Home Politica estera NONOSTANTE LA “FIGURA DI MERZ” DELLA GERMANIA TRUMP LAVORA PER LA PACE

NONOSTANTE LA “FIGURA DI MERZ” DELLA GERMANIA TRUMP LAVORA PER LA PACE

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Gli Stati Uniti hanno ricevuto da Kiev un elenco di condizioni per porre fine alla guerra e ora attendono una lista simile dalla Russia.

Lo ha detto Keith Kellogg, inviato speciale di Trump, come riportano i media ucraini citando un’intervista a Fox.

Una volta ricevuti i due documenti, gli Stati Uniti “li combineranno” per preparare il secondo incontro.

“Poi si prendono entrambi i documenti e ci si chiede: dove possiamo trovare un terreno comune per mettere insieme tutto? E quando avremo il loro ‘piano urgente’ o memorandum, ne metteremo insieme una versione congiunta e si terrà un altro incontro”.

Gli Usa, pertanto, nonostante gli europei, continuano a lavorare per la pace e lo fanno anche se la Germania ha fatto una “figura di Merz”.

A sentire Friedrich Merz, infatti, gli alleati occidentali di Kiev avrebbero rimosso tutte le restrizioni finora imposte sull’uso delle armi a lungo raggio di loro fabbricazione da parte ucraina.

Tuttavia per il momento nessuna cancelleria ha confermato l’annuncio di ieri del Bundeskanzler.

A Berlino è invece scoppiato un caso politico dopo che il numero due del governo di coalizione Cdu-Spd, il leader socialdemocratico Lars Klingbeil, ha smentito che l’esecutivo tedesco abbia cambiato posizione sull’invio dei missili Taurus all’Ucraina.

Friedrich Merz ha colto tutti di sorpresa lunedi quando, ad un evento nella capitale, ha detto chiaro e tondo che la Germania e i suoi alleati non starebbero più imponendo restrizioni sull’uso delle loro armi in territorio russo da parte dell’esercito ucraino. “Non ci sono più restrizioni sulla gittata delle armi consegnate all’Ucraina, né dai britannici, né dai francesi, né da noi, e nemmeno dagli americani“, ha dichiarato, parlando a nome non solo di Berlino, ma anche di Londra, Parigi e Washington. “Questo significa che l’Ucraina può ora difendersi, ad esempio, attaccando posizioni militari in Russia“, ha aggiunto, osservando che “con pochissime eccezioni, non l’aveva fatto fino a poco tempo fa, ma ora può farlo“. Il capo dei cristiano-democratici tedeschi ha sottolineato che, laddove “la Russia attacca obiettivi civili in modo del tutto spietato”, il Paese aggredito “non lo fa”.

Ieri, non contento, Merz, da guerrafondaio alla ricerca di visibilità, mentre Macron prendeva schiaffi dalla moglie, ha rincarato la dose, affermando che “se la parte russa non è nemmeno disposta ad accettare un invito o una mediazione del Vaticano, allora ciò dimostra che Putin e la Russia non hanno alcun interesse a giungere a un cessate il fuoco o un accordo di pace. E questo significa, in effetti, che l’Ucraina deve continuare a difendersi e che dobbiamo intensificare i nostri sforzi per consentire all’Ucraina di difendersi”. “L’intero spazio in cui viviamo è a rischio – ha aggiunto Merz-. L’ordine politico che abbiamo stabilito insieme alla Russia dopo il 1990 è fondamentalmente messo in discussione. Siamo minacciati e ci difenderemo”.

Il delirio del tedesco ha raggiunto livelli al limite della follia. Nessuno minaccia la Germania se non i suoi politici incapaci che proiettano le loro difficoltà all’esterno, dopo aver ridotto il Paese in mutande con le politiche green, con la delocalizzazione in Cina, con una politica energetica demenziale.

Immediata la risposta russa al delirio tedesco. Il Cremlino ha avvertito: “Berlino sprofonderà con Kiev”. La Russia ha inoltre subito chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per la “minaccia alla pace proveniente dai Paesi europei” che stanno cercando di “impedire” una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina. Lo ha affermato il vice ambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy. 

Il processo di pace in Ucraina è “complesso e, naturalmente, c’è bisogno di tempo”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

Se a Merz, in crisi di lucidità, arrivano i ceffoni del Cremlino e le smentite dei suoi stessi alleati di governo, nonché il silenzio delle cancellerie europee, le cose non vanno meglio per Napoleone Macron, il quale si è beccato sull’aereo che lo portava ad Hanoi i ceffoni della moglie ed ex insegnante Brigitte.

