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TRUMP E LE MENTI CHE LO CIRCONDANO

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di Marco Sarli

Ancora sulle menti raffinatissime intorno a Donald Trump

Riesco benissimo a immaginare i frizzi e lazzi degli intellettuali a un tanto al chilo di fronte alla mia affermazione che, dietro le mosse improvvide ed alquanto guasconesche di Donald J. Trump, ci sono in realtà menti “raffinatissime”.

Sbaglierebbe di grosso chi dovesse pensare che il riferimento è all’ alquanto scadente personale politico da lui nominato nei vari dicasteri (faccio eccezione per il Segretario al Tesoro Bessent che è proprio l’uomo giusto al posto giusto alla luce della sua expertise in materia di cambi) o ai tantissimi Think Tank statunitensi quali la Brooking Institution o quello basato nei pressi della prestigiosa Università di Princeton (di tutti e due ha fatto parte a pieno titolo Mario Draghi), ne’ tantomeno ai miliardari e ai banchieri accorsi in soccorso del vincitore a Mar a Lago e schierati in gruppo al suo insediamento.

Tutti più o meno critici sulle sue mosse per non parlare degli economisti di ogni ordine e grado che sparano a mitraglia sul quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d’America.

Per capirci qualcosa bisogna tornare indietro con la mente di qualcosa come due secoli e mezzo quando Benjamin Franklin era alle prese con i dilemmi del vincitore contro il potentissimo impero britannico e alla guida delle tredici ex colonie per lo più abitate da personcine non del tutto raccomandabili.

Ebbene, come ha ben illustrato in due lunghi articoli su queste stesse colonne il Direttore del Nuovo Giornale Nazionale, Silvano Danesi, Franklin aveva come “ispiratori” nella redazione della Costituzione americana esponenti di importanti famiglie ebraiche che “per non sapere né leggere né scrivere” avevano lasciato sia il Vecchio Continente che l’ospitale Gran Bretagna e si dice che quel passaggio sul diritto alla felicità sia proprio farina del sacco di questi suggeritori.

Si trattava di famiglie molto, ma molto agiate in buona parte provenienti da quella che, in prospettiva, sarebbe diventata la Germania, cui si sarebbero aggiunte altre famiglie provenienti dai Paesi del Centro Europa, dalla Francia e, dopo il fallimento dei moti carbonari, anche dall’Italia.

Si trattava di un tipo molto particolare di emigrazione in quanto già nel XIX secolo queste famiglie fondarono diverse banche di affari.

La prima, nel 1850, fu Lehman Brothers, seguita a ruota da quella Goldman che solo vent’anni dopo sarebbe diventata Goldman Sachs a causa dell’ingresso del genero del fondatore. Ma di banche fondate e gestite da importanti famiglie di fede ebraica ve ne furono diverse altre e si assistette anche ad una sorta di specializzazione tra di loro.

D’altra parte, come racconto in un apposito capitolo de “Il gran nocchiero”, prima biografia organica di Mario Draghi, gran parte delle infrastrutture del Nuovo Continente furono realizzate grazie all’iniziativa di queste nuove banche, come a solo titolo di esempio, l’intera rete ferroviaria di quell’immenso Paese in gran parte ciò avvenne in associazione con Rockefeller.

Questo particolare tipo di famiglie non va assolutamente confuso con quella maggioranza di persone di fede ebraica che giunsero in America spesso senza arte e né parte e che scelsero spesso di auto confinarsi in ghetti quali quelli presenti a Brooklyn o a Los Angeles o in tante altre parti di quella grande nazione.

Queste nuove banche nascevano in prestigiose sedi nuove di zecca e con la clientela presente in forze fin dal primo giorno, una clientela privilegiata e che sarebbe stata assistita al meglio in tutte le turbolenze finanziarie, crollo del 1929 pienamente incluso.

La storia di quei decenni a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento vede inoltre diversi matrimoni opportunamente combinati che fanno sì che si venga a determinare un’ulteriore concentrazione della ricchezza.

Mentre per quanto riguarda la ricchezza mobiliare non vi fu alcun problema, per quella immobiliare queste fortunate famiglie si affidarono alla banca tedesca M.M. Warburg che gestì in modo estremamente efficiente questo tipo di assett.

Non vi è molto da aggiungere se non che nessun Presidente, sia esso democratico o repubblicano, si esime dal tenere nel debito conto i “suggerimenti” provenienti da questi ambienti così influenti e composti da persone molto sagge.

 

Autore

  • Redazione

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