
Trasformare un re in un influencer del Green deal, del Clean industrial deal, del contrasto all’anidride carbonica, terribile responsabile del cambio del clima, ossia delle politiche del centro sinistra europeo, è impresa degna del senese Genesio Amadori, il quale si distinse come trapezista per essersi specializzato, primo in Europa, nel 1935, nel triplo salto mortale, nella doppia piroetta e mezzo, nel doppio da trapezio a trapezio, nel doppio salto mortale con presa del porteur con una sola mano alla sbarra, esercizio per il quale morì.

In tre giorni di permanenza di re Carlo III e della regina consorte in italia, i registi dell’operazione hanno superato Genesio Amadori e re Carlo III è stato trasformato nell’influencer della politica green della commissione europea, nonostante la brexit.
La finale del tour a Ravenna è stata la consacrazione del Pd come interlocutore privilegiato e interprete fedele di una linea politica ideologica che ora trova negli Usa di Trump l’interprete principale della sua negazione.
La visita nell’Emilia Romagna catto-comunista è iniziata ieri alle 13.45 quando i reali sono scesi dall’auto arrivata dall’aeroporto di Forlì e sono arrivati in piazza San Francesco, dove hanno trovato schierati a salutarli il sindaco facente funzioni, le autorità civili e militari e il presidente della Regione Michele de Pascale (Pd).
Davanti alla storica chiesa di San Francesco alla coppia reale è stato dato il benvenuto con gli inni inglese e italiano e subito dopo i reali si sono diretti alla vicina tomba di Dante, con l’accompagnamento del coro dei bambini come sotto fondo musicale.
Successivamente il re è arrivato nella basilica di San Vitale accolto dalla musica degli studenti del Conservatorio di Ravenna e ha potuto ammirare i mosaici dell’antica basilica bizantina. Nel frattempo la regina Camilla era in visita al vicino museo Byron.
Carlo e Camilla poco dopo le 15 sono arrivati in Comune, accolti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In municipio si è tenuta la cerimonia di ricordo dell’80° anniversario della Liberazione della città, con un evento nel salone comunale.
La coppia reale ha fatto visita agli stand gastronomici, accettando assaggi e spiegazioni delle prelibatezze del territorio. A far da sfondo è stata la musica e i balli folkloristici romagnoli, all’insegna di Romagna Mia.
Ad accogliere i reali e il presidente della Repubblica c’era il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele De Pascale, il quale ha commentato: “Qui, a Ravenna, è sorto da poco grazie a un’iniziativa della Fondazione della Cassa di Risparmio, il Museo Byron e del Risorgimento, la Byron Society Italiana, che è l’equivalente della Dante Alighieri, cioè la società inglese che promuove la lingua, il culto della lingua inglese nel mondo. Quindi tanti legami culturali che in un frangente come questo geopolitico anche di rafforzamento del ruolo e della collaborazione fra Regno Unite e Unione Europea, sicuramente, ha anche una valenza ancora più importante”.
«Andrò a Ravenna in qualità di re», aveva detto mercoledi alla Camera re Carlo III, per «commemorare l’ottantesimo anniversario della liberazione di quella provincia insieme al presidente Mattarella».
Perché Ravenna?
Durante la Seconda Guerra Mondiale, le armate britanniche, spesso in collaborazione con altre forze alleate (come quelle americane, canadesi, neozelandesi e del Commonwealth), giocarono un ruolo cruciale nella liberazione di diverse città italiane dall’occupazione nazifascista, soprattutto nel contesto della Campagna d’Italia (1943-1945.
Ecco alcune delle principali città italiane liberate con un significativo contributo britannico:
Napoli, liberata il 1° ottobre 1943. Le truppe britanniche della 8ª Armata, sotto il comando del generale Bernard Montgomery, avanzarono lungo la costa orientale e contribuirono alla liberazione della città, anche se l’operazione fu parte di un più ampio sforzo alleato con la 5ª Armata americana.
Bari, occupata senza combattimenti significativi dalle forze britanniche l’11 settembre 1943, subito dopo l’armistizio italiano. La città divenne un importante porto logistico per gli Alleati.
Firenze, liberata l’11 agosto 1944. Le truppe britanniche della 8ª Armata, insieme a unità sudafricane e indiane, avanzarono attraverso la Linea Gotica, collaborando con i partigiani italiani per scacciare i tedeschi.