La premier dame Brigitte ha rifilato una robusta manata al presidente francese Emmanuel Macron e dopo la diffusione di un video diventato virale, lo stesso presidente francese è intervenuto per spiegare che “non era una lite”, ma lui e la moglie stavano scherzando.

Ieri, un esperto di lettura labiale, ha avvalorato invece l’ipotesi che tra i due ci siano state delle tensioni a bordo dell’aereo che li ha portati ad Hanoi, in Vietnam, prima tappa del tour nel Sudest asiatico.

Manata Macron

Contattato dal tabloid britannico ‘Daily Express’ l’analista della lettura labiale ha spiegato cosa la coppia si è detta negli attimi successivi al gesto. Quando entrambi si trovavano in cima alla scaletta dell’aereo, Brigitte ha ignorato il braccio offertole dal marito e nel passargli accanto gli avrebbe sussurrato ‘Dégage, espêce de loser’, ossia “Stai lontano, perdente!”. Il presidente sembrerebbe risponderle: “Essayons, s’il te plaî'” (“Proviamoci, per favore”). A quella domanda, Brigitte avrebbe risposto un secco “No”. Secondo l’esperto lo scambio tra marito e moglie si sarebbe concluso con un “Je vois” (“Capisco”) del presidente.

Perdente? E sì, perdente. A Macron lo dice persino la moglie.

I leader europei del complesso guerrafondaio stanno collezionando ceffoni di ogni genere, ma non demordono.

Sono ormai come i bravi di Don Rodrigo: la pace non s’ha da fare, né ora né mai.

Se vogliono andare in guerra che ci vadano da soli a sbattere la faccia contro il muro.

Sia chiaro che l’articolo cinque del Patto Atlantico non prevede l’immediata entrata in guerra degli alleati.

Vediamone il testo. Dopo che l’articolo 4 ha stabilito che le parti si consulteranno “ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”, l’articolo 5 recita: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’ari. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali”.

L’uso della forza armata non è automatico. Inoltre un intervento in Ucraina da parte tedesca, francese o britannica o di chiunque altro, dal momento che l’Ucraina non è un Paese Nato, si configurerebbe come un’aggressione alla Russia.

Meglio che i guerrafondai europei si diano una registrata e si allineino a Washington.

Il fatto è che essendo i bravi di Don Rodrigo, ossia dei neocon perdenti negli Usa, non possono allinearsi con Trump, ma devono combatterlo.

Altro che Russia. Per i guerrafondai europei il nemico è Donald Trump.

Nel frattempo sul percorso di pace la Russia non si ritira.

Ieri il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha affermato che nella scelta della sede per il secondo round di negoziati tra Russia e Ucraina, Mosca preferirebbe ancora una volta la Turchia.

“Apprezziamo le opportunità che la Repubblica Turca ha offerto ancora una volta per un’altra fase dei negoziati diretti” ha affermato Lavrov in una conferenza stampa congiunta al termine dell’incontro con l’omologo turco, Hakan Fidan . 

Donald Trump, ha aggiunto Lavrov, “è interessato alla prosecuzione dei colloqui tra Russia e Ucraina”, “è stata un’iniziativa sua e del presidente Putin. Il presidente Trump ha già dichiarato che questa non è la sua guerra”, ha aggiunto. “I più isterici nelle loro posizioni russofobe vogliono costringere gli Usa e l’attuale amministrazione” a cambiare idea e “adottare la posizione di guerra di Joe Biden”.

Lavrov ha inoltre sottolineato la decisione di consentire all’Ucraina di utilizzare armi a lungo raggio contro obiettivi in Russia è stata presa “molto tempo fa e semplicemente tenuta nascosta”.

Lavrov ha criticato le dichiarazioni di Merz, ritenendole indicative del “livello di competenza” dei leader europei. Il ministro russo ha osservato che Merz aveva annunciato che non ci sarebbero state restrizioni “da ora in poi e per sempre”, salvo poi essere contraddetto poco dopo dal suo vicecancelliere Lars Klingbeil, ha sottolineato Lavrov. “Poi il signor Merz, rendendosi conto di ciò che aveva detto, ha affermato di non riferirsi a una nuova decisione, ma a una precedente presa dal precedente governo tedesco”, ha spiegato Lavrov. “Ciò suggerisce che la decisione di consentire all’Ucraina di condurre attacchi sul territorio russo – almeno entro certi limiti – sia stata presa molto tempo fa e semplicemente tenuta nascosta”.

Una vera “figura di Merz”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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