Home Opinioni LA CORTE SUPREMA GB STABILISCE CHE UNA DONNA E’ UNA DONNA

LA CORTE SUPREMA GB STABILISCE CHE UNA DONNA E’ UNA DONNA

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di Lucio Leante

Lo scrittore inglese G. K. Chesterton fu vero profeta quando nel 1905 previde che un giorno “fuochi sarebbero stati attizzati per testimoniare che due più due fa quattro e che spade sarebbero state sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. E’ stata infatti necessaria nel 2025, 120 anni dopo, una sentenza (unanime) della Corte Suprema britannica per riaffermare, tra rulli di tamburi e squilli di trombe, che per definire una donna quel che conta è il sesso biologico alla nascita, che donne si nasce e non si diventa e che, vivaddio, in altre parole, una donna è una donna.

Ne discende – per quanto scandaloso possa sembrare ad orecchie assordate dalla grancassa LGBTQI+ e compagnia cantante, che i cosiddetti “trans” non hanno più diritto (almeno in Gran Bretagna) a considerarsi legalmente donne e ad usurpare – come hanno spesso fatto finora in Gran Bretagna ed altrove- i diritti e gli spazi riservati al mondo femminile. La stessa sentenza riafferma il diritto dei trans a non essere discriminati o offesi in alcun modo. E ci mancherebbe! E quindi stabilisce che non debba essere considerata “discriminazione” la loro esclusione dagli spazi e dai diritti riservati alle donne biologiche, dato che la loro invasione sarebbe un’indebita usurpazione.

Fino a ieri in Gran Bretagna affermare le stesse tesi di quella sentenza poteva portare ad una incriminazione per omo-transfobia e istigazione all’odio. Ancora oggi ciò può avvenire in alcuni stati occidentali. E sarebbe stato possibile anche in Italia se fosse diventato legge lo sciagurato ed illiberale DdL Zan fortunatamente sventato. 

La sentenza britannica ridona un po’ di sollievo a chi negli ultimi decenni si è ostinato a vedere nel mondo femminile “l’altra metà del cielo” mentre la raffinatezza delle illuminate menti materialiste e pan-genderiste del progressismo woke voleva (e vuole) imporre di degradare e di identificare nell’altra metà dei cessi.

Si tratta di un falso progressismo fondato sulla menzogna anti-scientifica e sull’inversione della realtà e della verità. E’ un progressismo che tra l’altro ha incoraggiato una perniciosa propaganda trans-gender anche nelle scuole elementari e medie promuovendo precoci e frettolose diagnosi di “disforia di genere” e velleitarie “transizioni sessuali” nei minori e persino nei ragazzini impuberi (in qualche stato americano ed europeo persino all’insaputa e contro la volontà dei genitori).

E’ forse anche per la diffusione di questo falso progressismo anche tra le toghe occidentali che solo pochi giorni fa i giudici della Corte Costituzionale italiana hanno stabilito, al contrario dei loro colleghi britannici, che le denominazioni di “padre” e di “madre” sui documenti ufficiali sarebbero “discriminatorie”, promuovendo, in loro vece, la neutra menzione di “genitore”.

A questi giudici va ricordato che – come scriveva anche George Orwell nel suo romanzo 1984 “libertà è poter dire che due più due fa quattro”, e che le foglie d’estate sono verdi. O no?

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  • Redazione

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