Home Opinioni LA “CRISI DEI DAZI” NON SI RISOLVE CON FURBIZIE E PSEUDO TECNICISMI

LA “CRISI DEI DAZI” NON SI RISOLVE CON FURBIZIE E PSEUDO TECNICISMI

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di Giuseppe Augieri

Sostengo da mesi che lo scontro tra USA e BRICS-Plus – e cioè tra le due potenze “egemoni” – è iniziato.
Ho visto la manovra dei dazi come cartina di tornasole di uno scontro tra due diverse “qualità” della grande finanza, scontro sul quale si è inserito prepotentemente il citato scontro tra potenze.
Ho visto la estrema pericolosità delle armi usate nello scontro totale: le svalutazioni di dollaro e Yuan; la minaccia agli USA di demolire il riferimento alla sua moneta e dunque uno dei riferimenti principali dell’economia occidentale; la minaccia ai debiti sovrani tutti, partendo da quello americano ormai insostenibile per dimensioni e costi.
Non sono poche le conferme che ho interpretato come tali: sui media, magari con ritardo, magari in forma scandalistica come nel caso dell’ipotesi di inside training per Trump, tutte le notizie da me citate sono uscite. Con un avvio di preoccupazione. Dal mondo politico invece nessun segnale coerente con queste analisi. Evidentemente le mie sono sbagliate: perché non è credibile che tutti siano impazziti tranne io ed altri pochi. Leggo i commenti “a prescindere” sul viaggio di Meloni a Washington; vedo uno scontro politico in ogni occasione e per ogni avvenimento a livello infimo nei contenuti ed invece a livello da rissa di taverna nel linguaggio e negli argomenti. Calenda e la sua proposta?: nel cesso. Totò diceva: nei momenti di crisi gli intelligenti cercano soluzioni, gli imbecilli i colpevoli. Devo dedurre che non siamo in crisi. Perciò i rating che migliorano dopo 18 anni si guardano – a seconda delle posizioni politiche – come segnale “falso” (e non è vero) o “premiante” (e non è del tutto vero); comunque fuori del contesto di quanto sta accadendo. Dunque il giudizio sul valore, sul tipo e sulla qualità della prudenza che occorre avere nei momenti difficili come questo non è falsato: è semplicemente assente.
Ho preconizzato un momento straordinariamente difficile per l’Europa: che la situazione sta portando nella condizione di scegliere “da che parte stare” nel faccia a faccia in atto; e dunque la necessità di un immediato scatto di reni verso la costruzione di un polo autonomo, che per essere tale deve essere unito. Finanza, debito, progetti, investimenti, spese, welfare comune. Senza fare i furbi. Vedo però che Macron impazza e gioca le sue carte sugli investimenti europei; che Merz deve fare i conti con l’ossigeno che gli serve per sopravvivere e lancia il risanamento del suo Paese che nessun altro Paese potrebbe imitare e che porterà la Germania a non poter accettare nessuna norma invece utile per gli altri Paesi Europei. Non capisco bene il rientro dell’Inghilterra nella discussione europea: spero in bene, ma … Dunque: no alla modifica del patto di stabilità; no all’abbandono serio del green; si ad un occhiolino strizzato alla Cina mentre ancora si cerca di capire cosa fare con gli USA. E come confrontarsi.
Renzi si spinge fino a proporre di nominare Draghi come rappresentante per trattare: con chi e per cosa non si capisce. Draghi? Cioè la bocciatura assoluta di tutta la classe politica e persino della speranza di un suo rinascimento a breve. Draghi perché indiscutibilmente a livello superiore di conoscenze tecniche ma senza alcuna investitura di rappresentanza: perché per Renzi evidentemente il problema che abbiamo è tecnico e non politico. Ed uno bravo come Draghi sarebbe in grado di mettere una pezza allo scontro internazionale tra monete e sulle supremazia dei mercati. O forse perché questi due tsunami non ci toccano.
Confermo. La colpa è mia. Non ho capito niente. Perciò mi taccio.

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  • Redazione

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