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DUE GIUGNO, NE VALEVA E NE VALE LA PENA

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Anche quest’ anno si scende in piazza, nelle strade, di ogni città e paese per festeggiare il 2 giugno, Festa della Repubblica e dell’ Unità di Italia.
Sono passati decenni dal 2 giugno del ’46.
Sono passati decenni dalla fine del fascismo, dalla fine della guerra conclusa nel peggior modo possibile in quanto nel peggior modo era iniziata e con un moltiplicatore tendente a + infinito era terminata con un 8 settembre ’43 seguito al 10 settembre ’43 con la consegna dell intera flotta, episodio questo mai accaduto in termini così significativi nella storia militare Navale mondiale.
Poi i giorni della ricostruzione, del desiderio di rinascita. Ma forse era una illusione, ed il nostro direttore Silvano Danesi con i suoi magistrali articoli illustra i motivi, citando le ingerenze straniere, a voler pensare all’influenza Britannica, a quella russa che si creo’ il più grande partito comunista in Occidente, l’influenza statunitense con le sue basi, tedesca e francese con l’asservimento delle élite radical chic, che in nome di una presunta unità europea hanno svenduto ogni forma di sovranità nazionale.
E per non farci mancare nulla abbiamo anche i cinesi che con le sue relazioni con un partito che oggi è all opposizione fondato da un comico, ha ramificato il suo potere economico nel Bel Paese.
Sempre per voler ricordare abbiamo avuto decenni di terrorismo, mafie assassine e stragiste, per non scrivere la svendita delle aziende italiane, la fine dell IRI, il capolavoro eversivo, e sono parole del compianto Presidente Cossiga, di “mani pulite “.
Il tutto condito da capolavori di inefficienza, incompetenza, corruzione con apici ineguagliabili in tutti i settori della pubblica amministrazione, assecondato da una imprenditoria complice e libere professioni che tutto sono tranne che professioni.
Se questo è il quadro, la fotografia di questo Paese, la domanda è: “..ne valeva la pena, ne vale la pena..?”.
La risposta, e chi scrive ha vissuto sulla propria pelle gli orrori delle inefficienze pubbliche, è : “Si…ne valeva la pena, ne vale la pena..”.
Il nonno paterno, mezzadro pugliese, fu medaglia al Valor Militare durante la I guerra mondiale in quanto, con il suo plotone decimato sulle pietraie del Carso, respinse e vinse un assalto austriaco con la sua mitragliatrice St. Eteinne.
Il proprio padre, maresciallone dell Arma, nelle ore successive al 27 ottobre 1962 da giovane Brigadiere era a Buscape’ per raccogliere i resti dell aereo di Enrico Mattei, e la sua versione dei fatti per il figlio sono verità inconfutabile.
Ma sono solo pochi esempi familiari e non basterebbe un tomo universitario per citarli tutti.
Diamo una risposta più ampia.
Sono, siamo in piazza e nelle strade non per ossequio di politici, feluche o generali, verso cui il generale Cesare Ame’ non fu mai tenero.
Sono, siamo in piazza perché con noi ci sono I nostri fratelli in armi che si sono sacrificati ad El Alamein, a Cefalonia, ad Alessandria, sul Don.
Sono, siamo in piazza perché nel volto del Carabiniere sull’attenti vicino al Tricolore vediamo il volto di un ragazzo napoletano di 23 anni di nome Salvo D’Acquisto.
Sono, siamo in piazza perché nel guardare il palco delle cosiddette autorità vediamo i volti dei giudici Falcone e Borsellino.
Sono, siamo in piazza perché in questo stesso istante uomini e donne delle nostre Forze Armate e Forze dell Ordine stanno facendo il loro dovere nel silenzio del bazar mediatico.
Sono, siamo in piazza perché malgrado ogni considerazione o valutazione su questo disgraziato Paese dove il tradimento è fonte di guadagno e carriere, ci sono persone che continuano a non tradire i propri valori.
Sono, siamo e lo saremo finché Dio vorrà in queste piazze perché la vita di chi la offerta senza nulla chiedere in cambio non vale meno delle nostre.
Si vive una sola volta. Il male non prevarrà, come ha detto Papà Leone XIV, e finché Dio lo permetterà noi combatteremo per la nostra Bandiera, per i nostri padri, per i nostri Martiri, per le donne che abbiamo amato, per i nostri figli senza nulla chiedere perché nulla può essere dato in cambio per vi crede in un Italia migliore.
Viva l Italia.

Autore

  • Redazione

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