
Sotto il pretesto dello snellimento e della velocizzazione delle pratiche edilizie – che va detto con chiarezza non tocca solo l’ambito dell’edilizia meneghina- sono in molti a sapere che si annidano grandi interessi economici, politici e una rete di clientele di grandi proporzioni .
Autocertificazioni, coperte dal mondo delle istituzioni (dove la legge Bassanini ha aperto uno squarcio tra l’autorità politica e il ruolo dei dirigenti comunali): questioni delicate e complesse, che intrecciano vere trame di potere e di clientela ,riguardano politici, burocrazia e pratiche di spessore finanziario molto significative e, aggiungiamo, in contemporanea anche molte pratiche che si intrecciano con il mondo della tutela e della prevenzione degli infortuni sui posti di lavoro.
Una miscela difficile da governare anche in una città simbolo economico come Milano .
Una parte non certo secondaria come la sicurezza delle imprese e della tutela infortunistica dei lavoratori non viene presa come priorità e nella giusta considerazione nemmeno dalla stessa Agenzia delle Entrate .
Porre il tema centrale delle autocertificazioni significa approfondire e focalizzare la questione dell’intreccio delle istituzioni predisposte alle verifiche istituzionali costanti, certe e in grande trasparenza .
L’esperienza vissuta nella pratica giornaliera insegna a molti quali spessori di interessi e mancate sensibilità tocchi l’auto certificazione di molti autorevoli professionisti del settore edilizio e urbanistico. Un fenomeno di strabismo dell’autocertificazione a più livelli istituzionali, su molti territori .
Oggi lo scandalo enorme al comune di Milano segnala una bussola che scuote in profondità e emana implicitamente effetti di ridondanza ai quali sarà importante prestare molta nei prossimi giorni: un’attenzione non superficiale e/o solo scandalistica .
Milano sta catalizzando -ed e sicuramente significativo – con una forte scossa un mondo perché si svegli dal torpore degli solo affari, concedendosi molte furbizie di protervia interpretativa delle leggi e delle norme urbanistiche, ma l’eco politico culturale e istituzionale non denuda solo “arcistar” del mondo dell’urbanistica, di fatto padroni della cerniera tra finanza economia e politica, ma apre molte problematiche tenute sotto traccia.
Il fatto che molti tra professori universitari dai nomi autorevoli abbiano fatto da apripista alla teoria dello snellimento delle pratiche ha innestato un meccanismo perverso di dimensioni mostruosamente inverosimili .
Il ricorso ad aggiustare il tiro, cercando di mettere una pezza con una legge di condono presentata alla Camera – ma scritta dagli autori meneghini- e pure votata dalla stessa istituzione la dice lunga in quale degrado la giunta del sindaco di Milano Giuseppe Sala si trovi oggi in una situazione marcatamente sgradevole .
Se una nota politica positiva va rilevata e sottolineata, riguarda il presidente del Senato Ignazio La Russa, il quale bene ha fatto a denunciare un simile scandalo, rendendo così pubblico un comportamento politicamente ignobile e trasformista.
Sul piano estetico culturale e politico il presidente del Senato meriterebbe un plauso e una pubblica menzione .
Il penoso scandalo resta con tutti i suoi effetti perversi e con tutta probalità entrerà in un raggio territoriale più ampio. Segnali in molte altre città di procedure tramite autocertificazione di architetti, ingegneri e docenti universitari sono ben noti ad una cronaca attenta.
Il Nuovo Giornale Nazionale ne ha già più volte scritto. Anche il Corriere della Sera ieri si pone alcune serie riflessioni di una certa rilevanza e pone domande ad una delle docenti più autorevoli di urbanistica del Politecnico.
Risposta: «Qui è andato in tilt un modello democratico, ma anche un modello economico. E se ne esce soltanto se si forma una coscienza politica condivisa che parta dal presupposto che l’ambizione civile di Milano non possa essere rappresentata dai grattacieli costruiti nei cortili».
Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico, osserva le vicende metropolitane con sguardo tecnico e passione civile. A partire da quelle che riguardano il suo ambito.
Professoressa, cosa sta succedendo a Milano?
«A prescindere da ciò che è all’esame della Procura, il dato di fatto è che in meno di dieci anni qui si è costruito più o meno il 10 per cento delle volumetrie di tutta Italia. C’è stata una densificazione urbana veloce, in altezza e di lusso. E questo porta inevitabili conseguenze».
Cancellato il riformismo, resta nuda tutta a cultura dei cosiddetti progressisti e molto del loro trasformismo.





