Home Opinioni UN MONDO VIOLENTO, DEL QUALE MOLTI NON CAPISCONO LA GENESI

UN MONDO VIOLENTO, DEL QUALE MOLTI NON CAPISCONO LA GENESI

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Ci risiamo. Damasco bombardata da Israele. Si rileva fra i commenti: non la preoccupazione per un ginepraio di violenze che ha come protagonista Turchia, Russia, Cina, Israele e USA intenti a sbranare i resti di un Paese. No, soltanto che Netanyahu è un dittatore pazzo. Come Trump. Come Putin. Tutti pazzi. Noi i soli savi. Di altri “pazzi” non si parla perché non godono dell’onore delle cronache, della visibilità sui media. Altrimenti l’elenco, cominciando appunto da Erdogan, passando per una ventina di Paesi Africani, una dozzina di asiatici, qualcuno del Centro-Sud America, sarebbe un po’ troppo lungo da illustrare. E, guardano i morti e le stragi, qualcuno dovrebbe cambiare la graduatoria degli orrori.
Che questi personaggi siano l’effetto e non la causa di un disordine mondiale da tempo in gestazione, trascurato dalla miopia – volontaria ed ancora praticata – di tanti di noi, sembra non sfiorare la mente di chi critica. Ci si è rifugiati, e ancora ci si rifugia, nell’idea – rassicurante non meno che falsa – che in questi ultimi 30 anni si è costruita la pace: la globalizzazione, come sintomo più evidente. Il “gendarme di democrazia” unico, come rassicurazione.
Bisogna convincersi che non è così. Vi è stato un sotterraneo rimescolamento di equilibri, quasi tutti a fini affaristici ma non solo, che per vincere hanno avuto bisogno di mettere in discussione valori e poteri e sostituirli con altri; che hanno sfruttato le debolezze di un mondo indifeso, dove avere fame era facile, e spesso illuso. Che globalizzazione significasse anche delocalizzazione e sfruttamento della miseria e persino lavoro infantile, è stato solo accennato, senza capire a quale rivoluzione avrebbe portato. Che alcune potenze antiche, ipotizzando la loro forzata riduzione a regionali, si sarebbero ribellate è stato trascurato. Che il potere islamico fosse in grande movimento, sovvertendo ogni regola, ampliando il territorio del suo possesso, è stato trascurato, tranne che nelle sue manifestazioni drammatiche. Per esempio con l’ISIS. Un po’ di paura subito scacciata come fastidiosa. Fallaci come reazionaria, non meno dei tanti altri, giudicati nel migliore dei casi visionari se non anche “venduti” o cripto qualcosa, che avvertivano del pericolo di trascurare questi sismi, troppo in profondità per essere eclatanti. Oggi tutto il paradigma di certezza su libertà-sicurezza-pace-commercio-scambi-equilibri è solo una illusione.
Ora personaggi con tendenze dittatoriali stanno costringendo a guardare ad una realtà che, per chi si è illuso ed ha chiuso gli occhi, stupisce. E sgomenta. Ma pervicacemente, semplificando il tutto e dando ogni colpa a figure reazionarie, “pazzi” e “dittatori” appunto, si continua a non guardare davvero a cosa sta succedendo. Mi ripeto. Questi personaggi sono come i fuochi di artificio: non possono essere ignorati ma non ci si può fermare ad essi perché non sono la sostanza ma solo la sua spettacolarità. Segnalano che una “festa” c’è stata o è in corso; ovvero che è appena iniziata, e dunque, evidentemente hanno dietro tanto lavoro e organizzazione. Così semplificando, senza riuscire a individuare che succederà. E dunque non apprestando le misure giuste per sopravvivere.
Perché al fondo vi è questo interrogativo: se riusciremo a mantenere i nostri valori, la nostra fede, la nostra stessa civiltà. E, per le armi che sono in gioco, se riusciremo noi stessi a sopravvivere.

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  • Redazione

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