
Peppino De Filippo, nel ’66, inventò il personaggio di Gaetano Pappagone e si fece una domanda vagamente shakespeariana: “Siamo vincoli o sparpagliati?”.
La risposta arriva dopo quasi sessant’anni: “Siamo vincoli nell’ipocrisia e sparpagliati nella realtà”.
Il comunicato finale del vertice Nato è l’apoteosi di Pappagone, patrono dei vincoli sparpagliati europei e la prova provata che siamo avvolti dall’ipocrisia che nasconde la realtà, ossia nella propaganda.
Nel testo non si parla di aggressione russa all’Ucraina e non si dice che l’Ucraina entrerà nella Nato. Messaggio a Putin. Si dice però che la Russia è una minaccia di lungo periodo. Contenti i baltici, gli inglesi e i guerrafondai Ue. Mark Rutte a proposito dell’Ucraina dice che era inutile dire cose già dette, così possono continuare ad illudersi quelli che voglio l’Ucraina nella Ue e nella Nato.
Poi arriva la fiera del cinque.
Tutti firmano per l’aumento delle spese militari in ragione del 5% del Pil, ma solo il 3,5% riguarda le armi (quali?) e il restante 1,5% le infrastrutture (dual use). Il tutto però sarà verificato definitivamente nel 2035, ossia tra dieci anni. Campa cavallo. Chissà come sarà il mondo tra dieci anni.
Trump torna a casa e dice agli americani che finalmente gli europei pagano il dovuto e che la Nato non è più sulle spalle degli Usa. Gli europei guardano già al 2035. Pedro Sanchez, autentico giocoliere, dice che quello che già spende è praticamente il 5%. La matematica è diventata un’opinione. I pacifinti applaudono Sanchez.
L’articolo cinque rassicura tutti. Gli Usa sono nella Nato e ci restano. Rimane il fatto che l’articolo 5, se qualcuno si desse la briga di leggerlo, non implica alcuna automaticità di intervento militare.
Messaggio di Rutte: gli Usa se la Russia ci aggredisce (vattelapesca) interverrà in base all’articolo cinque.
Messaggio di Trump: ci siamo, ma non illudetevi che l’articolo 5 significhi automaticamente l’intervento degli Usa. Messaggio agli inglesi: se vi viene in mente di creare qualche motivo di intervento, sappiate che gli Usa non interverranno.
Dulcis in fundo: le cifre Nato sono uguali a quelle del Rearm della von der Leyen, con la conseguenza che Ursula è commissariata da Donald.
Nel mondo di Nato Pappagone, tutti uniti come i piselli in un baccello nell’ipocrisia, tutti sparpagliati nella realtà.
Lo ha ben capito Leone XIV, che ha stigmatizzato un metodo ipocrita e propagandistico che, comunque, incita alla guerra.
Giovedi, incontrando i partecipanti alla plenaria della Riunione delle opere per l’aiuto delle Chiese orientali, Leone XIV si è chiesto “come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta”.
False propagande. Nel mirino del papa c’è la propaganda, la falsità diventata ormai lo strumento principale per tradire i popoli, per ridurli a massa, per infinocchiarli e condurli a pensare che la bugia sia realtà.
Siamo al peccato di falsa testimonianza, ossia al peccato che è la negazione o l’alterazione intenzionale della verità, specialmente in situazioni che richiedono una dichiarazione sincera.
L’ottavo comandamento, nella tradizione ebraico-cristiana, è: “Non dire falsa testimonianza contro il tuo prossimo”. Questo precetto proibisce di distorcere la verità nelle relazioni con gli altri, sia attraverso parole che azioni e implica un impegno verso la rettitudine morale e il rispetto della dignità umana.
I “mentitori” o falsari nella Divina Commedia di Dante Alighieri sono puniti nell’ottavo cerchio dell’Inferno, nel Malebolge, specificamente nella decima bolgia, e subiscono pene diverse a seconda della loro colpa.
Dante indica quattro tipologie di falsari: i falsari di metalli, che sono affetti da una scabbia lebbrosa e croste purulente; i falsari di persona, che soffrono di una follia rabbiosa, simili a un attacco di furia; i falsari di parola, che sono colpiti dalla febbre e soffrono per aver distorto la verità e, infine, i falsari di monete, che sono afflitti dall’idropisia, con il ventre gonfio e tormentati dalla sete.
Nel mondo di Pappagone dei vincoli e sparpagliati nell’Inferno dantesco c’è posto per tutti.
Non diversamente dal vertice Nato si è comportato il vertice del Consiglio Europeo.
Le conclusioni del vertice di ieri restano più o meno come si prevedeva alla vigilia del vertice: un invito “a continuare la discussione sul seguito da dare” alle conclusioni del dossier sulle violazioni ai diritti umani perpetrate da Israele a Gaza e in Cisgiordania. Fuffa ipocrita pseudo unitaria, date divisioni che permangono tra i 27.
La fuffa consente al presidente Antonio Costa di incaricare, udite udite, l’alto commissario Kaja Kallas di “proporre possibili misure” al prossimo Consiglio Affari Esteri di luglio.
Poi si vedrà quali saranno le soluzioni proposte (anche non fare nulla è un’opzione) e come si porranno le capitali al Consiglio.
Intanto i 27 ribadiscono la richiesta del “cessate il fuoco immediato a Gaza” e del rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi, che porti alla fine permanente delle ostilità; inoltre “deplora la terribile situazione umanitaria a Gaza, il numero inaccettabile di vittime civili e i livelli di fame. Invita Israele a revocare completamente il blocco” contro la Striscia.
Bla, bla, bla, bla.
Kallas – ci spiegano le agenzie – tenterà ora l’ennesima manovra di pressione sulle autorità israeliane per vedere di ottenere dei risultati. In Israele già tremano all’idea che Kallas intervenga premendo.
L’altro grande tema in chiave fuffa è stato l’Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky si è collegato in videoconferenza mentre stava rientrando a casa da Strasburgo.
I 27 leader dell’Ue hanno concordato di prorogare per altri sei mesi le sanzioni contro la Russia, superando i timori che l’Ungheria potesse lasciar scadere le misure.
Fino ad ora le sanzioni non sono servite a niente, ma tanto vale, proprio perché non servono nella realtà sono ottime per la propaganda.
L’Unione Europea ancora una volta ha dimostrato la sua inutilità.
Siamo alla fiera dell’ipocrisia.
Amen.





