di Marco Pugliese*
Biocarburanti, transizione e danno sistemico: quando l’ideologia della Commissione UE colpisce l’Italia
Eni ha investito miliardi nella trasformazione di raffinerie (Venezia e Gela) in bioraffinerie, con tecnologie brevettate come Ecofining™ in grado di produrre HVO (Hydrotreated Vegetable Oil) avanzato. Ha avviato un piano di agricoltura energetica in Kenya, integrando sostenibilità, economia circolare e cooperazione internazionale. Ha ridotto – e avviato l’eliminazione – dell’olio di palma, sostituendolo con feedstock non in competizione con il food.
Eppure, tutto ciò viene ignorato. La Commissione, sostenuta da una visione ideologica della transizione, preferisce soluzioni ancora tecnologicamente immature come gli e-fuel – con costi di produzione 4-5 volte superiori rispetto ai biocarburanti avanzati – o l’elettrificazione totale del trasporto, senza considerare le esternalità geopolitiche legate alla dipendenza da terre rare e batterie prodotte fuori dall’Europa.
L’approccio ottuso ed ideologico di Ribera penalizza Paesi come l’Italia, il danno è triplice:
1. Industriale: si colpisce una filiera strategica che coinvolge aziende, università, PMI e agricoltori. Il progetto Eni-Kenya, ad esempio, integra oltre 200.000 piccoli produttori locali. Bloccare l’utilizzo dei biocarburanti significa minare un intero modello agroindustriale già funzionante.
2. Occupazionale: le bioraffinerie italiane danno lavoro a migliaia di persone e creano indotto. Rinunciare ai biocarburanti in nome di una transizione monolitica significa mettere a rischio posti di lavoro qualificati e innovativi.
3. Tecnologico-strategico: Eni è oggi l’unica compagnia europea a poter competere con gli americani su scala globale nella raffinazione bio. Impedire all’Italia di valorizzare questo vantaggio equivale a frenare una leadership che, nel settore energetico, è rara e preziosa.
Le parole di Ribera non sono neutrali. Sono la spia di un orientamento politico che, sotto la bandiera del Green Deal, sta creando una frattura profonda tra Nord e Sud Europa, tra chi può permettersi di investire miliardi in elettrificazione spinta e chi ha scelto la strada, scientificamente valida, della diversificazione. È un colpo alla nostra sovranità industriale, in un momento in cui l’Italia sta finalmente rilanciando il suo protagonismo internazionale con strumenti concreti come il Piano Mattei.
OpenIndustria chiede con forza che la Commissione Europea apra un tavolo tecnico urgente sul tema dei biocarburanti, includendo le filiere produttive e gli Stati membri che hanno scommesso – con risultati tangibili – su questi carburanti a basse emissioni.
Se ciò non accadrà, l’Italia dovrà assumere una posizione di netta discontinuità, rivendicando a Bruxelles il diritto di decidere con quali strumenti raggiungere gli obiettivi climatici, senza subire diktat ideologici che danneggiano l’industria, l’occupazione e l’interesse nazionale.
* Presidente di OpenIndustria




