
di Marco Pugliese
L’Italia fuori dai partner strategici della Germania
+++ Notizia smentita a borse aperte, questa è la serietà teutonica+++
La notizia dell’esclusione dell’Italia dai partner strategici della Germania, riportata dalla Welt, rappresenta uno spartiacque che non può lasciarci indifferenti come osservatori e promotori dell’industria italiana. Non si tratta solo di una decisione politica interna al governo tedesco, ma di una scelta che riflette una precisa volontà di ridefinire gli equilibri industriali e geopolitici europei senza il contributo di una delle principali potenze manifatturiere del continente.
Come presidente di OpenIndustria devo essere chiaro: questa scelta tedesca, se confermata, da un lato è miope e rischia di indebolire la stessa piattaforma industriale europea che la Germania sogna di guidare; dall’altro, offre all’Italia una libertà d’azione che va colta con coraggio e lungimiranza. Da anni, come associazione, denunciamo l’illusorietà di un modello europeo costruito a misura d’altri Paesi, troppo spesso incapace di valorizzare le eccellenze e gli interessi industriali italiani.
Ora l’Italia può e deve rafforzare il proprio asse con gli Stati Uniti, ampliando la collaborazione su innovazione, difesa, aerospazio e tecnologia, laddove le nostre aziende sono competitive e richieste. È altrettanto evidente che, in prospettiva, si riapriranno scenari inediti verso la Russia e i Paesi emergenti, soprattutto in ambito energetico e nelle forniture strategiche, superando la logica del “vincolo europeo” che troppo spesso ci ha penalizzato.
Tre esempi concreti.
1. Energia: L’esclusione dalla piattaforma tedesca, unita all’esperienza storica italiana (dalla strategia Mattei alle recenti diversificazioni), ci rende più autonomi nella scelta dei partner energetici, sia nel Mediterraneo che a Est.
2. Difesa e innovazione: Le nostre imprese, meno vincolate alle triangolazioni continentali, potranno stringere nuove alleanze con gruppi statunitensi e israeliani, superando le logiche frenanti dei consorzi europei a trazione franco-tedesca.
3. Tecnologia e AI: L’Italia potrà finalmente muoversi con più rapidità nel tessuto dell’innovazione globale, investendo in relazioni dirette con Silicon Valley e Israele, invece di attendere i tempi morti della burocrazia europea.
L’Italia può e deve sfruttare questa nuova libertà, senza complessi di inferiorità e con la consapevolezza della propria forza manifatturiera, tecnologica e strategica. Come OpenIndustria, lo diciamo con chiarezza: occorre un cambio di passo. Serve una classe dirigente che sappia valorizzare questa occasione, portando il sistema industriale italiano su scenari globali, con pragmatismo e visione. Basta piangersi addosso: ora, finalmente, le nostre mani sono libere. Sta a noi decidere come usarle.





