
Il rating è come lo spred, una sorta di arma velenosa a totale uso di giochi politici.
Moody’s ha declassato il rating a lungo termine americano a livello “Aa1”.
La decisione di Moody’s boccia il grado di solvibilità della prima economia al mondo proprio mentre Donald Trump dice di rafforzarla con i dazi.
Per capire i giochi sottostanti, è necessario fare i conti con i rapporti tra chi controlla Mood’s e i Dem Usa.
Warren Buffett, tramite la sua holding Berkshire Hathaway, non è più l’azionista di maggioranza di Moody’s Corporation, ma è stato storicamente un investitore significativo nella società.
Nel 2001, Berkshire Hathaway ha acquisito una partecipazione rilevante in Moody’s, e per diversi anni ha detenuto una quota importante, spesso indicata come una delle maggiori, ma non necessariamente di controllo assoluto.
Secondo fonti passate, come un articolo di Wall Street Italia del 2011, Berkshire Hathaway deteneva circa il 12,47% di Moody’s, rendendola l’azionista più rilevante.
Tuttavia, negli ultimi anni, Buffett ha gradualmente ridotto la sua partecipazione. Secondo informazioni più recenti, come un articolo di Forbes del 2024, Moody’s rimane una delle partecipazioni di lunga data di Berkshire Hathaway, rappresentando circa il 2,2% del portafoglio totale della holding, ma non è più la quota dominante che era in passato.
Attualmente, i principali azionisti di Moody’s includono grandi fondi di investimento istituzionali, come BlackRock, Vanguard e altri, che collettivamente detengono quote significative, spesso superando quella di Berkshire Hathaway.
Post su X e alcune fonti web suggeriscono che Buffett abbia mantenuto una partecipazione rilevante (circa 28 milioni di azioni secondo un post del 2025), ma non abbastanza per essere considerato azionista di controllo.
In sintesi, Warren Buffett non è l’azionista di maggioranza di Moody’s, ma Berkshire Hathaway rimane un investitore importante, con una quota che, sebbene ridotta rispetto al passato, è ancora significativa.
Warren Buffet è un punto di riferimento finanziario per i Dem Usa, ora a corto di argomenti, ma ancora in grado di mettere sabbia tra le ruote della machina trumpiana.
Il rapporto tra Warren Buffett e Barack Obama è stato caratterizzato da una combinazione di stima reciproca, interazioni pubbliche e convergenze su alcune questioni politiche ed economiche, pur mantenendo una certa distanza dovuta ai loro ruoli distinti.
Warren Buffett ha appoggiato pubblicamente Barack Obama durante le sue campagne presidenziali. Nel 2008, Buffett ha endorsements e contributi finanziari alla campagna di Obama, come riportato da diverse fonti. Questo sostegno si è basato sulla condivisione di alcune visioni, in particolare sulla necessità di riforme economiche e fiscali più eque. Buffett ha visto in Obama un leader capace di affrontare le sfide economiche post-crisi del 2008.
Nel 2011, il presidente Barack Obama ha conferito a Warren Buffett la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile degli Stati Uniti, riconoscendo il suo contributo come investitore, filantropo e figura influente nella società americana. Questo gesto ha sottolineato il rispetto di Obama per Buffett non solo come finanziere, ma anche come promotore di cause sociali attraverso la sua attività filantropica, come il Giving Pledge.
Uno dei punti di maggior convergenza tra i due è stata la proposta fiscale nota come Buffett Rule. Buffett ha ripetutamente criticato il sistema fiscale statunitense, sottolineando l’inequità per cui persone estremamente ricche come lui pagavano proporzionalmente meno tasse rispetto a lavoratori a reddito medio, come la sua segretaria. Obama ha ripreso questa idea, proponendo nel 2011 una regola fiscale che imponesse un’aliquota minima del 30% per chi guadagnava più di un milione di dollari all’anno. Sebbene la proposta non sia mai diventata legge, è stata un simbolo della loro condivisione di una visione più progressista sulla tassazione.
Buffett ha espresso sostegno per alcune politiche di Obama, come l’espansione della copertura sanitaria attraverso l’Affordable Care Act, pur criticando la riforma sanitaria come insufficiente per affrontare i crescenti costi della sanità negli Stati Uniti. Ha paragonato i costi sanitari a un “parassita” che danneggia la competitività economica americana, un’opinione che trovava eco nelle preoccupazioni di Obama per una sanità più sostenibile.
Il rating sembra risentire delle simpatie con i Dem.





