
In questi giorni la questione Israele fa discutere quasi tutti in I-taglia e i Tagliani si sono come sempre distinti a tutti i livelli per la loro moderazione, educazione e, soprattutto, profonda conoscenza delle cose di cui discettano.
Malgrado stia facendo cose più importanti per me, ho sentito il bisogno di intervenire dal mio umile cantuccio per cercare di sfatare alcune delle gravi inesattezze che vengono ripetute così tanto da divenire verità condivise da tutti.
Strano luogo l’I-taglia, paese che si divide tra cattolici e ex cattolici che, pur avendo sposato il nichilismo di sinistra per indulgere impunemente nella soddisfazione dei loro istinti più bassi, la pensano su certe questioni esattamente come i cattolici.
E la questione in questione è quella ebraica.
Ma quando in Europa si comincerà a reprimere seriamente l’antisemitismo, ora travestito da antisionismo per non incorrere in sanzioni penali?
Ma lo ascoltate cosa si urla nelle strade e cosa si scrive sui social? E non da ora, da molti anni …
Ma vi rendete conto che un ebreo romano, che è lì dai tempi della Repubblica (romana, non italiana), deve essere difeso da centinaia di poliziotti che presidiano i vari luoghi di culto assieme alla sicurezza privata, per esercitare i suoi diritti costituzionali?
Ma non da ora, da molti anni!
Tanti anni fa, tornato da Israele, andai per la prima volta al ghetto di Venezia, ove trovai i celerini che si massacravano di botte con gli autonomi padovani, i quali, a loro volta, volevano andare a pestare a sangue gli ebrei a causa di non so cosa avesse fatto Israele quella volta.
Se qualche tribunale della Repubblica avesse dato a quei gentiluomini cinque anni di reclusione, forse le cose non sarebbero oggi così complicate.
Molti lamentano l’eccesivo millenarismo e messianismo degli ebrei … presente quasi esclusivamente sulle pagine della stampa mainstream, ovvero in pochi gruppuscoli di esaltati presenti in ogni contesto religioso.
Ad esempio, nel pregevole articolo di Roberto Pecchioli (che stimo molto) sul nostro giornale di ieri, incentrato sul suo diritto di criticare Israele senza essere biasimato, (e ci mancherebbe!) non è presente una parola nei confronti di un Islam aggressivo che ha cercato il vero genocidio di Israele in diverse occasioni.
Lo stesso Islam che ha utilizzato i palestinesi come arma contro Israele senza alcuna remora.
La ricostruzione, poi, fatta nel suddetto articolo degli eventi relativi al ritorno degli ebrei in Terra Santa è assolutamente caricaturale, ma non è questo lo scopo di questo breve scritto.
Basti dire che un massiccio rientro in Terra Santa iniziò già centocinquanta anni fa e anche in precedenza i ritorni erano cosa frequente.
Ad esempio, uno dei più grandi studiosi ebrei mai esistiti, Rabbi Obadiah di Bertinoro, famoso autore di un commentario sull’intera Mishnah, viveva in una piccola città nella provincia di Forlì, che contava una popolazione ebraica di diverse centinaia di anime.
In quella piccola comunità c’erano molti studiosi talmudici. Il rabbino Obadiah (il cui nome significa “servo di Dio”) divenne loro rabbino e insegnante in giovane età, poiché era davvero molto brillante. Era dotato di grande padronanza della parola e della scrittura e nel giro di pochi anni divenne famoso ben oltre i confini del suo paese natale.
All’inizio dei trent’anni, nell’anno 1486, il rabbino Obadiah decise di stabilirsi in Terra Santa con molti suoi discepoli e a Gerusalemme egli compì azioni importanti in difesa della folta comunità ebraica:
In una lettera scritta al fratello proprio da Gerusalemme il 24 agosto 1489, Obadiah menziona che gli ebrei accorrevano a Gerusalemme dall’Egitto, da Damasco, da Aleppo e da altri luoghi per adorare Dio. Nello stesso anno racconta di aver incontrato anche ebrei provenienti da Aden
Da un punto di vista spirituale mi interessa però di più che in un altro articolo il buon Pecchioli si lagni del messianismo e del millenarismo degli ebrei.
Fatto innegabile ed incontrovertibile, ma che proviene dalla penna di un cattolico che si è sempre richiamato ai principi fondamentali della sua fede, fede che un pizzico di messianismo e di millenarismo lo condivide con il popolo ebraico.
Per inciso, avete mai conversato con qualche popolo orientale, cinesi in testa, sul loro destino nel mondo?
