
di Sergio Restelli
“Guerra Invisibile: il Colpo di Teatro dell’Ucraina nei Cieli della Russia e il Futuro del Conflitto”
L’attacco con droni condotto dall’Ucraina contro più basi aeree russe, come descritto da analisti internazionali e rivelato in dettaglio dalla CNN, rappresenta una svolta operativa, strategica e psicologica nella guerra in corso tra Kiev e Mosca. Non si tratta solo di un evento militare rilevante, ma di un esempio brillante e inquietante di come la guerra del XXI secolo stia cambiando pelle, diventando sempre più ibrida, decentralizzata e sofisticata, dove la distanza, la tecnologia e la narrazione giocano ruoli cruciali. Vediamone l’impatto su più livelli.
Un attacco senza precedenti: obiettivi, mezzi e metodo
L’attacco ha colpito quattro basi aeree nel cuore della Russia: Belaya, Olenya, Diaghilev e Ivanovo. Una quinta – Ukrainka, nella regione dell’Amur – era probabilmente nel mirino ma non è stata colpita con successo.
L’attacco si distingue per tre elementi cardine
Profondità geografica: alcune delle basi erano situate fino a 4.500 km dal confine ucraino, in aree che il Cremlino riteneva “immuni” da attacchi, in virtù della distanza e del senso di invulnerabilità.
Tecnologia “low tech” a impatto strategico: i droni utilizzati erano lenti, leggeri e apparentemente rudimentali, ma capaci di sfuggire alla sofisticata rete radar russa, proprio perché inattesi e difficilmente intercettabili.
Infiltrazione creativa e audace: secondo quanto riferito, i droni sono stati trasportati clandestinamente in Russia, nascosti in capannoni mobili di legno montati su camion civili, poi posizionati vicino alle basi e lanciati da remoto, con il supporto di reti di telecomunicazione russe e telefoni cellulari locali – difficili da tracciare.
Un successo operativo con implicazioni strategiche
Secondo Justin Bronk del Royal United Services Institute, anche se fosse confermata solo metà dei 41 aerei danneggiati o distrutti, si tratterebbe di un colpo devastante:
indebolirebbe la capacità russa di lanciare attacchi missilistici a lungo raggio sull’Ucraina; comprometterebbe la deterrenza nucleare russa (almeno nella percezione esterna); danneggerebbe la capacità di proiezione globale della Russia, dalle pattuglie contro la NATO a quelle nel Pacifico.
In sostanza, l’Ucraina ha colpito non solo delle infrastrutture militari, ma l’orgoglio strategico russo, mostrando che il “profondo” interno non è più inaccessibile.
Una lezione di guerra psicologica.
L’effetto più dirompente di questo attacco, però, potrebbe essere psicologico. Mosca si riteneva al sicuro, e la popolazione russa, così come il suo apparato di sicurezza non era preparata all’idea che il nemico potesse colpire nel cuore del territorio nazionale.
Questo cambia completamente l’equilibrio emotivo e propagandistico della guerra: per i cittadini russi: si insinua la paura, il senso di vulnerabilità, la percezione che il governo non possa più garantire sicurezza interna; per l’opinione pubblica internazionale, visto che l’Ucraina sembra mostrare, lungi dall’essere passiva o sulla difensiva, di essere capace di pianificare e condurre operazioni complesse, mirate, sofisticate e di successo; per i partner occidentali appare un messaggio forte sulla capacità operativa ucraina, utile per giustificare ulteriori finanziamenti e forniture militari.
L’equilibrio strategico si inclina? Il rischio di escalation
Questo attacco apre nuovi scenari sul futuro del conflitto, e non tutti positivi.
Da un lato, dimostra che Kiev può colpire con precisione e intelligenza, anche senza jet o missili di lunghissimo raggio.
Dall’altro, obbliga Mosca a reagire, e la reazione potrebbe essere imprevedibile.
Rafforzamento delle difese interne: la Russia dovrà spostare risorse dalle linee del fronte alla difesa interna, riducendo la pressione diretta sull’Ucraina.
Ritorsioni su obiettivi civili: la Russia potrebbe rispondere in maniera asimmetrica, intensificando gli attacchi su infrastrutture civili ucraine per “riequilibrare” il danno subito.
Coinvolgimento di terzi attori: Mosca potrebbe cercare nuove alleanze tecnologiche o operative (Iran? Corea del Nord?) per controbilanciare le capacità ucraine.
In ogni caso, il fronte della guerra si espande e si complica: non più confinato alle trincee o ai cieli del Donbass, ma anche alle retrovie logistiche, agli hub strategici e al territorio metropolitano russo.
L’evoluzione tecnologica e il volto futuro della guerra
Questo attacco è il manifesto di una nuova dottrina militare: basso costo, alta efficacia, guerra decentrata.
Si tratta di un’evoluzione concreta del concetto di “guerra asimmetrica”, dove piccoli team, con mezzi relativamente economici, possono infliggere danni sproporzionati a una superpotenza.
Il futuro della guerra, in questo scenario, sarà caratterizzato da: robotica e automazione (droni, AI, sorveglianza distribuita); ingegneria sociale e manipolazione psicologica (colpire l’immaginario prima ancora dei bersagli); guerra informativa e mimetica (confondere, nascondere, ingannare con l’ordinario – come un camion civile).
Questo significa anche che i confini tra civili e militari, tra territorio di guerra e pace, tra prima linea e retrovia stanno svanendo.
Nei fatti siamo di fronte a un conflitto che riscrive le regole.
L’attacco ucraino con 117 droni contro basi strategiche russe non è solo una vittoria tattica, ma significa che l’Ucraina non solo resiste, ma sa colpire con intelligenza, con precisione chirurgica e con coraggio.
È un esempio perfetto di come una guerra di resistenza si stia trasformando in una guerra di creatività, dove ciò che conta non è solo la potenza, ma la visione strategica e la capacità di adattarsi all’imprevedibile.
Dal punto di vista psicologico, è uno smacco per la Russia.
Dal punto di vista militare, una crepa nelle fondamenta della sua proiezione strategica.
Dal punto di vista geopolitico, un invito all’Occidente a credere e investire ancora di più nel sostegno all’Ucraina.
Questa non è più solo una guerra di trincea: è una guerra delle menti, dei segnali, delle sorprese.
Una guerra, forse, destinata a riscrivere il modo stesso in cui immaginiamo il conflitto nel XXI secolo.





