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EUROPA, RIFONDAZIONE O MORTE (3)

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Riarmo sì, riarmo no. Il tema è posto male e, così come fu per i vaccini, è posto dalla solita Ursula von der Leyen, con i suoi 800 miliardi (finti) a favore della Germania e dell’industria delle armi, senza visione politica e strategica. Direi senza visione tout court, essendo la Von der Leyen espressione di un’oligarchia miope. 

Per capire cosa ci aspetti davvero nel prossimo futuro è perfettamente inutile affidarsi alle dichiarazioni dei politici europei, in gran parte pifferai di musiche stonate; è più opportuno affidarsi ai generali che, pur nella differenza di prospettive, sanno quello dicono e dicono quello che sanno. 

Un primo fondamentale discrimine riguarda due sostantivi spesso intesi come equivalenti e, al contrario, indicanti concetti profondamente diversi, 

I due sostantivi sono possibilità e probabilità. 

Riguardo al riarmo europeo ne parla con chiarezza esemplare il generale Paolo Capitini su Parabellum, il canale diretto da Mirko Campochiari (Live 464 di sabato 7 giugno 2025). 

Esiste la possibilità che la Russia , entro il 2032/2035 raggiunga la potenza che fu dell’Unione Sovietica.

Tale possibilità non significa che esista la probabilità che la Russia attacchi l’Europa. 

La questione che si pone, pertanto, non è di un riarmo affrettato e interessato, ma la costruzione di una deterrenza adeguata. 

Tale deterrenza riguarda la NATO, in primo luogo e, non a caso, gli Stati Uniti hanno confermato il comando dell’Alleanza Atlantica a sé stessi, chiedendo ai Paesi partner di mettere a bilancio il 5% del Pil per la costruzione di una deterrenza che tenga conto della possibilità. 

Deterrenza è il contrario di attacco e di difesa, ossia di guerra. 

Deterrenza è dire a un potenziale aggressore che è meglio che non provi ad aggredire perché potrebbe farsi molto male e quindi che è cosa saggia stare in pace.

Del 5% chiesto dagli USA ai Paesi partner, come spiega molto bene il generale Paolo Capitini, circa l’1,5% riguarda le infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, aeroporti, porti, ecc.), le quali sono dual use. 

In buona sostanza, rendere efficiente un’autostrada o una ferrovia a fini militari (logistica) è rendere efficiente anche il sistema civile. 

E qui ci scontriamo con un aspetto che riguarda la politica: l’enorme presenza della burocrazia (delle burocrazie) e la distrazione di fondi per altri scopi. 

Il tema è squisitamente politico e riguarda l’efficienza dei singoli Stati e quella dell’Unione Europea. 

L’efficienza è raggiungibile se chi governa è pragmatico, è finalizzato all’obbiettivo, è trasparente, non ruba o non distrae fondi per obiettivi diversi da quello principale per alimentare clientele e non è animato da ideologie distopiche (utopie negative), tanto più se queste ideologie sono un coacervo di fesserie o sono in totale o parziale contrasto con l’obiettivo. 

In Europa l’oligarchia che governa l’Unione Europea ha una visione ideologica che è un mix di progressismo, gender, malthusianesimo, eugenetica, difesa di presunti diritti civili, transumanesimo, ecologismo e idiozie varie. 

Dietro le quinte c’è il globalismo neocoloniale dei neocon, il quali, anziché puntare sull’efficienza del sistema, hanno preferito delocalizzare le imprese dove la manodopera è schiavizzata e hanno favorito l’arrivo nei Paesi economicamente e socialmente avanzati delle democrazie occidentali di una massa di migranti in funzione di esercito di riserva di manodopera a basso costo. 

Per evitare di affrontare il tema dell’efficienza le élite globaliste hanno sostituito la difesa dei diritti sociali con quella dei diritti civili e degli immigrati, con costi minori, ma con un aumento esponenziale dell’inefficienza del sistema e con la distruzione del welfare. 

