Home Economia e finanza ACCISE, GIROCONTO FISCALE O PRESA IN GIRO

ACCISE, GIROCONTO FISCALE O PRESA IN GIRO

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di Francesco Pontelli

Mentre l’interesse mediatico è rivolto verso le trattative per la risoluzione del conflitto Russo ucraino, come premessa anche per una ripresa economica ed industriale, nel nostro paese si continua a dimostrare di non essere in grado di comprendere la problematica relativa al costo dell’energia, tanto per le imprese e la salvaguardia della loro competitività nel mercato internazionale, quanto per la qualità della vita delle famiglie.

Il governo in carica, a propria giustificazione “per ottemperare alle direttive europee” (ma che evidentemente non valevano per la ratifica del Mes), ha deciso di diminuire di 1,5 centesimi le accise dal costo della benzina e viceversa le ha aumentate, sempre di 1,5 centesimi, sul prezzo finale del gasolio. 

In considerazione del fatto che in Italia si consumano 11,5 miliardi di litri di benzina mentre risultano 29,4 miliardi quelli del gasolio, il saldo per il Governo in termini di entrate fiscali risulta positivo per 1,5/2 miliardi.

Ancora una volta questo ulteriore prelievo fiscale verrà sottratto all’utenza privata, composta tanto alle imprese quanto dalle famiglie, quindi penalizzando la domanda interna, falsamente tutelata da una ridicola riforma del cuneo fiscale che invece di aumentare il reddito disponibile lo ha ridotto. 

Sembra incredibile come ancora oggi si possa, da parte della compagine governativa, evitare di affrontare la problematica fondamentale per riavviare una ripresa economica italiana, rappresentata dalla politica energetica e dei suoi costi insostenibili, anche dopo ventisei (26) flessioni consecutive della produzione industriale.

Un declino industriale mai avvenuto dal dopoguerra ad oggi, ma che non riesce a smuovere il governo in carica, che si dimostra non  in grado di comprendere gli effetti della propria devastante politica energetica che si assomma alla pessima eredità lasciata dai governi precedenti.

Dal suo insediamento ad oggi, infatti, il governo Meloni ha aumentato l’IVA di 17 punti sulle bollette energetiche ed azzerato il mercato tutelato, annullato gli sconti sulle accise sui carburanti introdotti dal governo Draghi, ed ora riesce ad appropiarsi di un altro un miliardo e mezzo, forse due, di nuove accise grazie al giroconto fiscale tra accise sul gasolio rispetto alla benzina. Nel contempo un ministro del governo afferma di voler togliere il superbollo sulle auto, oltre a una certa potenza (una scelta corretta ma che dovrebbe essere l’ultimo passo di un alleggerimento fiscale del settore Automotive).

Tornando al giroconto fiscale, la compagine governativa di conferma, incapace di comprendere, o peggio non interessata, le inevitabili  ricadute inflattive che questa decisione determinerà, specialmente in un  comparto come quello alimentare, che ancora oggi registra un’alta inflazione, e nel quale i costi di trasporto incidono maggiormente.

Questa aggiuntiva entrata fiscale, la quale va sommata al Fiscal drag che da due anni assicura entrate fiscali legate semplicemente all’aumento dell’inflazione per circa 50 miliardi, ma che non ha impedito il raggiungimento del 50,6% di pressione fiscale, in crescita del +1,5%, definisce una superficialità o incompetenza governativa, ormai dopo due anni e mezzo di governo del paese, assolutamente ingiustificabile. 

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  • Redazione

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