Home Politica estera LA POLONIA STARÀ CON STARMER O CON TRUMP?

LA POLONIA STARÀ CON STARMER O CON TRUMP?

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Gli inglesi, come hanno scritto chiaramente nel loro documento Strategic Defence Review, mirano a comandare la Nato e, conseguentemente l’Unione Europea, dalla quale sono usciti.

Un punto di forza del lavorio inglese è la continuazione della guerra in Ucraina, con soddisfazione degli Stati baltici, loro simpatizzanti, che così vedono impegnato l’Orso russo (se crepano gli ucraini chi se ne importa: solidarietà artica) e l’altro poteva essere la Polonia, che è oggi il Paese europeo più armato.

Tuttavia, con l’elezione a presidente della Repubblica di un sovranista estimatore di Trump, la Polonia è destinata a seguire le linee statunitensi e non quelle di Londra.

La Rand Corporation, think tank statunitense portavoce non ufficiale del Pentagono, in una suo arti8colo di qualche giorno fa scriveva: “L’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina ha spinto i decisori polacchi ad avviare la modernizzazione e l’espansione militare a un ritmo, una scala e una direzione senza precedenti nella storia post-comunista della Polonia. Data la prevista ricostituzione russa, l’entità degli aiuti militari forniti da Varsavia all’Ucraina e i precedenti problemi di modernizzazione, le forze armate polacche si trovano a un bivio. Se la Polonia non riuscisse a realizzare i suoi piani, potrebbe uscire da questo momento relativamente indebolita e vulnerabile. Tuttavia, se la Polonia avesse successo, sarebbe in grado di assumere un ruolo molto più importante nel garantire la sicurezza del fianco orientale della NATO, offrendo così agli Stati Uniti maggiore flessibilità per promuovere i propri interessi in altre parti del mondo”.

Si deduce che la Polonia, non Londra, potrebbe essere il riferimento degli Stati Uniti per il fianco orientale della Nato.

Nell’articolo, Rand stima che, nel 2025, la Polonia spenderà circa il 4,7% del suo prodotto interno lordo per la difesa nazionale, una quota considerevole della quale andrà agli Stati Uniti in contratti per l’acquisto di armamenti.

Alla fine del 2024, le forze armate polacche contavano 205.000 effettivi. Resta da vedere se gli sforzi accelerati di reclutamento della Polonia riusciranno a generare un aumento del personale di quasi il 50%, raggiungendo i 300.000 effettivi entro il 2035.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD), suggerisce Rand, dovrebbe mantenere e valutare un rafforzamento temporaneo della posizione militare statunitense in Polonia nel breve-medio termine per rafforzare la deterrenza, garantendo così alla Polonia il tempo di completare la sua modernizzazione e migliorando l’interoperabilità e la prontezza operativa. Ciò massimizzerebbe il ritorno sugli investimenti statunitensi, già significativi, e segnalerebbe agli altri alleati europei che gli Stati Uniti apprezzano molto l’assunzione di una maggiore responsabilità per la sicurezza regionale.

Gli Stati Uniti, suggerisce sempre Rand, dovrebbero individuare approcci per accelerare l’acquisto da parte della Polonia di sistemi d’arma costruiti negli Stati Uniti, aumentare i finanziamenti per i prestiti diretti, sostenere l’addestramento delle unità appena equipaggiate e compensare le potenziali limitazioni dei principali fattori abilitanti. Il Comando europeo degli Stati Uniti (EUCOM) dovrebbe continuare a collaborare con il Ministero della Difesa nazionale polacco per comprendere meglio le implicazioni per la deterrenza e la difesa di questo mutevole equilibrio di potere sul fianco orientale della NATO. Inoltre l’EUCOM e il DoD dovrebbero intensificare il dialogo con le controparti polacche per valutare in che modo questa forza emergente possa essere utilizzata al meglio per supportare gli obiettivi strategici e i piani operativi della Polonia e della NATO.

Si presume che nel prossimo futuro la Polonia starà strettamente in sintonia con gli Usa.