Chi si chiede dove sia iniziato il tradimento della sinistra, l’inizio lo trova qui, nella sostituzione della difesa dei diritti sociali con quelli civili. 

Così, ad esempio, partiti socialcomunisti e sindacati hanno abbracciato l’ideologia neocon, che è neocolonialista, creando le condizioni di una dipendenza strutturale dell’Occidente dai Paesi che si volevano colonizzare. 

La Cina da colonia fabbrica è diventata competitor. 

La Russia, da ex Unione Sovietica da smembrare e colonizzare a pezzi, è diventata un bastione della conservazione, indisponibile a regalare le sue risorse. 

Gli Stati Uniti d’America, in questi ultimi tempi, hanno capito  che se vuoi essere libero la deterrenza deve essere il frutto della tua autonomia e che la tua autonomia dipende da un sistema produttivo efficiente e da un sistema paese efficiente e che queste due efficienze dipendono da una democrazia efficiente, capace, in altri termini, di garantire i diritti sociali, ossia di avere una società sana e partecipativa che cooperi a mettere “a mille” (come direbbe Pietro Imberti, sindacalista di lungo corso e collaboratore del giornale) il sistema (produttivo, sociale, infrastrutturale). 

Tutto questo comporta uscire dalla bolla ideologica nei neocon neo colonialisti globalisti, nella quale è stata catturata per intero l’Unione Europea e persino la Chiesa bergogliana. 

E’ sperabile che con Leone XIV la Chiesa recuperi sé stessa, cominciando dall’Italia, dove la CEI è diventata la succursale di una ideologia progressista che ha come riferimento politico lo schieramento che impropriamente continua a definirsi di sinistra. 

Meno facile che l’Unione Europea esca dalla bolla ideologica, in quanto in quella bolla ci sono troppi affari, tenuti segreti, troppe connivenze con interessi impropri (vedi i vari scandali), troppi allineamenti pagati (vedi scandalo delle ONG che sta emergendo grazie ala stampa tedesca). 

Senza efficienza non esiste deterrenza e senza democrazia non ideologica non esiste efficienza. Senza trasparenza sulle azioni politiche non esiste efficienza. Ogni scandalo, ogni distrazione di fondi, ogni spreco per favorire ideologie malate è un attacco all’efficienza e alla deterrenza. 

Torniamo ai generali. 

Il generale Leonardo Tricarico, a proposito degli 800 miliardi della baronessa, si chiede (La Verità 9 giugno): “Per comprare cosa? Per fare che? Questa idea della Germania egemone che senso ha?”. 

“L’Europa così com’è – sostiene Tricarico – non è in grado di programmare e sostenere azioni di guerra di alta intensità”. 

Quindi, la danza la conduce la Nato. 

Va considerato che la guerra in Ucraina ha messo a nudo l’inefficienza della dottrina Nato, in quanto ha visto cambiare i parametri fondamentali del conflitto, così come erano pensati. Il conflitto ucraino è guerra di trincea accompagnata dall’arrivo dei droni e da azioni del tipo stay behind che introducono logiche da guerriglia facilmente imitabili e, pertanto, pericolosissime per chiunque. 

Mettere un camion con dei droni acquistati al supermercato e attrezzati con esplosivo e andare vicino ad un aeroporto è cosa fattibile ovunque e apre un capitolo della guerra senza frontiere inimmaginabile fino alla sconsiderata azione ucraina, suggerita da follia se la si guarda con un’ottica generale di sicurezza. 

Che deterrenza si può attivare per bloccare cellule di agenti che con un semplice mezzo civile possono attaccare qualsiasi obiettivo? Abbiamo legittimato il terrorismo pensando di aver fatto una genialata?