Lo sapete vero che per i musulmani il concetto di diritto internazionale è un’eresia?
I cattolici non credono forse più che l’ebreo Gesù di Nazareth tornerà trionfante alla fine dei tempi?
Un cattolico, cioè uno che ritiene/pretende che la sua fede sia universale, può levare il dito contro la speranza messianica dei suoi fratelli maggiori come li definì Giovanni Paolo II sulla scorta del suggerimento dell’immenso ingegno dell’allora cardinale Ratzinger?
Per capire meglio a quale tic della mentalità cattolica profonda faccio riferimento vi racconto un aneddoto.
La mia amicizia con un noto e apprezzato vaticanista si interruppe bruscamente nel modo seguente.
Gli inviai (a lui e a quasi tutti era ed è sfuggito) un articolo in tedesco di Benedetto XVI del 26 ottobre 2017 intitolato “Gnade und berufung ohne reue”, “grazia e vocazione senza pentimenti” pubblicato su Communio, la rivista del Cardinale Koch, quello che fece crollare Cambridge quando, durante un augustissimo convegno sulle tre religioni abramitiche, prese il microfono e massacrò gli illustri studiosi presenti affermando che le religioni abramitiche erano solo due e la terza si era autoinvitata al banchetto.
Nel citato articolo si toccano punti importantissimi del rapporto tra Cristianità (che, tristemente per i cattolici, non è solo cattolica) ed Ebraismo.
Si tocca anche in profondità il cruciale tema del Messia, solo apparentemente divisivo tra le due religioni.
Quando ho detto che stavo occupandomi di cose più importanti per me, mi riferisco ad uno dei temi più oscuri ed importanti delle Scritture, cioè i quattro “artigiani” di Zaccaria 1:20-21, identificati come il Messia ben David, Messia ben Joseph, Elia e il Giusto Sacerdote.
Queste quattro “funzioni” o “ruoli” rendono complesso di parlare di un unico Messia a seconda delle circostanze.
Ma torniamo all’articolo. Questo vaticanista fece tradurre l’articolo e lo recensì sul suo famoso blog.
Nei commenti scoppiò il delirio antisemita. Non avevano capito nulla anzi, avevano capito tutto il contrario.
Diciamo che il tono prevalente nei commenti era: “Bravo Benedetto che ne hai dette quattro a quegli ebrei schifosi!” ma in modo molto più esplicito e volgare.
Chiesi fortemente al vaticanista di moderare la sua chat e lui rifiutò.
Ergo, per me cessò di esistere.
Vogliamo poi parlare del sequestro su tutti i miei beni chiesto dalla mia ex moglie ed ottenuto dal tribunale con questa unica motivazione: “perché si è convertito all’ebraismo, è stato visto indossare la kippah per cui c’è pericolo che fugga in Israele”.
In altre parole, un tribunale mi ha sequestrato tutto perché, essendomi “suppostamente” convertito all’ebraismo (nessuna prova fornita se non “è stato visto pregare con la kippah”) sarei potuto “fuggire” in Israele abbandonando mio figlio piccolo e due genitori anziani e malati.
Non c’erano altri argomenti… Avrei dovuto denunciare tutti, giudici compresi, ma a che pro in un paese di antisemiti che non sanno neppure di esserlo?
Pochi giorni fa ascoltavo un video sul canale cattolico “Fede e cultura universitas” del pur bravo dott. Zenone. Ospite la pur brava dott.ssa De Mari. A un certo punto entrambi hanno concordato che i problemi del Medio Oriente si sarebbero risolti solo con la conversione degli islamici e degli ebrei.
Cari amici di quel canale, ve lo dico simpaticamente, la preghiera per la conversione degli ebrei non più kosher da tanto tempo, è contraria all’insegnamento di Benedetto, che proprio voi (giustamente) apprezzate al sommo grado e rappresenta, sostanzialmente, un’eresia.
Gli ebrei, come dice Benedetto, possiedono un veicolo soteriologico autonomo e quindi non hanno né la necessità né tantomeno l’obbligo di convertirsi … quindi prendiamolo come un auspicio a conversioni reciproche per meglio conoscersi come accadde per Santa Teresa della Croce.
Personalmente ho avuto l’onore di conoscere una persona che faceva parte dei cosiddetti “ebrei di San Nicandro,” convertitisi in massa dal cattolicesimo all’ebraismo.
Una mattina mentre ero in una Yeshiva della città santa di Safed ove studiavo, un anziano che stava spazzando in terra, mi apostrofò in italiano e da lì nacque una bellissima conversazione nella quale questo uomo santo mi raccontò le sue esperienze di vita.
