
Per capire Trump forse è il caso di fare i conti con Trump, non con l’avatar inventato dalla propaganda o con una caricatura di comodo.
C’è chi lo dipinge come un bambino che spara a raffica cavolate in base all’umore del giorno, chi come un cinico speculatore, chi come un pupazzo di Putin e via discorrendo.
A che serve sputare sentenze? Serve a non capire, a inscenare idiozie da pollaio starnazzante e, soprattutto, serve a non capire chi hai davanti. Politica dello struzzo o, peggio, dell’idiota che pensa di contrastare un’azione vociando e insultando.
C’è poi chi, scientemente, introduce veleno, affibbiando a Trump idee che non sono sue, come quella del Progetto 2025 elaborato da un think tank repubblicano di estrema destra.
“Non so nulla del Progetto 2025 – ha scritto Trump in un post del 5 luglio su Truth Social – Non ho idea di chi ci sia dietro. Non sono d’accordo con alcune delle cose che dicono e alcune sono assolutamente ridicole e abissali. Qualunque cosa facciano, auguro loro buona fortuna, ma non ho nulla a che fare con loro”.
Prendere atto? No. Non va bene perché per certi media il Trump da proporre deve essere il loro, quello che va bene a loro e a chi li paga.
Per capire che Trump non viene dal nulla e non è un bambino capriccioso, sarebbe interessante prendere in mano cosa ha scritto molti anni fa il presidente degli Stati Uniti in un libro dal titolo: “Trump, the art of the deal”, ossia l’arte dell’affare, l’arte di trattare.
Trump lo ha scritto nel 1987 con Tony Schwartz, giornalista di successo.
Nel libro Trump afferma: “Il mio stile di negoziazione è piuttosto semplice e diretto. Punto molto in alto e continuo a insistere per ottenere ciò che desidero. A volte mi accontento di meno di quanto desiderassi, ma nella maggior parte dei casi ottengo comunque ciò che desidero. Più di ogni altra cosa, penso che la negoziazione sia un’abilità con cui si nasce. È nei geni. Non lo dico con egocentrismo. Non si tratta di essere brillanti. Ci vuole una certa intelligenza, ma soprattutto si tratta di istinto. Puoi prendere il ragazzo più intelligente della Wharton, quello che prende solo A e ha un QI di 170, e se non ha l’istinto, non sarà mai un imprenditore di successo. Inoltre, la maggior parte delle persone dotate di istinto non riconoscerà mai di averlo, perché non ha il coraggio o la fortuna di scoprire il proprio potenziale. Da qualche parte ci sono alcuni uomini con un talento innato nel golf più di Jack Nicklaus, o donne con più abilità nel tennis di Chris Evert o Martina Navratilova, ma non solleveranno mai una mazza o brandiscono una racchetta e quindi non scopriranno mai quanto avrebbero potuto essere grandi. Invece, si accontenteranno di sedersi e guardare le star esibirsi in televisione”.
Dunque Trump punta molto in alto, in modo semplice e diretto.
Voglio Panama, voglio la Groenlandia, voglio la pace con la Russia, voglio sistemare il Medio Oriente?
No, Trump vuole cambiare i paradigmi dei rapporti internazionali nati con le politiche neocon, con l’ingresso della Cina nel Wto, con la delocalizzazione, con la globalizzazione.
Tutti i vari teatri e argomenti di trattativa fanno parte di un puzzle generale.
Così, se ci si concentra, da imbecilli con il paraocchi, o da servi ignobili, sulle trattative generali in atto con l’Ucraina come cartina di tornasole, ci si perde nel pollaio europeo che starnazza perché deve giustificare la fine dell’austerità, lo sfondamento di ogni tetto del debito, al solo fine di togliere le castagne dal fuoco a Germania e Francia, economicamente disastrate da una politica green da dementi propugnata e realizzata per anni da socialisti e democristiani europei, con i loro cespugli verdi.
Nelle trattative generali in atto, l’Ucraina è solo un tassello e nemmeno il più importante.
Se pensiamo anche per un solo momento all’Artico, si capisce che Kiev scompare nelle nebbie.
Ma andiamo avanti con quel che dice Trump: “Mi piace pensare in grande. L’ho sempre fatto. Per me è molto semplice: se devi pensare comunque, tanto vale pensare in grande. La maggior parte delle persone pensa in piccolo, perché la maggior parte ha paura del successo, ha paura di prendere decisioni, ha paura di vincere. E questo dà a persone come me un grande vantaggio”.
Se Ursula von der Leyen, la sinistra europea, Merz, Macron e Starmer pensano in piccolo danno un grande vantaggio a Trump. Sarebbe ora di pensare in grande, ma se sei piccolo, con pochissimi neuroni politici, non ci riuscirai mai.
“Mio padre – afferma Trump – costruiva edifici per famiglie a basso e medio reddito a Brooklyn e nel Queens, ma anche allora, gravitavo verso la posizione migliore. Quando lavoravo nel Queens, ho sempre desiderato Forest Hills. E crescendo, e forse diventando più saggio, ho capito che Forest Hills era fantastica, ma Forest Hills non è la Fifth Avenue. E così ho iniziato a guardare verso Manhattan, perché fin da piccolo avevo ben chiaro cosa volevo fare. Non mi accontentavo di guadagnarmi da vivere. Cercavo di lasciare un segno”.
Lasciare un segno. Come dire, attualizzando il concetto, cambiare la geopolitica, gli assetti tra gli Stati, le coordinate dell’economia mondiale.
“Una delle chiavi per pensare in grande – sostiene Trump – è la concentrazione totale. La considero quasi una nevrosi controllata, una qualità che ho notato in molti imprenditori di grande successo. Sono ossessivi, sono motivati, hanno una mente fissa e a volte sono quasi maniacali, ma tutto questo è incanalato nel loro lavoro. Laddove altre persone sono paralizzate dalla nevrosi, le persone di cui parlo ne sono effettivamente aiutate. Non dico che questa caratteristica porti a una vita più felice o migliore, ma è fantastica quando si tratta di ottenere ciò che si desidera. Questo è particolarmente vero nel settore immobiliare di New York, dove si ha a che fare con alcune delle persone più acute, tenaci e spietate del mondo”.
Difficile pensare che il presidente degli Stati Uniti sia un improvvisato; è uno che sa quello che fa e che vuol fare.
È con questo Trump che è necessario fare i conti.
Che dire? Se gli idioti preferiscono costruirsi un Trump di comodo per divertirsi a insultarlo sono dei poveri mentecatti da cortile. Non a caso sbandano e non capiscono.





