Home Opinioni CON I “COMPETENTI” IL PAESE E’ PEGGIORATO…

CON I “COMPETENTI” IL PAESE E’ PEGGIORATO…

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di Marco Pugliese

L’Universita italiana, un tempo fiore all’occhiello del sapere mondiale, oggi zoppica, stravolta da decenni di riforme dissennate. Eppure, è qui che tutto è iniziato: Bologna ha dato il via alla modernità accademica, e l’Italia ha formato giganti del pensiero come De Sanctis, Croce, Gentile, Spadolini, Ruberti, Salvini, De Mauro. Uomini che sapevano cosa fosse il sapere e che non si facevano dettare la linea da assemblee rumorose.

Negli anni ’80, l’Italia figurava stabilmente (certe follie erano frenate da una classe politica competente) tra i primi dieci paesi al mondo per produzione scientifica in ambito umanistico e giuridico, e i nostri ingegneri e architetti erano richiesti all’estero per la qualità della loro formazione. La Sapienza di Roma era fra le prime 100 università al mondo per vari indicatori, e politecnici come quello di Torino erano modelli di eccellenza riconosciuti internazionalmente. All’epoca, oltre il 60% dei laureati trovava un impiego coerente con il proprio titolo entro un anno: oggi quella percentuale è scesa intorno al 35%, nonostante la retorica delle competenze e dei “crediti formativi”.

Il 1968? Il primo grande guasto, una rivoluzione gestita male. Una minoranza chiassosa, ben piazzata nei gangli del sistema, ha preteso che il professore non fosse più il fulcro. Nel paradosso rischiando di sminuire la scuola pubblica, vero cavallo di battaglia delle rivoluzioni di massa che pretendono emancipazione culturale. Da lì, il “18 politico”, che si è fatto “30 facile”, e la laurea ha perso il suo valore. Una generazione intera di semi-dotti si è riversata nel Paese, affossandolo con incompetenza spacciata per emancipazione.

Il colpo di grazia lo ha dato la riforma Berlinguer, con la farsa delle lauree triennali. Il sistema più imitato al mondo, quello costruito da menti come Gentile e Croce, è stato smantellato per inseguire un modello anglosassone mal compreso. Il risultato? Dal 2004 al 2023, l’Italia è passata da 11 a 0 università nei primi 150 posti del ranking QS globale, mentre gli USA e il Regno Unito, che si presumeva di emulare, hanno aumentato il proprio dominio nelle classifiche internazionali. La Sapienza è crollata al 219° posto. L’università si è spezzata in cicli inutili, e il titolo di studio ha perso valore: oggi, quasi il 25% dei laureati italiani lavora in ambiti che non richiedono nemmeno il diploma.

E non è solo l’università a pagare. Anche le scuole sono state travolte da questa deriva: meno sostanza, più progetti, meno cultura, più burocrazia. Il linguaggio si impoverisce, la preparazione si diluisce, la mediocrità trionfa.

Giovanni Falcone sosteneva che i poteri forti adorano i cretini. E i cretini sono stati sfornati in quantità industriale da questo sistema. La mediocrazia esplosa dopo il 2000 non è un caso, ma un piano ben riuscito. I migliori si emarginano, gli scadenti avanzano credendosi competenti.

In questa statistica bisogna tornare primi.

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  • Redazione

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