
di Sante Dicuzzo
Questa è la risposta vera al mondo del lavoro oggi. Mi ricordo che la CISL, già alla fine del secolo scorso, proponeva cose simili ispirandosi alle relazioni industriali in Germania.
A quei tempi la proposta era forse prematura. Non era pronto il Paese, sicuramente non lo erano i datori di lavoro e, probabilmente, il Sindacato non era all’altezza, non aveva le competenze per esercitare un ruolo difficile e complesso.
L’Italia risolveva le cose svalutando la lira in modo da compensare la cronica mancanza di competitività, ma con l’avvento dell’euro e, soprattutto, con la globalizzazione e la concorrenza dei Paesi emergenti, non era più possibile usare la leva monetaria e la carenza di competitività non poteva che trovare risposta laddove era più facile: sui salari, vista l’incapacità delle politica di riformare un sistema vecchio, in balia di corporazioni, perennemente sotto elezioni.
L’antica proposta della CISL rivisitata è diventata attuale, è stata in parte condivisa dalla maggioranza ed è diventata legge.
Questo significa guardare avanti e non indietro e rende ancor più paradossale dover andare a votare dei referendum per ripristinare regole fuori dal tempo.
Ora sarà indispensabile attuarla senza indugi, sperando in un clima più collaborativo.
Oggi il capitale umano per le aziende private – soprattutto piccole e medie che sono l’ossatura dell’Italia – è fondamentale e l’interesse di tutti è mantenerle sul mercato.
Questa consapevolezza dovrà coinvolgere i vari soggetti aziendali ripartendo responsabilità e benefici derivanti dalle performance secondo un modello di relazioni moderno e più coerente coi tempi.





