così esigua da non consentire al giudice di rispettare i criteri di personalizzazione, adeguatezza e congruità del risarcimento del danno sofferto dal lavoratore illegittimamente licenziato, né da assicurare la funzione deterrente della stessa indennità nei confronti del datore di lavoro. Per questo la Consulta esprime l’auspicio di un intervento del legislatore e cioè un ritorno in Parlamento.
La parola ripassa dunque a chi fa le leggi. Corretto? Si, ma solo all’apparenza.
Resta alla magistratura il diritto di definire cosa è congruo in una legge e non il dovere di applicarla nei limiti definiti. E a me balza agli occhi un richiamo che si fa nella sentenza: non può pensarsi di applicare una norma meno onerosa per le aziende piccole misurandone la dimensione solo sul numero dei dipendenti e non anche sulla forza economica. E’ solo questa ultima che consentirebbe la sostenibilità dei costi connessi ai licenziamenti illegittimi. Dunque la bocciatura vera non è sul “massimo sei mesi” ma sul concetto stesso sul quale riposa questa norma. Un istante di riflessione e lo si capisce scritto a lettere cubitali: deve restare nelle mani del giudice valutare la stessa dimensione dell’impresa poiché è impossibile che una legge possa definire senza equivoci questo parametro. La risposta a come misurare il parametro “dimensioni” diventa nei fatti: attribuendo al giudice il compito di farlo. Le certezze legislative? Caput.
Ogni spazio di discrezionalità deve restare disponibile alla magistratura. Alle decisioni di quest’ultima è soggetta l’attività legislativa. Perché il giudice fa anche da moralizzatore e prende la libertà di decidere ogni parametro di una vertenza: in questo caso se chi ha licenziato ha o meno la forza economica per poter “avere lo sconto”. Confermato e sottoscritto. Renzi cosa dice?
Bruti Liberati ha recentemente sostenuto per i processi penali: «…quando il giudice si preoccupa di inseguire i mali della società, le devianze, i comportamenti eticamente riprovevoli, si rischia di travalicare il confine tra l’accertamento giurisdizionale e la missione morale, con l’effetto perverso di trasformare ogni inchiesta in un processo di costume». La tendenza ad allargare questo ai processi civili ed a quelli del lavoro mi sembra confermata.
Qualcuno applaudirà. A me “vien da ridere”.