Ma torniamo al Messianismo ebraico (eccessivo mi sembra di capire) leggendo uno dei Tredici Principi di Fede formulati dal Rambam (Maimonide) nel suo Commento alla Mishna Sanhedrin 10: l.
“12) Io credo con fede completa nell’avvento del Messia e, sebbene possa tardare, aspetterò ogni giorno la sua venuta.”
In ebraico “ani maamìn” e il testo completo suona così:
Ani ma’amin
b’emunah sh’leimah
b’viat ha mashiach,
veaf al pi sh’yitmameah
im kol zeh achakeh lo
behol yom sheyavo.
“Credo con fede incrollabile nella venuta del Messia e, anche se tarderà, aspetterò ogni giorno il suo arrivo.”
Questo principio è stato messo in musica e lo si canta spesso anche in occasioni solenni.
A me piace molto questa versione del duo Yonina, ragazzi talentuosi e dotati di una grande spiritualità.
https://www.youtube.com/watch?v=oucFFlau2Vc
C’è una storia bellissima sulla nascita di questa melodia.
“Il Rebbe di Modzitz, Rabbi Shaul Yedidya Elazar, aveva seguaci chassidici in tutte le principali città della Polonia. Uno di questi era Reb Azriel David Fastag, famoso in tutta Varsavia per la sua voce eccezionale. Molti venivano alla sinagoga dove Reb Azriel David e i suoi fratelli, anch’essi dotati di voci meravigliose, pregavano durante le festività solenni. Reb Azriel David guidava le preghiere, mentre i suoi fratelli lo accompagnavano come coro. La sua voce nitida, chiara e commovente aveva un profondo effetto su tutti coloro che lo ascoltavano.
Reb Azriel David viveva in modo semplice, guadagnandosi da vivere con un piccolo negozio di abbigliamento, ma la sua felicità e la sua soddisfazione provenivano da un’altra fonte: il mondo della musica chassidica. Le sue melodie commoventi arrivarono fino a Otvoczk (un sobborgo di Varsavia), dove il suo Rebbe, Rabbi Shaul Yedidya Elazar, le apprezzò immensamente. Ogni volta che Reb Azriel David componeva una nuova melodia era un giorno di festa per il Rebbe Elazar.
Nubi scure cominciarono a coprire i cieli d’Europa: le nubi del nazismo. Nonostante i terribili decreti, la stella gialla e i ghetti, la maggior parte degli ebrei non riusciva a immaginare cosa stesse per accadere loro. Solo pochi riuscirono a sfuggire alle grinfie dell’occupazione nazista e a raggiungere luoghi sicuri. Uno di loro era il Rebbe di Modzitz, Rebbe Shaul Yedidya Elazar, i cui Chassidim fecero uno sforzo enorme per salvarlo. Quando i nazisti entrarono in Polonia, i Chassidim lo fecero uscire clandestinamente dalla Polonia e lo portarono a Vilna, in Lituania, e da lì attraversò la Russia fino a Shanghai, in Cina, arrivando infine in America nel 1940.
Nel frattempo, in Polonia, decine di migliaia di ebrei venivano deportati ogni giorno verso la morte in vagoni bestiame che facevano parte del sistema ferroviario. Svegliati nel cuore della notte dai loro letti caldi a Varsavia, i mariti venivano separati dalle mogli, i bambini strappati dalle braccia dei genitori. Gli anziani venivano spesso fucilati sul posto, davanti ai loro cari. Poi gli ebrei venivano radunati e spediti in quei treni verso un luogo dove la loro esistenza non avrebbe più disturbato i nazisti: Auschwitz, Treblinka, Majdanek.
All’interno dei vagoni affollati, sopra il rumore delle ruote, si sentivano i suoni delle persone che ansimavano, sospiravano, piangevano e morivano. Si potevano udire le grida soffocate dei bambini schiacciati gli uni contro gli altri. Ma in uno di questi vagoni, diretto verso il famigerato campo di sterminio di Treblinka, si udiva il suono di un canto.
Sembra che un anziano ebreo, avvolto nei suoi stracci, con il volto bianco come la neve, si fosse avvicinato al suo vicino nel treno della morte, implorandolo di ricordargli la melodia di Ma’areh Kohen cantata dal Rebbe di Modzitzer durante la funzione dello Yom Kippur.
“Adesso? Adesso vuoi sentire dei niggunim?” rispose l’altro, guardando con aria severa il chassid, pensando che forse tutte le sofferenze gli avessero fatto perdere la ragione.
