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IMPERIALISTI INGLESI, ORA COME SEMPRE, SE LI CONOSCI LI EVITI

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Il libro di Cereghino e Fasanella, da poco uscito nelle librerie e dal titolo: “La maledizione italiana” sembra scritto non per indagare il passato, ma per evitare di commettere errori nel presente e nel futuro.

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Il sotto titolo del libro potrebbe essere: “Imperialisti inglesi, ora come allora, se li conosci li eviti”.

E, quindi, ha fatto benissimo Giorgia Meloni a non mettersi assieme alla lieta compagnia dei “volonterosi”, guidata dagli imperialisti senza impero e con le pezze al culo: Starmer e Macron, i quali pensano di guidare la barca europea alla faccia degli Usa, degli europei e in funzione delle loro chiacchiere.

Se li conosci li eviti.

Dire di evitare Macron è tempo sprecato. Lui si evita da solo. E’ autodistruttivo, consegnato alla storia per aver perso l’Africa e per aver trasformato Parigi nella capitale del woke. Gli corrono appresso solo gli elisei (non sono venti) italiani baciapantofole per un posto a tavola.

Nel libro di Cereghino si narra di come Alcide De Gasperi, avendo ben capito come stavano le cose, ossia che Winston Churchill di lui e di un’Italia repubblicana e democratica non ne voleva proprio sapere (in questo in pieno accordo con Pio XII e con i gesuiti), si appoggiò decisamente agli americani.

Gli inglesi, da ex commercianti di schiavi e da ex colonialisti, pensavano allora e, forse lo pensano ancora, che “l’America sia soltanto il braccio armato dei Windsor”.

Grave errore.

L’America è il dominus e loro sono in mutande, al punto che devono mandare in giro Sua Maestà a spiegare agli italiani che se esistono è grazie a Londra e che se sono usciti dalla vicenda fascista è grazie a loro (vedi le celebrazioni di Ravenna). Gli inglesi si agitano perché l’Italia, nella loro mente, è cosa loro. Mai dimenticarsi, come scrivono Cereghino e Fasanella che “per Churchill e il Foreign Office gli antifascisti sono al massimo ottimi agenti segreti, ma non degli interlocutori politici da prendere sul serio”.

Mai dimenticarsi che di fronte alla possibilità di un governo di unità nazionale la reazione di Churchill fu quella di esprimere, scrivono Cereghino e Fasanella, “tutto il suo antico, incontenibile disprezzo verso gli italiani «traditori e levantini»”.

Churchill voleva “inserire la Penisola nella «catena di monarchie mediterranee risuscitate» per volontà del Regno Unito”.

Catena che avrebbe avuto, per quanto riguarda l’Italia, anche legami di sangue con la corona inglese, grazie alla regina José, figlia di Alberto I re del Belgio, discendente della linea Koburgo-Gotha.  

Addirittura, scrivono Cereghino e Fasanella, “forse nei piani inglesi c’è una donna, Maria José, consorte di Umberto”, che “si era adoperata perché l’Italia rompesse con la Germania”.

Per il Regno Unito, scrivono Cereghino e Fasanella, “il controllo politico dell’Italia diventa una necessità strategica. Perché attraverso la Penisola è in gradi di mantenere il controllo del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, le aree più ricche di materie prime. […]. Così a Jalta, Churchill ha preteso e ottenuto che alla Gran Bretagna sia riconosciuto una sorta di diritto di supervisione sull’Italia”.

Per “tentare di svincolarsi dalla stretta soffocante del leone britannico” Alcide De Gasperi, con l’aiuto di Giovan Battista Montini, al tempo Sostituto della Segreteria di Stato del Vaticano e riferimento degli americani, si sposta nettamente dalla parte degli Stati Uniti.

Uno spostamento che significherà la sconfitta degli inglesi, la vittoria della repubblica sulla monarchia, la Carta costituzionale e un potente aiuto economico che in pochi anni porterà l’Italia ad essere una potenza industriale. L’aiuto economico lo gestiranno De Gasperi e Giorgio Montini. Giovan Battista Montini nel 1963 diventerà Papa Paolo VI.

Quello che non volevano capire gli inglesi era che l’Impero vittoriano era un ricordo. Ed è esattamente quello che non vogliono capire oggi.

“Nella visione di Truman – scrivono Cereghino e Fasanella – in perfetta continuità ideale con il suo predecessore, nulla è destinato a rimanere come prima, a cominciare dagli imperi coloniali dell’Ottocento controllati da Londra e Parigi”.

Oggi possiamo dire che dopo trent’anni di delirio neocon, che ha avuto in Londra una delle realtà di maggiore elaborazione e attuazione, con l’arrivo di Trump, “nulla è destinato a rimanere come prima”.

Lo ha capito Giorgia Meloni, che come De Gasperi sta ben stretta all’alleato Usa. Meglio così. Non a caso l’Italia è tornata ad essere protagonista internazionale.

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  • Redazione

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