
di Paolo Boccuccia
Uno scrittore, Pier Carpi, pseudonimo di Arnaldo Piero Carpi, in un suo libro titolato “Le profezie di Papa Giovanni”, racconta che i Tre Maestri si incontrarono a Parigi e più precisamente nel laboratorio alchemico di Cagliostro dove, a detta del Carpi, venne redatta la Tavola; tuttavia, il Carpi non cita le fonti che suffragano tale sua affermazione.
Gli unici elementi che abbiano un certo riscontro, sono le qualifiche che i Tre Maestri hanno aggiunto ai loro nomi: Louis Claude de Saint Martin S I (Superiore Incognito), Conte di Saint-Germain R+C (Rosa Croce) e Conte di Cagliostro G C (Gran Cofto o Copto); tre qualifiche che inducono a pensare che la Tavola sia impregnata delle tre dottrine esoteriche delle quali i Tre Maestri erano vessilliferi: Martinismo, Rosacrocianesimo (alchimia) e Massoneria di rito egizio.
Darò di seguito qualche riflessione sul martinismo, con la promessa di proseguire in seguito sulle altre dottrine.
Il Martinismo, storicamente nasce nella metà del 1700 per opera di Martino de Pasqually il quale dà a tale sua dottrina una connotazione magica e operativa, mentre Louis Claude de Saint Martin, detto “il Filosofo Incognito”, gli dà una connotazione religiosa e fideistica, convivendo queste due anime nell’ordine Martinista universale.
Nel martinismo trovano centralità due elementi che in realtà sono l’uno il riflesso dell’altro; Il primo di questi elementi è rappresentato dall’Eggregore. L’Eggregore è la risultante di una riunione di energie che confluiscono in una sola entità; come insegna la tradizione, esso è frutto della sommatoria della forza psichica vitale e magica di quei singoli raccolti in un dato istante da un unico intendimento. In quel contesto i “singoli” sono i fratelli che in virtù della comune iniziazione, e dell’opera luni-solare, alimentano l’Eggregore, beneficiando della sua “retributiva benevolenza”.
Una persona non iniziata non può far parte dell’Eggregore di una Loggia in quanto non avendo vissuto il passaggio da profano al Sacro, non dispone della “chiave” psichica e spirituale di vivere all’unisono con l’assemblea riunita; infatti, secondo la Tradizione massonica, ogni Loggia ha una “entità” o Eggregore che vigila sul corretto andamento dei lavori, come una invisibile protezione.
Il secondo di questi elementi è rappresentato dalla “Catena”; tra tutti i gesti rituali, quello della “Catena” sembra essere il più importante sia dal punto di vista occulto che da quello simbolico. Dapprima la Catena è associata all’idea di solidità: essa accompagna la trasmissione del movimento e della potenza, per cui ogni volontà umana per manifestarsi pienamente nel mondo materiale, deve necessariamente collegarsi ad un intermediario il quale a sua volta costituisce la base solida di trasmissione.
Questo percorso iniziatico si fonda su un deposito docetico filosofico e rituale che si articola in una piramide costituita da quattro gradi (la Grande Tetractis pitagorica?). Il primo di questi è il grado di Associato Incognito dove il martinista che ancora non ha una fissa collocazione nella catena eggregorica di Forza e Amore, segue un percorso prevalentemente cardiaco.
In questa prima fase dell’opera è seguito dal proprio iniziatore, con cui deve necessariamente rimanere in contatto, come detto, onde ricevere non solo gli adeguati consigli, ma beneficiare, tramite di esso, della coesione con l’Eggregore della “Catena”.
E’ bene immaginare la “Catena” come un corpo che ha molti centri da cui irradiano delle sinapsi ad ogni altro martinista; se questo magico meccanismo è correttamente compreso, permette ad ognuno di beneficiare del sostegno dei Fratelli e delle Sorelle e di sviluppare una leva moltiplicativa che deve essere utilmente impiegata per il compimento della Grande Opera interiore.
Ogni collettività, ogni associazione, sviluppa uno spirito di gruppo molto più forte e intenso dello spirito che può sviluppare una singola persona che fa parte del gruppo. Le istituzioni massoniche, ovvero l’insieme delle obbedienze massoniche, concorrono così tutte assieme, anche se ognuna in modo particolare e personale, alla trasmissione della Tradizione e delle Conoscenze: esattamente come in una catena dove ogni singolo anello è perfettamente ancorato nel tutto.
Prima di terminare i lavori massonici, quando le mani si uniscono evocando l’unione di tutti i Massoni, una forza unificatrice e confortante aleggia su tutta la Loggia. Ed è in questo preciso momento che è legittimo considerare la Massoneria come un centro Propulsore di Idee-Energie che si propagano nel mondo, provocando attività nuove, feconde, e da dove sorgerà la concezione di una nuova società più equilibrata e più umana.