Ma questo seguace del Modzitzer, Reb Azriel David Fastag, non prestava più attenzione al suo amico, né a nessun altro sul treno. Nella sua mente era al podio accanto al suo Rebbe durante lo Yom Kippur, ed era lui a guidare la preghiera davanti al Rebbe e a tutti i Chassidim.
Improvvisamente, davanti ai suoi occhi apparvero le parole del dodicesimo dei Tredici Principi della Fede Ebraica: Ani ma’amin b’emuna sheleima, b’viat hamoshiach; v’af al pi she’yismamaya, im kol zeh, achakeh lo b’chol yom she’yavo — “Credo con fede perfetta nella venuta del Moshiach; e anche se tarderà, tuttavia, aspetto ogni giorno la sua venuta”. Chiudendo gli occhi, meditò su queste parole e pensò: “Proprio ora, quando tutto sembra perduto, è messa alla prova la fede di un ebreo”.
Non passò molto tempo prima che cominciasse a canticchiare una melodia tranquilla su queste parole. Lì, in mezzo alla morte e alla disperazione sul treno per Treblinka, il chassid si trasformò in un pilastro di canto, facendo uscire dai suoi polmoni insanguinati il canto dell’eternità del popolo ebraico. Non si accorgeva del silenzio nel vagone bestiame, né delle centinaia di orecchie che ascoltavano attente e stupite. Non sentiva nemmeno le voci che gradualmente si univano al suo canto, dapprima sommesse, ma poi sempre più forti.
Il canto si diffuse da un vagone all’altro. Ogni bocca che ancora poteva respirare si unì all’Ani Ma’amin di Reb Azriel David.
Come se si fosse svegliato da un sogno, Reb Azriel David aprì gli occhi e vide il treno che cantava. Aveva gli occhi rossi per il pianto e le guance bagnate di lacrime. Con voce soffocata, gridò: “Darò metà della mia parte in Olam Habbah (il Mondo a Venire, il Paradiso) a chiunque porterà la mia canzone al Rebbe di Modzitzer!”.
Un silenzio ovattato calò sul treno. Apparvero due giovani che promisero di portare la canzone al Rebbe a qualsiasi costo. Uno di loro si arrampicò sull’altro e, trovando una piccola fessura nel tetto del treno, aprì un buco da cui fuggire. Sporgendo la testa sotto il cielo aperto, disse: “Vedo il cielo blu sopra di noi, le stelle brillano e la luna, con un volto paterno, mi guarda”.
“E cosa senti?” chiese il suo compagno.
‘Sento’, rispose il giovane, “gli angeli in alto che cantano Ani Ma’amin, e la loro voce sale ai sette firmamenti del cielo!”
Dopo aver salutato i loro fratelli e sorelle sul treno, i due si lanciarono nel vuoto, uno dopo l’altro. Uno morì sul colpo. L’altro sopravvisse, portando con sé il ricordo della canzone. Alla fine, riuscì a raggiungere la Terra di Israele e gli appunti furono inviati per posta al Rebbe Shaul Yedidya Elazar a New York.
Dopo aver ricevuto gli appunti e aver ascoltato il Reb Azriel Dovid cantare Ani Ma’amin, il Rebbe di Modzitzer disse: “Quando cantarono Ani Ma’amin sul treno della morte, le colonne del mondo tremarono. L’Onnipotente disse: ‘Ogni volta che gli ebrei canteranno Ani Ma’amin, ricorderò i sei milioni di vittime e avrò pietà del resto del mio popolo.’”
Si racconta che il primo Yom Kippur in cui il Rebbe di Modzitz cantò l’Ani Ma’amin, c’erano migliaia di ebrei nella sinagoga. L’intera congregazione scoppiò in lacrime, che caddero come acqua nella pozza di lacrime e sangue del popolo ebraico. La melodia si diffuse rapidamente in tutto il mondo ebraico.
“Con questo niggun”, disse Rebbe Shaul Yedidya Elazar, “il popolo ebraico andò alle camere a gas. E con questo niggun, gli ebrei marceranno per salutare il Messia”.
Lo so, ancora la Shoa, che due scatole queste storie del passato, ma sto solo cercando di far capire lo spirito di questa gente.
Uno dei miei amici fraterni, grande rabbino italiano, ha la madre ultranovantenne rimasta bloccata nel nord, a causa della chiusura del Ben Gurion. Lui Prega per lei e così faccio io. Senza isterie, con gioia, simcha, come si dice.
Forse è per questo che, malgrado il bombardamento quotidiano, in rete si trovano centinaia di video di ebrei che cantano e ballano in Israele.
