
L’intervento del presidente Emanuele Orsini
all’assemblea di Confindustria ha il merito di riportare al centro del dibattito pubblico una verità scomoda, che come OpenIndustria denunciamo da tempo: l’Italia sta perdendo pezzi di industria ogni giorno, in silenzio. E con l’industria, perde posti di lavoro qualificati, ricerca applicata, presenza internazionale, coesione territoriale.I numeri sono lì, impietosi: oltre 4.200 imprese manifatturiere perse solo nel 2023, una bolletta energetica industriale cresciuta del 38% in tre anni, e una produzione industriale in flessione del 6,2% nell’ultimo biennio. Questo non è un normale ciclo economico: è un trend strutturale che rischia di diventare irreversibile.
Per questo condividiamo l’urgenza di un piano industriale straordinario, come quello proposto da Confindustria: 8 miliardi l’anno per almeno un triennio, da destinare non a pioggia, ma su assi strategici – reshoring produttivo, manifattura green, digitalizzazione delle PMI, tecnologie critiche.
Siamo consapevoli dei vincoli di bilancio e delle complessità geopolitiche. Ma la Germania ha appena stanziato 200 miliardi di euro per l’industria, la Francia oltre 50, e l’UE sta aprendo spazi fiscali per la difesa. Perché non anche per l’industria, che garantisce PIL e autonomia tecnologica?
Difendere l’industria non è nostalgia novecentesca. È visione strategica. È capire che senza una base produttiva forte, nessuna transizione – ecologica, digitale, geopolitica – sarà possibile. È scegliere di restare protagonisti nel mondo e non semplici consumatori.
Con l’occasione, anche in qualità di presidente di OpenIndustria, sottolineo l’opportunità che si possa creare una sinergia tra tutti gli attori pubblici e privati per costruire un patto industriale nazionale, fatto di visione, investimenti e responsabilità condivisa. Perché senza industria, l’Italia non ha futuro. Ma con il coraggio delle scelte giuste, possiamo ancora scriverlo noi.