Ravenna, liberata il 4 aprile 1945 dalle forze britanniche della 8ª Armata, con un ruolo chiave delle truppe canadesi e neozelandesi sotto comando britannico.
Bologna, liberata il 21 aprile 1945. Anche qui, le forze britanniche della 8ª Armata lavorarono insieme alla 5ª Armata americana e ai partigiani italiani per liberare la città poco prima della fine della guerra in Italia.
Perché, dunque, Ravenna e non Firenze o Bologna o Bari o Napoli?
Il motivo sta in un uomo e in una Brigata Garibaldi che, insieme, rappresentano un simbolo di allora che si riflette ora.
La liberazione di Ravenna il 4 dicembre 1944 fu dovuta all’azione congiunta dei partigiani della 28ª Brigata Garibaldi, delle truppe alleate dell’8ª Armata Britannica, nell’operazione denominata Teodora.
L’azione combinata su Ravenna fu proposta agli Alleati da Arrigo Boldrini (Bulow, 1915-2008), comandante della 28a Brigata Garibaldi “Mario Gordini”.

A liberazione avvenuta dell’intera provincia di Ravenna, al contrario di altre formazioni partigiane romagnole, come la 8a Brigata Garibaldi e in parte la 36a, la 28a Brigata non fu smobilitata dopo la congiunzione con gli Alleati. Il 12 gennaio 1945, dopo un periodo di addestramento nel capoluogo, entrò in linea alla destra del Reno, alle dipendenze dell’VIII Armata e poco dopo fu riconosciuta come unità di combattimento autonoma. Il 4 febbraio, in piazza Garibaldi, durante la celebrazione della liberazione della città, Arrigo Boldrini ricevette dal generale McCreery la Medaglia d’oro al Valor Militare. Durante l’attacco della primavera 1945 la Brigata fu alle dipendenze del Gruppo di combattimento “Cremona” e partecipò alla liberazione delle Valli di Comacchio e del Veneto.
Per capire il significato della presenza a Ravenna di re Carlo III è importante capire chi è stato Arrigo Boldrini.
Nato a Ravenna il 6 settembre 1915, scomparso nella stessa città il 22 gennaio 2008, Arrigo Boldrini è stato Presidente Nazionale dell’ANPI dalla sua fondazione fino al 14° Congresso (febbraio 2006). Alla sua scomparsa, avvenuta nel 2008, ricopriva la carica di Presidente Onorario. Prima Medaglia d’Oro al valor militare della Resistenza e pluridecorato dall’Italia e da altri Stati combattenti contro il nazifascismo, Arrigo Boldrini.
Membro del Partito comunista italiano, eletto al primo Parlamento nel 1945 (la Consulta Nazionale) poi alla Costituente, quindi al Parlamento italiano (del quale fu Vice Presidente dal 1968 al 1976) fino al 1994 (anno del suo volontario ritiro), Boldrini ha ricoperto nell’ANPI, per oltre 60 anni, la carica di Presidente Nazionale. È stato inoltre Presidente della Fondazione CVL (Corpo Volontari della Libertà) dal 1991 al 2008.
Scrisse di lui Giancarlo Pajetta: «È un eroe. Non è il soldato che ha compiuto un giorno un atto disperato, supremo, di valore. Non è un ufficiale che ha avuto un’idea geniale in una battaglia decisiva. È il compagno che ha fatto giorno per giorno il suo lavoro, il suo dovere; il partigiano che ha messo insieme il distaccamento, ne ha fatto una brigata, ha trovato le armi, ha raccolto gli uomini, li ha condotti, li conduce al fuoco».
Boldrini fu membro dell’Unione Europea Occidentale e pieno sostenitore della coesistenza pacifica, dell’integrazione europea.
Celebrare a Ravenna la liberazione da parte di re Carlo III, di Sergio Mattarella e del presidente della regione Emilia Romagna (ed ex sindaco di Ravenna) Michele De Pascale ha il significato evidente di un legame tra inglesi e partigiani comunisti che oggi si riflette in un legame tra inglesi e Pd.
L’operazione, pertanto, non può che essere vista come un atto di gradimento e di sostegno del centro sinistra in Italia e in Europa da parte del monarca inglese.
p.s. A proposito di rapporti tra Pci e Corona inglese, interessante quanto scrive Raffaele Romano in questo stesso numero del giornale.





