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CHI INTERPRETA LE NECESSITA’ DELLA SOCIETA’ CIVILE?

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Chi dovrebbe interpretare le aspettative della società civile?

Molto spesso si indica nella crisi della politica e di chi la rappresenta la sostanziale distanza tra le priorità espresse dalle istituzioni con quelle della società civile.
 
Una tesi assolutamente corretta che trova una ulteriore conferma quando tali aspettative della società civile vengono espresse all’interno  di un contesto internazionale così problematico come quello attuale.
 
Dal dopoguerra ad oggi, andrebbe sempre ricordato, non si è mai vissuto un periodo così complicato sotto il profilo politico ed economico, in più  con tre guerre in corso, il cui esito anche geopolitico avrà sicuramente delle conseguenze, quali quella  Russo Ucraina,  Israelopalestinese e tra Israele e Iran e che ora sembra estendersi persino alla Siria.
 
Questi conflitti, che rappresentano ormai la normale quotidianità, ai quali andrebbero comunque aggiunti la guerra sottotraccia tra lo Yemen e l’Arabia Saudita che coinvolge anche gli Stati Uniti d’America, ed i vari focolai come quello rappresentato tra l’India ed il Pakistan, peraltro assai rilevante  anche in considerazione degli arsenali nucleari.
 
Soprattutto andrebbe sempre tenuta nella dovuta considerazione la prospettiva futura più volte confermata dalla Cina di una possibile invasione di Taiwan.
 
Inevitabilmente questa complessa situazione internazionale richiederebbe tanto dalla politica, quanto dalla società civile, una capacità “terza” di analisi (intesa come capacità  non schierata politicamente), in modo da poter affrontare non solo nell’immediato gli effetti, ma soprattutto dimostrarsi in grado di esprimere delle strategie per porre  rimedio alle cause scatenanti, magari adottando anche un minimo di autocritica relativamente alle scelte politiche del decennio passato. (*)
 
In questo processo sarebbe molto interessante poter coinvolgere anche una parte di quella società civile, la quale ormai difficilmente trova un proprio riferimento tanto nei media, quanto nello scenario nazionale  delle diverse associazioni, di categoria o meno, che invece sembrano impegnati ad acquisire un ruolo politico e  soprattutto si adoperano per mantenere la propria struttura.
 
Anche le stesse fondazioni, in particolare quelle che si rifanno al pensiero dei padri fondatori della Repubblica Italiana, potrebbero avere un ruolo decisivo,  qualora si dimostrassero in grado di esprimere competenze idonee alle  problematiche dell’ultimo trentennio, dalla caduta del muro di Berlino in poi.
 
Viceversa, ancora una volta queste si rivelano come organi autoreferenziali e si dimostrano incapaci di affrontare la complessità economica e politica internazionale,
tanto da non comprendere neppure l’opportunità della tempistiche relative a proprie iniziative di carattere espressamente politico.
 
Come ad esempio la Fondazione Einaudi, con la proposta per reintrodurre immunità parlamentare, presentata in Cassazione il 15 luglio scorso.  Certamente si può anche discutere dell’ opportunità politica relativa ad una reintroduzione dell’immunità parlamentare, ma farlo ora in un contesto internazionale così complesso, dimostra semplicemente una non adeguata sensibilità di chi l’ha presentata, quanto della stessa fondazione, in senso generale,  che in modo improprio intenderebbe interpretare il pensiero di un padre fondatore della nostra repubblica e società. 
 
Anche la società civile meriterebbe dei migliori interpreti delle sue priorità.
 
(*) una facoltà assolutamente sconosciuta alle maggiori istituzioni occidentali come la Nato e l’Unione Europea.

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  • Redazione

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