Il messianismo più forte può essere rinvenuto, salvo possibili eccezioni, tra i chassidici Chabad. Lo so bene per mille ragioni che non voglio spiegare tranne una: ho studiato da loro e con loro.
Il paragone che mi è sempre venuto in mente è con la voglia di παρουσία di tanti cristiani. Che male c’è?
Ma secondo il messianismo ebraico non è con la guerra o la politica che si fa arrivare il messia!
Moshiach arriverà quando, con le nostre buone azioni, l’avremo meritato, questo dice il cosiddetto messianismo ebraico e ci mancherebbe!
Mai sentito gli haredim (religiosi, quelli che i giornali più “comprati e venduti” definiscono ultraortodossi) parlare di “Grande Israele” o di “ricostruire il Terzo Tempio” in senso materiale.
È una bestemmia di pochissimi esaltati come ce ne sono in tutti i contesti, compreso quello cattolico.
Il Terzo Tempio sarà ricostruito dal Messia e sarà del tutto spirituale.
Un’altra calunnia nei confronti di un popolo che, per rispettare i musulmani, rinuncia a pregare sulla spianata del proprio tempio!
(Apro parentesi, i muslim iraniani hanno già tirato missili su Gerusalemme, immaginate se, G-d forbid, avessero beccato la spianata delle moschee o il Santo Sepolcro, perché ad Haifa una moschea l’hanno colpita).
O ci sono dubbi anche su questo?
Certamente i muslim non pregano in quel luogo solo per diritto di una passata conquista armata, noooooooooo ci mancherebbe!
La loro incontrovertibile giustificazione è che Rasul Allah ha voluto situare in quei luoghi il proprio Isra’ wal Miraj, ovvero la sua ascensione. In una notte, intorno al 621, Allah avrebbe accompagnato Muhammad dalla Mecca a Gerusalemme e poi in paradiso. Dio fece fare al Profeta un viaggio diviso in due tappe: il primo dalla Mecca alla “moschea lontana”, ovvero alla moschea di Al Aqsa di Gerusalemme (che per ovvie ragioni ancora non esisteva). Dopodiché Maometto salì sulla Roccia (la Cupola della Roccia) e da qui, cavalcando il Burāq, una creatura alata, salì verso il cielo. Nella seconda parte del suo viaggio, l’ascesa appunto (al Miraj), Maometto attraversò l’inferno e i sette cieli, fino in paradiso, dove incontrò tutti i profeti, tra i quali Adamo, Giovanni Battista, Gesù, Mosè, Abramo. Al settimo cielo, Dio diede a Maometto le istruzioni per la preghiera, tra cui il precetto di pregare cinque volte al giorno. Quindi Maometto ridiscese alla Mecca e la mattina seguente cominciò a raccontare l’accaduto, ma non tutti gli credettero. Per lungo tempo si discusse se il profeta si fosse riferito a una vicenda reale o a una “visione”. Prevalse, infine, l’opinione che questo fatto fosse realmente accaduto, anche se il primo muslim a Gerusalemme era ancora lontano da venire.
Al contrario, gli ebrei non hanno mai rinunciato al loro diritto su Gerusalemme e per molti secoli hanno pregato con la formula: “leshanà habbà bejerushalaim” l’anno prossimo a Gerusalemme.
Il problema non è che gli ebrei non vogliono spartire la spianata i musulmani, è che sono i musulmani che non accettano gli altri in quel luogo sacro a tutti.
E gli ebrei, appunto per non disturbare, pregano al Kotel, al Muro del Pianto sotto la spianata.
Infine, e in breve, voglio dire che:
- Né l’ebraismo né tampoco la kabbalah sono gnostici. Ci si salva con le buone azioni prescritte dalla Torah, le mitzvot, non con una sapienza particolare che, tantomeno, possa esentare dal rispetto dei precetti etici.
- La si smetta di dipingere la visione kabbalistica come rappresentazione del panteismo. Studiate meglio, aggiungete una en, et voilà arriva il panenteismo, tutta altra cosa. Lo dico con affetto a tutti quegli esperti (?) che inondano YouTube di video in tal senso. Per inciso il panenteismo è anche tipico della visione Sufi, ma non date ad un Sufi del panteista perché quelli sono più maneschi di noi.
- Torniamo al punto dello gnosticismo. Gli gnostici radicali quali i Sethiani e gli Ofiti, posseggono una concezione opposta di panenteismo: la materia è definitivamente maligna e dannata, perciò non può essere parte di D-o. Ergo Gnosticismo radicale (quello dei padroni dell’occidente) e Kabbalah non possono convivere.
Scusate l’interruzione e un bacione a tutti!





