Home Opinioni IL “ROSSOBRUNISMO” E LA LOTTA TRA IL BENE E IL MALE

IL “ROSSOBRUNISMO” E LA LOTTA TRA IL BENE E IL MALE

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di Giovanni Fasanella

Una lettrici mi scrive quanto segue.

Caro Giovanni,
la seguo talvolta nelle sue osservazioni politiche e mi piacciono particolarmente il suo equilibrio e le sue doti di onestà intellettuale.
Sono molto sconcertata da questo momento storico, come molti ahimé, e soprattutto mi sconcerta verificare questa sovrapposizione di pensiero di destra che collima con quello della sinistra ultra radicale. Rossobrunismo.
Non riesco a trovare un filo conduttore nei loro ragionamenti che non sia il plauso incondizionato a tutti coloro che si oppongono alla UE e Israele.
La guerra in Ucraina la giustificavano con il fatto che la Russia si doveva difendere dall’ avanzare del neonazismo ucraino (quindi una guerra in casa altri andava bene), e poi si sbeffeggia la Salis che ha la colpa di aver aggredito un militante nazista, a casa d’ altri!!! ” Come si fa a pensare di far politica andando a martellare le persone in un paese straniero!!” Gridano i veri intellettuali di sinistra. (La Salis non piace neanche a me, ci hanno costruito una narrazione indegna, ma i due esempi che ho citato sono evidentemente in contraddizione).
Si parla di dittatura dei funzionari Europei ai quali si contrappongono i resistenti nazionalisti come Fico, Orban, Georgescu, Le Pen, che nei loro paesi sono i negatori primari dei diritti civili.
Gli stessi spiegano qualsiasi movimento di piazza come un indegno sovvertimento dei legittimi poteri locali (Iran, Serbia). I dittatori come Hassad e Gheddafi altro non erano che i giusti difensori di uno stato laico. I Russi in Siria hanno impedito il dilagare dello Stato Islamico, gli Americani in Afghanistan degli imperialisti.
La difesa dei diritti umani viene spiegata come una invenzione delle democrazie liberali per giustificare il neo imperialismo.
Per finire, l’ opportunismo e il vantaggio commerciale sono invocati solo quando si sostiene che l’ Italia aveva solo che da guadagnare in un rapporto commerciale con la Russia, mentre adesso che Trump ci opprime con i dazi, i ragionamenti di convenienza economica non sono più operativi! Trump lavora per la pace e se poi a casa sua vige la politica della sopraffazione sono problemi degli Americani!!!
Non credo che avrà tempo per rispondere a tutto ciò. A me ha fatto bene mettere in fila un pensiero.
Buon lavoro.

Carissima,
grazie per questa bella lettera. Ha messo in fila anche i pensieri miei e, credo, di tanti italiani che non ne possono più di questo clima mefitico, in cui i fatti e la logica vengono continuamente piegati a un interesse di parte. Purtroppo, tendiamo a vedere solo ciò che vogliamo vedere, e vogliamo vedere solo ciò che conferma i nostri pregiudizi. Non siamo curiosi di un altro punto di vista, ne abbiamo paura, lo combattiamo come un nemico mortale. Anzi, lo «asfaltiamo», per usare un orrendo neologismo entrato prepotentemente nel linguaggio pubblico. Basti pensare ai talk televisivi, un format che ha involgarito e imbarbarito il “muro contro muro”, facendolo diventare, anche attraverso il gioco di rimbalzo con i social, un fenomeno di massa.
Che cosa ha portato a questa degenerazione della discussione pubblica? La crisi delle ideologie del Novecento (di cui non sono un nostalgico, tutt’altro) ha spazzato via anche i grandi ideali. Siamo rimasti senza punti di riferimento in un mondo in continua trasformazione, e ci illudiamo di poter rimanere a galla proteggendo con il cemento armato i nostri pensieri residui (residuati). Ma c’è un’altra ragione. Forse pensavamo che, finita la guerra fredda, i suoi arsenali della propaganda e della guerra psicologica si fossero svuotati. Invece quelle armi sono più che mai attive, e oggi vengono usate per avvelenare il clima, impedendo che attraverso il ragionamento emerga tutta la complessità dei conflitti contemporanei. Conflitti che non nascono dal nulla, ma hanno profonde radici storiche che si sono stratificate nel corso del tempo perché mai del tutto estirpate. Ecco allora che si crea una polarizzazione selvaggia: di qua tutti i torti, di là tutte le ragioni. E il bene e il male, in questa rappresentazione manichea della realtà, possono anche cambiare posto repentinamente, a seconda delle necessità.
Il “rossobrunismo” (gli opposti fondamentalismi che convergono sull’interesse comune di fomentare tensioni, radicalizzare lo scontro per creare l’unico contesto in cui il loro fanatismo può prosperare) è uno degli effetti perversi della guerra psicologica e di propaganda. Ma, a ben vedere, è solo una variante, aggiornata al tempo presente, di un fenomeno che ha attraversato l’intera storia del nostro Paese, dall’epoca post-unitaria all’avvento del fascismo, dall’immediato secondo dopoguerra alla caduta del Muro di Berlino, dalla crisi della Prima Repubblica ai giorni nostri. E’ parte del nostro codice genetico, su cui hanno agito (e continuano a farlo) soggetti interessati a mantenere l’Italia in uno stato di fibrillazione perenne. Che a noi non giova: ma ai nostri concorrenti geopolitici, sì.

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  • Redazione

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