Interessante quanto afferma Tricarico in relazione ai droni. “Noi italiani – dice Tricarico – che i droni sono importanti lo sappiamo da tempo, anzi da prima degli altri. Sono almeno una trentina di anni che noi italiani abbiamo studiato fabbricazione, armamento, utilizzo e tattica dei droni. Ci sono tre soli Paesi al mondo che sanno usare al massimo del potenziale i droni e lo dico proprio in termini di classifica: Israele, Italia e USA”. 

Si può sapere per quale motivo dobbiamo spendere soldi per produrre cari armati in Germania, quando la deterrenza del prossimo futuro si giocherà nei cieli, nei mari, nei fiumi e sulla terra in relazione all’utilizzo dei droni? 

Quanto dobbiamo sopportare ancora la presenza della baronessa tedesca che fa gli interessi della Germania? Quanto dobbiamo ancora sopportare la mancanza di trasparenza dell’Unione Europea? Quanto dobbiamo ancora sopportare il fatto che l’Unione Europea sia la serva dei neocon, neocolonialisti, globalisti? Con la connivenza, anzi, con il supporto fondamentale, dei social comunisti?

Se non si attua un radicale cambiamento non ci sarà alcuna deterrenza, in quanto ci sarà voluta deficienza, al fine di evitare la trasparenza. 

Perché c’è deficienza al fine di non avere trasparenza? Perché, di scandalo in scandalo, la Commissione dell’Unione Europea, con il suo esercito di 30 mila burocrati usa i soldi dei contribuenti a fini ideologici e per imporre le logiche del globalismo colonialista neocon. 

Come si legge su La Bussola Quotidiana, “mentre emergono, ormai quotidianamente malefatte e sprechi inimmaginabili da parte della Commissione europea, l’ultimo riguarda lo stanziamento di quasi 1,3 milioni di euro per un progetto guidato dall’organizzazione austriaca “Euro-Central Asian Lesbian Community” con l’obiettivo di “aumentare la visibilità delle lesbiche in Asia centrale”, nell’ambito del progetto intitolato “Rafforzamento del movimento lesbico in Europa e Asia centrale”, nuove prove schiaccianti vengono pubblicate sugli illegittimi traffici di influenze (per non dire corruzione) tra la Commissione e le Ong ambientaliste.  Secondo un’inchiesta pubblicata da “Welt am Sonntag”, la Commissione Europea (Ce) ha finanziato segretamente Ong ambientaliste con milioni di euro di denaro pubblico per promuovere campagne di pressione politica e legale contro le aziende europee. L’obiettivo: imporre l’agenda climatica di Bruxelles attraverso canali giudiziari e mediatici, anche a costo di erodere la sovranità economica e la sicurezza energetica degli Stati membri. Tra i beneficiari figura la Ong “ClientEarth”, che ha ricevuto circa 350mila euro direttamente dalla Commissione Europea per coprire le spese legali delle cause legali contro le centrali elettriche a carbone in Germania. L’obiettivo era quello di trascinare gli operatori in procedimenti legali per aumentare il rischio finanziario e rallentare la manutenzione degli impianti”.

https://lanuovabq.it/it/emerso-un-nuovo-traffico-di-influenze-fra-ue-e-ong-ecologiste

 

https://www.welt.de/wirtschaft/plus256234338/ngo-affaere-das-steckt-hinter-dem-ablenkungsmanoever-der-eu-kommission.html

 

Inutile, pertanto, parlare di deterrenza, quando non c’è trasparenza, ma oscurità diffusa al fine di finanziare, in modo segreto, organizzazioni che agiscono per favorire l’ideologia che le élite dell’’oligarchia che governa l’Unione Europea per conto del globalismo finanziario intendono imporre ai cittadini e agli Stati. 

Se si vuole che esista un’Europa unita è necessario prima eliminare questo grumo di potere che, come un cancro, distrugge il Vecchio Continente e, con un’immensa ondata di lisciva, è necessario ripulire le stanze del potere dalla melma che si è accumulata. 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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