
«Una parola appena detta, solo in quel momento comincia a vivere.» (Dickinson) e «Le parole sono la più potente droga usata dall’uomo». (Kipling).
Ho scelto questi due aforismi per una riflessione sul clima di odio che è nel Paese e che le “parole” inseguono, amplificano, diffondono. E, come droga, annebbiano menti e coscienze.
Il post sulla figlia di Meloni non è una minaccia. Non è delirio. È un sintomo. Un sintomo che ci riguarda tutti. Non soltanto Meloni e non soltanto la politica. Non liquidiamolo con un sorrisetto di sufficienza, non scegliamo di autoassolverci dicendo “è uno fuori di testa, è un caso isolato”.
In questo caso, il pericolo di una risposta da “madre” e non da “statista” è stato superato. Complimenti sinceri. Ma se facesse da esempio? Piantedosi è seguito subito dopo. Poi?
Ha ragione Giorgia Meloni: “racconta un clima”. Il clima dentro cui abitiamo tutti. Anche se ci rassicura non vedere. Assistiamo continuamente al trattare i corpi degli altri come cose da calpestare. Non solo il corpo delle donne massacrate dai maschi. Parlo anche dei corpi dei morti sul lavoro. La vita vale pochi spiccioli, l’affermazione di un ego, il diritto alla asocialità.
Ha ragione Meloni ed ha torto. Ha detto: «è contro questo clima violento che la politica, tutta, dovrebbe sapersi unire. Perché esistono confini che non devono essere superati mai. E difenderli è una responsabilità che va oltre ogni appartenenza». No, Giorgia: ti sbagli. E’ proprio la politica che detta le leggi per superare questi confini. E se ne compiace. Perché si culla nel decadimento culturale che pure ha contribuito a far crescere purulento.
Dice Danesi in un bell’articolo sul Nuovo Giornale Nazionale: «Sono in atto tecniche di guerra psicologica, con l’uso strategico della propaganda e di altre azioni per influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti di un gruppo specifico, o dell’intera popolazione, al fine di raggiungere obiettivi». Condivido perché lo sostengo da tempo, provocatoriamente richiamando le teorie di Goebbels, che mi sembrano tutte attuali. E poi: «un clima che …deriva dalle follie della cancellazione della storia e della cultura (cancel culture), dalla destrutturazione di ogni concetto di autorità, dal wokismo imperante, dal transumanesimo …., dall’eugenetica .…dalle teorie di Malthus, ….». Si è destrutturato ogni principio di autorità e si è convinto i giovani, le vittime più manipolabili, che devono avere tutto ciò che vogliono. I diritti fuori dai contesti sociali. E qualcuno su questo ci fa politica.
Mi fermo a questa considerazione di carattere sociale: non vado oltre per un esame più completo, più incisivo politico che pure è urgente. Urgente. Urgente. E non ci si decide a fare.
«Quel post è un lampeggiante che dice “Attenti! Il punto di non ritorno è già qui”. Se non lo capiamo ora, stasera sarà già troppo tardi». Non sono parole mie ma è come se lo fossero.





