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TRUMP, NÉ CON MOSCA NÉ CON KIEV, “STO CON L’UMANITÀ E VOGLIO FINIRE QUESTO BAGNO DI SANGUE”

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“Zelensky non dovrebbe colpire Mosca”.

Donald Trump è categorico e smentisce indirettamente il Financial Times e anche le indiscrezioni di altri media secondo cui sarebbe pronto a fornire armi a lungo raggio a Kiev, a partire dai missili Tomahawk. “Per ora non le sto valutando. Zelensky non prenda di mira Mosca “, ha detto Trump senza mezzi termini.

E alla domanda se stia dalla parte dell’Ucraina o della Russia, ha risposto: “Con nessuno, sto dalla parte dell’umanità e voglio finire questo bagno di sangue”.

È del tutto evidente che l’approccio di Trump nei confronti della Russia è di pressione, ma non va oltre e anche l’equidistanza tra Mosca e Kiev, con quel dire “non sto dalla parte di nessuno, sto dalla parte dell’umanità”, è un messaggio chiaro a chi, soprattutto in Europa, continua a lavorare per la prosecuzione della guerra ad libitum, fino all’ultimo ucraino.

Se qualcuno ha ancora dei dubbi sul fatto che Trump non entrerà in guerra a fianco di Kiev, che darà il proprio assenso a interventi della Nato, che non ha alcuna intenzione di fare la guerra a Putin, forse è ora che la capisca. Normale che Trump dicesse che non sta con Putin, meno normale che abbia detto che non sta nemmeno con Kiev.

Chi ha orecchie per intendere è ora che intenda.

L’atteggiamento super parte di Trump è stato evidentemente colto dal Cremlino con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov che ha dichiarato martedì che la Russia intende capire cosa abbia motivato il presidente Donald Trump a dare un ultimatum di 50 giorni alla Russia per accettare un accordo di pace.

“Vogliamo capire – ha detto Lavrov ai giornalisti – cosa c’è dietro questa dichiarazione: cinquanta giorni. In passato avevamo 24 ore, e anche 100 giorni. Abbiamo già vissuto tutto questo e vogliamo davvero capire cosa spinge il presidente degli Stati Uniti. È chiaro che è sottoposto a una pressione enorme, direi indecente, da parte dell’Unione Europea e dell’attuale leadership della NATO, che sostengono senza cerimonie le richieste di Zelenskyy di continui rifornimenti di armi moderne, anche offensive, a scapito di danni sempre maggiori per i contribuenti dei paesi occidentali”.

Gioco di sponda. L’accusa è all’UE e alla Nato.

Comunque martedì la Russia ha respinto l'”ultimatum” del presidente Donald Trump, definendo la sua richiesta di un cessate il fuoco in Ucraina entro 50 giorni, altrimenti gli Stati Uniti imporranno sanzioni secondarie, “piuttosto seria”.

Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa statale russa TASS, il Vice Ministro degli Esteri Sergey Ryabkov ha risposto fermamente martedì, affermando che “qualsiasi tentativo di avanzare richieste, in particolare ultimatum, è per noi inaccettabile”, rilanciando, però, la disponibilità al negoziato.

“Dobbiamo concentrarci sul lavoro politico e diplomatico. Il Presidente della Federazione Russa ha ripetutamente affermato che siamo pronti a negoziare e che la via diplomatica è preferibile per noi”, ha dichiarato Ryabkov. “Se non riusciamo a raggiungere i nostri obiettivi attraverso la diplomazia – ha aggiunto Ryabkov. – allora la SVO (guerra in Ucraina) continuerà… Questa è una posizione incrollabile. Vorremmo che Washington e la NATO nel suo complesso la prendessero con la massima serietà”.

A Mosca prevale la prudenza. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha definito l’annuncio di Trump “piuttosto serio”, aggiungendo: “Parte del messaggio è rivolto personalmente al presidente (russo) Putin. Abbiamo sicuramente bisogno di tempo per analizzare quanto detto a Washington”, ha dichiarato Peskov durante il suo briefing quotidiano di martedì. “Se e quando il presidente Putin lo riterrà necessario, non mancherà di commentare. Non vorrei anticipare troppo, quindi aspettiamo la decisione di Putin se commenterà o meno”.

Che nell’Unione Europea ci sia chi gioca all’escalation è evidente nelle dichiarazioni dell’alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, la quale ha denunciato il crescente uso di armi chimiche da parte dei russi in Ucraina. “Questi attacchi – ha accusato – si stanno intensificando”.

“È sorprendente – ha aggiunto – ma dall’inizio dell’invasione ci sono stati oltre 9 mila casi di attacchi con armi chimiche proibite. Lo dicono i servizi di intelligence di Olanda e Germania, e il fatto che stiano aumentando è preoccupante, Mosca vuole che Kiev si arrenda”.

Kaja kallas, come al solito, abbaia alla luna. I 27, infatti, restano divisi sulle nuove sanzioni alla Russia. Bratislava ha nuovamente bloccato il severo pacchetto di misure che dovrebbe comprendere anche il price cap sul prezzo del petrolio e del gas russi. “Ma sono fiduciosa che raggiungeremo una decisione”, ha confidato Kallas, che ha aperto una nuova polemica con la Casa Bianca, auspicando che anche gli Usa “condividano l’onere” del costo delle armi inviate a Kiev (la prima tranche è sui 10 miliardi di dollari).

Povera illusa, ci sarà qualcuno che prima o poi le dice di tornare a casa? A fare la maglia. Lavoro molto più produttivo.

Donald Trump è stato chiaro: cari europei, se volete proseguire la guerra la pagate. Se volete proseguire con il green tenetevi il 30% di dazi.

La povera Kallas colleziona delusioni. È il suo destino. “Sono davvero dispiaciuta ha detto martedi – che non abbiamo raggiunto l’accordo oggi [martedi per chi legge] sul 18esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.”

“La campagna di bombardamenti russa in Ucraina – ha detto ancora la Kallas – ha raggiunto livelli record e assistiamo a un crescente utilizzo di armi chimiche vietate da parte della Russia in Ucraina. Tutto ciò dimostra che la Russia non vuole la pace e, in risposta, l’UE è pronta a migliorare uno dei suoi pacchetti di sanzioni più severi contro la Russia. Sono quindi davvero dispiaciuta che non abbiamo raggiunto questo accordo oggi. Devo dire che ci eravamo davvero vicini. Per rassicurare la Slovacchia, la Commissione ha fornito quanto richiesto. Ora la palla è nel campo della Slovacchia” ha proseguito l’Alta rappresentante Ue per la politica estera della UE. “Sono già due mesi che le sanzioni sono necessarie per privare la Russia dei mezzi per condurre questa guerra e l’Unione Europea continuerà ad aumentare i costi, quindi fermare la sua aggressione diventa l’unica via d’uscita verso Mosca. Accogliamo con favore l’annuncio del Presidente Trump di inviare più armi all’Ucraina, anche se vorremmo vederci condividere l’onere. America ed Europa stanno lavorando insieme e, se lavoriamo insieme, questo può aumentare la pressione di Putin per negoziare”.

Auguri.

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  • Redazione

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