
Dracula e il Principe di Sansevero, Napoli la città dei sepolcri invisibili
“Il mondo visibile è solo un velo sopra quello invisibile.”
Johann Wolfgang Goethe
In pochi luoghi al mondo la storia si intreccia al mistero con la forza e la naturalezza che si respira a Napoli. Tra vicoli silenziosi, cripte affrescate e chiese ricche di simboli nascosti, due figure leggendarie apparentemente distanti per tempo e luogo sembrano intrecciare i propri destini proprio qui, nella città del sole e dell’ombra: Vlad III Dracula, l’Impalatore, e Raimondo di Sangro, il Principe di Sansevero.
Due uomini di potere, due ossessioni: l’immortalità e la trasmutazione del corpo e dello spirito. Due tombe che forse non sono solo sepolcri, ma portali verso una conoscenza proibita.
Ed è qui che la Napoli più autentica, fatta di luci e ombre, dialoga con le opere di Edoardo De Filippo, maestro del teatro che ha raccontato la città come un luogo in cui il confine tra realtà e soprannaturale è sottile e permeabile.
La tomba di Dracula a Napoli
Nel chiostro minore del complesso monumentale di Santa Maria la Nova, nel centro antico di Napoli, sorge un sepolcro misterioso, attribuito ufficialmente al nobile Matteo Ferrillo, ma secondo una teoria sempre più discussa, potrebbe contenere i resti di Vlad III di Valacchia, il vero Dracula.
Elmi con teste di drago, sfingi affrontate, epigrafi in lingue arcane: tutto in quella tomba grida incongruenza con il contesto rinascimentale napoletano.
Proprio come nelle opere di Edoardo, dove spesso la realtà si mescola con il soprannaturale, questa tomba diventa un enigma da decifrare, un luogo dove le verità non sono mai quello che sembrano.
Il Principe di Sansevero scienza alchimia e immortalità
A poche centinaia di metri dalla presunta tomba di Dracula, si trova un altro epicentro di mistero: la Cappella Sansevero, mausoleo esoterico del geniale Raimondo di Sangro.
Scienziato, alchimista, massone, scrittore, visionario in lotta contro i limiti umani, il Principe fece della sua cappella un teatro di simboli. Nulla è lasciato al caso: il Cristo Velato non è solo un capolavoro artistico, è una soglia tra corpo e spirito, proprio come le presenze che popolano i drammi di Edoardo De Filippo.
In “Le voci di dentro”, il confine tra ciò che è reale e ciò che è solo percepito o immaginato è continuamente messo in discussione. La casa in cui si svolge l’azione è una sorta di “laboratorio” in cui fantasmi, voci e ombre raccontano le inquietudini di una Napoli viva e pulsante ma anche permeata da misteri invisibili.
Raimondo di Sangro scrisse:
“La scienza senza la pietà è un fuoco che distrugge; la pietà senza la scienza è un’ombra vana.”
Questa frase racchiude la sua ricerca del perfetto equilibrio tra conoscenza e anima, tra il visibile e l’invisibile.
In “Questi fantasmi!”, altro capolavoro di Edoardo, il protagonista è convinto che un morto viva nel suo palazzo, lo aiuti, lo protegga, lo osservi. Come nel caso del Principe di Sansevero e di Dracula, il confine tra il visibile e l’invisibile, tra vita e morte, è labile, e la città diventa teatro di presenze che non si possono ignorare.
Edoardo De Filippo in “Le voci di dentro” scrive:
“Le voci non si sentono solo con le orecchie, ma con la pelle, con l’anima.”
Un modo intenso e profondo per raccontare come Napoli sia una città dove il passato e l’invisibile convivono con il presente.
Cagliostro il Cavaliere di Saint Germain e il legame con Napoli
Non si può parlare di esoterismo napoletano senza citare due figure avvolte nel mistero e nella leggenda: Giuseppe Balsamo, meglio noto come Cagliostro, e il Cavaliere di Saint Germain, l’alchimista immortale dalle molte identità.
Entrambi furono protagonisti di società segrete e misteri legati all’alchimia, alla trasmutazione e all’immortalità, temi cari anche al Principe di Sansevero e – in modo diverso – a Dracula.
Napoli fu un crocevia privilegiato per questi personaggi enigmatici:
-
Cagliostro, nel suo viaggio per l’Europa, si fermò più volte nella città partenopea, dove si dice abbia cercato contatti con confraternite esoteriche e nobili massoni.
-
Il Cavaliere di Saint Germain, figura sfuggente e leggendaria, è associato a Napoli per alcuni suoi presunti passaggi nella città, dove avrebbe lasciato tracce di conoscenze occulte e legami con l’aristocrazia locale.
La Cappella Sansevero, con i suoi simboli massonici e alchemici, si inserisce perfettamente in questo quadro di mistero. Raimondo di Sangro, a sua volta, era massone e forse si ispirò proprio a questi personaggi per la sua ricerca della vita eterna.
Dracula e Sansevero il filo oscuro
-
Entrambi sono legati a società iniziatiche
-
Entrambi sono ossessionati dalla trascendenza della morte
-
Entrambi hanno lasciato sepolcri enigmatici pieni di simboli codificati
-
Entrambi sfidano la razionalità dei vivi, come le voci e le presenze nei testi di De Filippo