Inoltre non va sottovalutato il fatto che se è vero che i polacchi non amano i russi, è altrettanto vero che non amano gli ucraini.

Varsavia ha sempre presenti i massacri di polacchi in Volinia e Galizia orientale, noti come “rzeź wołyńska” in polacco e “Волинська трагедія” (tragedia della Volinia) in ucraino.

I massacri della Volinia furono una serie di stragi perpetrate tra il 1943 e il 1945 nella Polonia occupata dai nazisti. Gli autori principali furono l’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), legato alla fazione di Stepan Bandera dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN-B), con il sostegno di parti della popolazione ucraina locale.

Le vittime furono principalmente civili polacchi, soprattutto donne e bambini, nelle regioni della Volinia, Galizia orientale, Polesia e Lublino. Le stime delle vittime variano, ma si parla di circa 40.000-100.000 morti polacchi, con il picco delle violenze nel luglio-agosto 1943.

Questi massacri furono caratterizzati da estrema brutalità, con torture, stupri, smembramenti e roghi. Secondo lo storico Timothy Snyder, l’obiettivo era una pulizia etnica per impedire allo stato polacco post-bellico di mantenere il controllo su aree a maggioranza ucraina.

L’OUN-B, durante la Seconda Conferenza del febbraio 1943, decise di eliminare i non ucraini per creare uno stato etnicamente “puro”. I tedeschi, che occupavano la regione, avrebbero incoraggiato il conflitto tra polacchi e ucraini per indebolire entrambi.

I massacri portarono a rappresaglie da parte dell’Armia Krajowa (esercito interno polacco), che uccise migliaia di civili ucraini, stimati in circa 2.000-5.000. La regione, già segnata da tensioni etniche e dall’occupazione nazista e sovietica (post Patto Molotov-Ribbentrop), divenne un teatro di violenze reciproche, con circa 1,5 milioni di persone, tra polacchi e ucraini, deportate o costrette a fuggire.

In Polonia, l’Istituto della Memoria Nazionale e il Parlamento (nel 2016) hanno classificato gli eventi come genocidio, definizione contestata dall’Ucraina e da alcuni storici non polacchi, che parlano di pulizia etnica. Nel 2023, i presidenti Duda e Zelensky hanno commemorato le vittime a Lutsk, cercando una riconciliazione, ma la questione rimane sensibile, con l’Ucraina riluttante a riconoscerne la portata o a permettere riesumazioni.

Difficile pensare che la Polonia si accodi alla logica inglese di mantenere aperto il conflitto in Ucraina ancora per molto. Più probabile che cresca la logica di favorire la chiusura di una guerra ormai non più sopportabile.

La Polonia non è molto tenera nemmeno con la vicina Germania, avendo avanzato richieste di riparazioni di guerra per i danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, stimati in circa 1.300 miliardi di euro (6,2 trilioni di zloty). Questa richiesta è stata formalizzata nel 2022, con il governo polacco guidato dal partito Diritto e Giustizia (PiS) che ha presentato un rapporto dettagliato sui danni materiali e umani causati dall’occupazione nazista (1939-1945).

Il rapporto, elaborato da un team di esperti sotto la guida del deputato Arkadiusz Mularczyk, evidenzia perdite come la morte di circa 5,2 milioni di cittadini polacchi, la distruzione di città come Varsavia e il rapimento di circa 196.000 bambini per la “germanizzazione”.

Jarosław Kaczyński, leader del PiS, ha dichiarato che la Germania non ha mai pienamente fatto i conti con i crimini commessi, sottolineando che il processo per ottenere le riparazioni sarà “lungo e difficile”. Il primo ministro Mateusz Morawiecki e il ministro degli Esteri Zbigniew Rau hanno ribadito che la richiesta mira a ottenere giustizia per le vittime e a chiudere i capitoli dolorosi del passato.

Difficile che nel prossimo futuro la Polonia possa favorire i disegni degli inglesi e quelli dei tedeschi, perlatro tra di loro uniti con la Francia, nella bella compagnia dei “Volonterosi”.

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  • Redazione

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